Centro storico, il Comune scopre le carte: «Più controlli della polizia locale, nuovi servizi sociali e stretta sui locali irregolari»

In commissione Arianna Viscogliosi (sicurezza) ha messo l’accento sul rafforzamento stabile dei controlli e del presidio della polizia locale nelle zone più critiche. Cristina Lodi (Welfare)ha indicato come svolta il ritorno di un lavoro specifico su dipendenze, senza dimora e fragilità complesse. Tiziana Beghin (Commercio) ha rivendicato la linea dura su sospensioni e verifiche dei locali, insieme alla revisione degli incentivi al commercio

Nel centro storico il Comune prova a rispondere alle richieste che arrivano da residenti e commercianti mettendo sul tavolo tre mosse precise: più presenza della polizia locale nei punti più delicati, un intervento più strutturato su dipendenze, senza dimora e fragilità sociali, e controlli più stretti sui locali irregolari. È questa, in estrema sintesi, la linea emersa dalla commissione a Tursi, dove le assessore Arianna Viscogliosi, Cristina Lodi e Tiziana Beghin hanno indicato risultati, strumenti e priorità operative. Sul fronte della sicurezza il Comune rivendica l’aumento dei controlli e il presidio fisso nelle aree considerate più critiche, da via Prè alla Darsena. Sul fronte sociale annuncia un lavoro più diretto in strada, il rafforzamento dell’accoglienza a bassa soglia e un ritorno esplicito del tema tossicodipendenze nell’agenda amministrativa. Sul fronte economico e commerciale promette invece verifiche sui pubblici esercizi problematici, sospensioni dove necessario e una revisione delle misure di sostegno alle attività, dopo aver registrato che una parte molto alta dei negozi aiutati in passato ha comunque chiuso. Il punto, adesso, è capire in quanto tempo queste misure riusciranno a tradursi in un cambiamento percepibile nella vita quotidiana dei vicoli.
Sicurezza
La commissione comunale dedicata al centro storico è servita a mettere in fila, in modo forse più organico di quanto fosse accaduto finora, la linea dell’amministrazione Silvia Salis su uno dei dossier più delicati della città. Da una parte la richiesta, sempre più pressante, di sicurezza e vivibilità da parte di residenti e commercianti. Dall’altra la necessità, ribadita più volte dalla giunta, di non leggere tutto soltanto con la lente dell’ordine pubblico, perché nel cuore antico di Genova si concentrano anche dipendenze, grave marginalità, povertà estrema, disagio psichico e fragilità familiari. Il risultato è un approccio che il Comune definisce “integrato” e che, nella seduta di oggi, è stato illustrato dalle assessore Arianna Viscogliosi, Cristina Lodi e Tiziana Beghin, ciascuna per il proprio pezzo di competenza.
Il primo messaggio politico forte lo ha affidato all’aula l’assessora alla Sicurezza Arianna Viscogliosi, che ha voluto chiarire subito una questione che nelle polemiche pubbliche e sui social torna in continuazione: chi fa cosa, e soprattutto chi ha davvero in mano la regia dell’ordine pubblico. Il ragionamento dell’assessora parte da qui, dal tentativo di distinguere le competenze dello Stato da quelle del Comune. La tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza pubblica, ha ricordato, resta una funzione statale, affidata al ministero dell’Interno e, sul territorio, a prefetto e questore. Il sindaco, e quindi anche il Comune, concorre alle politiche di sicurezza ma non organizza i servizi di ordine pubblico in senso stretto. Un chiarimento che per la giunta è fondamentale, perché serve a collocare nel perimetro giusto il ruolo della polizia locale e a rispondere a chi attribuisce a Tursi responsabilità dirette che, sul piano normativo, appartengono invece alle autorità statali.
Questo non significa, ha insistito Viscogliosi, che il Comune si tiri indietro. Al contrario. La polizia locale è stata confermata e rafforzata nel centro storico a partire dalla riorganizzazione definita nel luglio 2025, quando si è superato il precedente schema della tripartizione territoriale e si è andati verso un modello che assegna a carabinieri e polizia di Stato due grandi aree in rotazione, mentre alla polizia locale vengono affidati presìdi nelle zone di maggiore criticità sotto il profilo della sicurezza urbana e del decoro. Sono quelle di via Prè e delle aree vicine, dell’ex ghetto, della Darsena, con controlli quotidiani anche a Caricamento, Sottoripa, Maddalena, Vigne e nella parte orientale di via San Lorenzo.
