Certosa e Rivarolo alzano la voce: «Non vogliamo più sopravvivere, vogliamo vivere»

Martedì 17 alle 13.45 presidio sotto Palazzo Tursi lanciato dal Comitato Liberi Cittadini di Certosa per chiedere risposte su cantieri, allagamenti, sicurezza urbana e futuro del quartiere

Un grido di esasperazione che si trasforma in chiamata pubblica alla mobilitazione. Il Comitato Liberi Cittadini di Certosa, attraverso il presidente Enrico D’Agostino, annuncia il presidio di martedì 17 alle 13.45 sotto Palazzo Tursi e affida a un lungo messaggio tutta la rabbia di un territorio che si sente «devastato, colonizzato dai cantieri delle ferrovie giorno e notte».
Nel testo diffuso dal comitato si denuncia una quotidianità segnata da strade e ponti aperti e richiusi, fognature intasate dai detriti, sorgenti sotterranee interrotte e richieste di danni che, secondo i residenti, non avrebbero ottenuto risposte adeguate. Il timore espresso con più forza è che anche la rigenerazione si trasformi nell’ennesima promessa senza sbocco concreto.
L’immagine scelta da Enrico D’Agostino per descrivere la situazione è durissima: «Ora siamo diventati l’Arcipelago Certosa, un quartiere lagunare». Un’espressione che richiama i punti simbolo dei disagi segnalati dal comitato, a partire dal tunnel di Brin «perennemente allagato», passando per piazza Palli «con i suoi laghi» e arrivando a via Rossini «percorribile solo in barca». Nel messaggio viene riconosciuto «l’impegno positivo» dell’assessore ai lavori pubblici e manutenzioni Massimo Ferrante, della sindaca Silvia Salis e del Municipio, ma il senso della protesta resta netto: ai cittadini non bastano più attenzione e sopralluoghi, servono risposte visibili.
Il documento allarga poi l’accusa a un quadro più ampio di sofferenza urbana e sociale. Si parla di scuole all’interno dei cantieri, di carenza di sicurezza urbana, di un aumento degli episodi di disagio giovanile, di problemi respiratori e allergie, fino al timore che il quartiere venga lasciato «nel degrado delle droghe, delle bande giovanili, degli speculatori». Sullo sfondo c’è una frattura che, secondo il comitato, dura da anni: «Dalla disgrazia del ponte Morandi, viviamo così».
Il cuore dell’appello è tutto in una frase che riassume il senso della mobilitazione: «Basta, siamo cittadini come tutti gli altri, vogliamo vivere decentemente, vogliamo vedere dei fatti, vogliamo certezze nel futuro del territorio». Ed è proprio su questa richiesta che si costruisce il presidio annunciato sotto Palazzo Tursi, con l’invito ai partecipanti a presentarsi con striscioni, fischietti, trombette e tamburelli.
La chiusura del messaggio è quella di uno slogan che vuole trasformarsi in parola d’ordine della protesta: «Non ci basta sopravvivere… lottiamo solo per vivere».
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