Centro storico, Salis ridisegna il drop-in di vico della Croce Bianca: «Resta aperto, ma i servizi vanno redistribuiti»

«L’attuale sovraccarico di servizi in quegli spazi genera un malessere pesantissimo in quell’area». Rimarranno i servizi come, ad esempio, le docce mentre verrà delocalizzata la parte che riguarda le tossicodipendenze. Dopo il vertice in Prefettura, la sindaca chiede un intervento immediato sull’emergenza tossicodipendenze: presa in carico sanitaria più strutturata e potenziamento delle squadre di prossimità

Un cambio di paradigma, ma anche una risposta urgente e visibile. È questo il messaggio uscito dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica che si è riunito questa mattina in Prefettura per affrontare uno dei nodi più delicati del centro storico di Genova, quello che intreccia tossicodipendenza, marginalità, spaccio e percezione di insicurezza. Sul tavolo, sollecitato la settimana scorsa dall’amministrazione comunale dopo un confronto con i comitati dei cittadini, sono finite due direttrici precise: redistribuire i servizi sociosanitari in spazi più adatti e rafforzare il lavoro delle unità di strada con una presenza sanitaria più forte e continuativa.
Al vertice hanno partecipato la sindaca Silvia Salis, l’assessora al sociale Cristina Lodi, l’assessora alla polizia locale e sicurezza Arianna Viscogliosi e il comandante della polizia locale. La linea del Comune è stata esposta con toni netti dalla prima cittadina, che ha parlato di un’emergenza non più rinviabile. «Serve un intervento massiccio sul territorio, servono soluzioni più articolate e più forti», ha detto Silvia Salis, spiegando che accanto alle politiche sociali di medio e lungo periodo, necessarie per contrastare l’aumento delle dipendenze, oggi serve soprattutto una risposta immediata. «Ora stiamo vivendo un’emergenza che deve essere affrontata subito. Serve un’azione concreta: più unità di strada e una presa in carico più sistematica dei tossicodipendenti. La cittadinanza deve vedere un cambio di passo».
Nel ragionamento della sindaca, il punto centrale è distinguere con chiarezza il piano della sicurezza da quello sanitario e sociosanitario. Silvia Salis ha insistito su questo aspetto anche con parole molto dirette: «Se ci sono tossicodipendenti in overdose, non sono la polizia locale o le forze dell’ordine che devono intervenire per prenderli in carico, se non commettono reati. Sono persone che hanno problemi sanitari e devono trovare risposte adeguate». È qui che, secondo la sindaca, si gioca il nodo più profondo della discussione. Da un lato il cittadino vive la situazione come questione di sicurezza, e le istituzioni devono saper comprendere quel disagio. Dall’altro, però, non si può continuare a scaricare sulle forze dell’ordine una funzione che non appartiene loro. «Lo Stato non può trattarli come delinquenti o solo come tali perché sono persone malate e alle forze dell’ordine non si può dare un compito sanitario e sociosanitario. È una questione di competenze: è giusto che ci sia un cambio di paradigma».
La sindaca lega questo ragionamento a una fotografia complessiva del centro storico, definito un’area ormai soffocata dal peso della sicurezza connessa allo spaccio e alla tossicodipendenza. «La sicurezza legata allo spaccio e alla tossicodipendenza è un tema che sta soffocando il centro storico», osserva, sostenendo la necessità di un doppio approccio. Da una parte va aumentata la sicurezza reale e percepita, dall’altra serve un rafforzamento vero degli strumenti sanitari e sociosanitari. In questa prospettiva, la presenza della Regione al tavolo è stata chiesta proprio per attivare un lavoro coordinato anche sull’uso di fondi nazionali dedicati e in parte già intercettati. «Aumentare le unità di strada sociosanitarie è un modo anche per alleggerire le forze dell’ordine, che non devono occuparsi della presa in carico sociosanitaria ma degli aspetti legati alla sicurezza, alla presenza sul territorio, alla prevenzione e al contrasto dei reati».
Nei prossimi giorni, come emerso dal vertice, la Prefettura istituirà un gruppo tecnico che dovrà servire non solo a quantificare con maggiore precisione la dimensione del fenomeno, ma anche a tradurre rapidamente il confronto di oggi in un modello operativo. L’idea è quella di costruire una presenza più costante delle unità di strada, con orari definiti, ambiti territoriali di competenza e una maggiore continuità di intervento. Anche su questo punto Silvia Salis non lascia spazio a tempi lunghi: «Le risposte che chiede il centro storico non possono aspettare mesi, serve una risposta pratica e veloce». Per la sindaca, un potenziamento dei servizi sociosanitari non è solo una misura di contenimento del disagio visibile, ma anche una leva per migliorare concretamente la presa in carico e tentare di sottrarre le persone alla spirale della dipendenza. «La soluzione non può essere dire che questo fenomeno è comune a tutte le grandi città e continuare a fare quello che si è sempre fatto o non fatto: bisogna dare risposte nuove, visibili ed efficaci».
Un capitolo specifico del confronto ha riguardato poi il drop-in di vico della Croce Bianca, tema già molto sentito dai residenti e al centro anche di una nuova commissione comunale prevista nel pomeriggio. Qui il Comune conferma di voler intervenire non con una chiusura, ma con una riorganizzazione profonda. La linea indicata da Silvia Salis è quella di mantenere il presidio aperto, riportandolo però alla sua funzione originaria e alleggerendo il sovraccarico di attività che oggi grava su uno spazio ritenuto troppo stretto per sostenere flussi quotidiani così intensi. «Stiamo ragionando di come redistribuire i servizi», spiega la sindaca. «Il presidio rimarrà aperto, ma tornerà al suo ruolo originale». Secondo Silvia Salis, il problema attuale non è l’esistenza del servizio in sé, ma la concentrazione eccessiva di funzioni nello stesso punto. «L’attuale sovraccarico di servizi in quegli spazi genera un malessere pesantissimo in quell’area».
La soluzione, nella visione del Comune, passa dunque per una rimodulazione complessiva. «I servizi vanno distribuiti per far sì che un luogo così ristretto non abbia flussi di persone quotidiani non gestibili», afferma la sindaca, chiarendo che non ci sarà alcun arretramento sul piano dell’offerta. «Nessun servizio verrà chiuso perché tutti sono necessari, ma ci saranno rimodulazioni, suddivisioni e spostamenti per evitare la sensazione di soffocamento che lamentano i residenti». Il principio indicato è semplice ma molto concreto: «Gli spazi devono essere adeguati a gestire tutti i servizi che vengono offerti».
La direzione che prende forma è quindi quella di un intervento su due binari che il Comune considera inseparabili. Da una parte la tutela della vivibilità del centro storico e la richiesta di sicurezza che arriva con forza dai cittadini. Dall’altra una presa in carico più competente, più continua e meno improvvisata delle persone con dipendenze, sottraendo questo compito alle sole logiche dell’emergenza e dell’ordine pubblico. Per l’amministrazione, la partita che si apre ora sarà tutta nella capacità di passare dalle intenzioni ai dispositivi concreti: più operatori di strada, più sanità di prossimità, servizi redistribuiti e una presenza istituzionale percepibile. Perché, come ha messo in chiaro Silvia Salis, il centro storico non può più aspettare.
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