Nella ricostruzione dell’assessora, il presidio del centro storico da parte della polizia locale è ormai strutturato su un nucleo specifico, il “nucleo centro storico”, composto da più di ottanta tra agenti e funzionari. Un dispositivo che garantisce, secondo i dati illustrati in commissione, dodici operatori nel turno mattutino, dodici in quello pomeridiano, sei in quello serale e quattro in quello notturno, a cui si aggiungono naturalmente carabinieri e polizia di Stato. L’obiettivo dichiarato è quello di coprire l’intero arco delle ventiquattr’ore e assicurare una presenza costante nelle aree più critiche.
A questo impianto si è aggiunto, ha spiegato l’assessora, il nuovo piano sicurezza 2026 presentato a fine febbraio dalla sindaca Silvia Salis insieme al comandante della polizia locale. Il rafforzamento passa per l’estensione dei controlli in zone come via San Luca e via della Maddalena, per una maggiore attenzione alla stazione della metropolitana di Darsena e alle aree limitrofe nell’ambito del progetto “Sicurezza in movimento”, e per servizi antispaccate e verifiche specifiche concentrate soprattutto nel fine settimana e nelle zone a più forte presenza turistica. Accanto a questo, il Comune ha attivato all’interno del nucleo centro storico un servizio di “prossimità e comunità”, pensato per consolidare il rapporto con residenti, commercianti e associazioni e per intercettare meglio anche le fasce più fragili. Le pattuglie coinvolte sono nove, gli operatori cinquantatré. Secondo i numeri forniti in aula, le interlocuzioni con cittadini e attività sarebbero già state 148, con 48 segnalazioni raccolte, 18 sanzioni applicate e 16 esposti riscontrati.
Il cuore dell’intervento di Viscogliosi è però anche nei risultati rivendicati. Nel 2025, ha detto, le persone controllate e gli ordini di allontanamento hanno raggiunto numeri rilevanti. Nel 2026, limitatamente al periodo fino a marzo, si contano 27 ordini di allontanamento, cinque sanzioni per inosservanza, diciannove persone italiane accompagnate per l’identificazione e quarantaquattro straniere, sempre per identificazione. Ma il dato su cui l’assessora ha insistito di più è la comparazione tra i primi mesi dell’attività della nuova amministrazione, da giugno 2025 a febbraio 2026, e lo stesso periodo dell’anno precedente. Gli interventi della polizia locale per reato sarebbero aumentati del 167 per cento, mentre i soggetti arrestati segnerebbero un più 15 per cento. Per la giunta questi numeri dimostrano una presenza assidua e una maggiore capacità di intervento.
La lettura politica che ne dà l’assessora è chiara: l’amministrazione vuole essere visibile, presente, riconoscibile anche con la divisa, ma non intende ridurre il discorso alla sola presenza delle forze dell’ordine. Da qui il richiamo continuo all’approccio integrato, con un lavoro da condurre in parallelo sul commercio e sulle fragilità. È proprio in questo passaggio che il discorso di l’assessora si collega a quello delle colleghe di giunta, Cristina Lodi per il welfare e Tiziana Beghin per il commercio.
Welfare
L’assessora al Welfare Cristina Lodi ha scelto di partire dai minorenni, dai giovani e dalle famiglie. Il primo tassello messo in evidenza è l’attivazione del Centro per le famiglie, che ha definito una novità per la città e uno strumento previsto dal piano nazionale dei servizi e degli interventi sociali. La sede è al piano terra di Tursi, nel municipio Centro Est, ed è già stata inserita nei progetti di comunità e nelle iniziative istituzionali. L’orario attuale va dalle nove alle sedici, ma il lavoro in corso punta ad allungarne l’apertura fino alle 19.30. Dentro questa struttura si sviluppano attività che vanno dall’uso consapevole dei social al contrasto del bullismo e del cyberbullismo, dalla prevenzione delle vecchie e nuove dipendenze ai gruppi di auto e mutuo aiuto, fino all’educazione relazionale, alla prevenzione della violenza di genere e ai percorsi intergenerazionali.
