Centro storico, stretta su spaccio e dipendenze: in Prefettura nasce il piano tra controlli, unità mobile e presa in carico dei più fragili

Dopo il vertice convocato dal prefetto Torraco, istituzioni e forze dell’ordine accelerano su un doppio binario: repressione dello spaccio e interventi socio-sanitari. L’assessora comunale Lodi chiede di rafforzare subito l’unità mobile e di creare un presidio fisso per intercettare le persone vulnerabili

Più controlli contro lo spaccio, ma anche una risposta sociale e sanitaria più strutturata per chi vive in condizioni di dipendenza e marginalità nel centro storico. È questa la linea uscita dalla riunione del Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica che si è svolta questa mattina e che è stata interamente dedicata alla situazione del cuore antico di Genova, con particolare attenzione al consumo e allo smercio di sostanze alcoliche e stupefacenti e alla presenza stanziale di soggetti vulnerabili.
Al tavolo, presieduto dal prefetto Cinzia Torraco, hanno partecipato la sindaca Silvia Salis, l’assessora alla polizia locale e sicurezza Arianna Viscogliosi, l’assessora al sociale Cristina Lodi, l’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò, il coordinatore dell’area sociosanitaria locale di Asl 3 e i vertici provinciali delle forze di polizia e della polizia locale. Il punto di partenza è stato il lavoro già in corso sul fronte dell’ordine pubblico. Il prefetto ha richiamato il presidio costante, 24 ore su 24, da parte delle forze dell’ordine nelle attività di prevenzione e contrasto allo spaccio, a cui si sommano i servizi interforze nelle aree più sensibili del centro storico soprattutto nelle ore serali e notturne. Un’attività che, è stato sottolineato, starebbe già producendo risultati concreti tra arresti, denunce e sequestri di sostanze, anche alla luce delle operazioni congiunte portate avanti negli ultimi giorni.
Ma nel corso della riunione è emersa con forza anche un’altra esigenza: affrontare il fenomeno in una logica più ampia, che non si fermi alla sola repressione. L’idea condivisa è che sicurezza, salute, inclusione sociale e vivibilità degli spazi urbani debbano procedere insieme. In questa prospettiva il prefetto ha insistito sulla necessità di affiancare al contrasto dello spaccio azioni socio-sanitarie più stabili, capaci di prendere in carico le persone con problemi di dipendenza e accompagnarle verso percorsi di recupero e reinserimento.
Su questo versante tutti i partecipanti hanno concordato sulla necessità di rafforzare gli interventi di prossimità e di “aggancio” direttamente nelle zone più delicate del centro storico, attraverso il lavoro coordinato dei servizi sociali del Comune, dei servizi sanitari di Asl 3 e degli operatori di strada. L’obiettivo è intercettare la marginalità e la dipendenza nei luoghi in cui si manifestano, costruendo in parallelo percorsi di orientamento e accompagnamento ai servizi territoriali.
Per tradurre questa impostazione in misure operative nascerà ora un gruppo di lavoro tecnico che si riunirà in Prefettura e vedrà insieme Regione, Comune e Asl 3. Il compito sarà quello di condividere valutazioni e proposte sulla dimensione socio-sanitaria del fenomeno e sulla presa in carico dei soggetti più fragili, con l’intenzione di offrire una prima risposta immediata e poi costruire strumenti più strutturati nel medio e lungo periodo.
Nel frattempo prende forma anche il Patto per la sicurezza urbana, elaborato negli ultimi mesi in sinergia tra Prefettura e Comune e ormai in fase avanzata. Il documento dovrebbe essere definito a breve e punta a rafforzare ulteriormente le misure già in campo contro la criminalità diffusa e a tutela della fruibilità degli spazi pubblici da parte dei cittadini.
A spingere per una risposta più concreta sul terreno sociale è stata soprattutto l’assessora al sociale Cristina Lodi, che al termine del vertice ha indicato due priorità molto precise. «Noi abbiamo chiesto che sia implementata l’unità mobile e che torni a essere quel servizio che possa essere quello per cui le forze dell’ordine, l’unità educativa di Stato eccetera, porti in un luogo fisso, in un presidio le persone lì dove ci sia personale competente», ha detto. Una richiesta che, ha aggiunto, è stata sostenuta con forza anche dalla sindaca Silvia Salis. Per Cristina Lodi la complessità del quadro non può però diventare una giustificazione per rinviare gli interventi: «Due cose bisogna farle, questa è la prima e poi la seconda è un tavolo tecnico molto ristretto, operativo, dove dirci quello che fa».
Sul tema pesa anche la questione delle risorse. L’Asl ha ricevuto 2 milioni di euro dal Ministero sul fronte delle dipendenze, fondi che però non risultano ripartiti tra i Comuni, mentre lo sforzo diretto del Comune di Genova viene sostenuto con risorse proprie. Ed è proprio qui che si gioca una parte della partita più delicata: trasformare il confronto istituzionale di oggi in una filiera concreta di interventi, capace di tenere insieme sicurezza, sanità e welfare in una delle aree più complesse e fragili della città.
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