Cristina Lodi ha poi descritto la rete dei centri servizi presenti sul territorio, uno per ciascun municipio, che nel Centro Est si traduce in educativa di strada, educativa territoriale, centri di aggregazione, centri socioeducativi e servizi di sostegno alle famiglie. Ha citato progetti e presìdi esistenti tra Prè, Maddalena, Carmine, Lagaccio, Oregina e Molo, sottolineando che la richiesta di “andare in strada” in realtà si innesta su un lavoro già attivo, che può essere implementato ma non parte da zero. Il messaggio che l’assessora ha cercato di trasmettere è che esiste già una rete diffusa, professionale, capace di lavorare sia sull’aggancio informale sia sui casi più complessi, e che oggi il punto semmai è rafforzarla e rimodularla sulla base delle nuove esigenze emerse anche nel confronto con comitati e cittadini.
Il passaggio più politico e più sensibile dell’intervento di Cristina Lodi riguarda però le persone senza dimora e il tema delle dipendenze, che nel centro storico si intrecciano continuamente con la percezione di insicurezza. L’assessora ha parlato di tre filoni di cambiamento introdotti da luglio a oggi. Il primo è una revisione del “piano inverno”, che non viene più immaginato soltanto come apertura temporanea di posti letto per poi rimettere le persone in strada a fine emergenza, ma come una leva per ampliare l’accoglienza e provare a costruire continuità per chi è disponibile a restare in un percorso. Il secondo è il potenziamento dell’unità educativa di strada, con la scelta di andare a cercare attivamente le persone e non limitarsi ad aspettarle nei servizi. Il terzo è il ritorno esplicito del tema delle tossicodipendenze al centro dell’agenda amministrativa, dopo anni in cui, secondo Lodi, la questione sarebbe stata mescolata ad altre fragilità senza un intervento specifico.
Qui l’assessora rivendica un cambio di impostazione netto. Il Comune, ha spiegato, ha riattivato un tavolo sociosanitario con l’Azienda sanitaria locale 3, coinvolgendo tra gli altri la Comunità di San Benedetto al Porto, il Centro italiano di solidarietà e realtà del coordinamento regionale sul tema. Ha inoltre aderito alla rete Elide, che riunisce le città impegnate sulla prevenzione e sulla riduzione del danno. Il punto, ha detto in sostanza l’assessora, è che non basta un approccio generico all’estrema fragilità: bisogna distinguere e affrontare con strumenti professionali diversi la dipendenza, il disagio psichiatrico, la malattia e la condizione di senza dimora.
Molto significativo, da questo punto di vista, è il riferimento a un censimento delle persone malate in strada e nei dormitori, costruito con il supporto degli operatori e finalizzato a individuare casi di particolare complessità sanitaria. L’idea è che, grazie a specialisti e a una maggiore integrazione tra sociale e sanitario, si possa uscire dalla logica per cui persone affette da Alzheimer, demenza, incontinenza o altre patologie gravi restano in strada o in strutture non adatte. Parallelamente, l’unità educativa di strada avrebbe intercettato 150 persone, settanta delle quali disponibili a entrare in accoglienza notturna. Restano circa quaranta persone in strada con problematiche legate a dipendenza, salute mentale o condizioni fisiche che non accettano accoglienza, ed è su questo segmento che il Comune dice di voler concentrare uno sforzo specialistico ulteriore.
In questo quadro si inserisce anche il “riparo caldo” 2026 al Massoero, gestito da San Marcellino, un’accoglienza a bassissima soglia che vuole essere più elastica dei dormitori tradizionali, con accesso diretto e possibilità di ingresso anche per chi ha animali d’affezione. Dal 10 febbraio a oggi, ha riferito Cristina Lodi, sono state accolte trentanove persone e quattro hanno accettato di intraprendere un percorso di accoglienza notturna stabile. Per l’assessora è un risultato importante, perché dimostra che anche i contesti più destrutturati possono diventare un punto di aggancio.
A rendere ancora più evidente la linea della giunta è stata la parte finale dell’intervento, quella in cui Lodi ha collegato l’aumento della paura percepita all’arrivo di sostanze sempre più pericolose e alla necessità di tornare a parlare apertamente di dipendenze, senza nascondere il problema. Un passaggio che si lega direttamente alla richiesta già avanzata dalla sindaca Silvia Salis di aprire in Prefettura un tavolo strutturato con Azienda sanitaria locale, Regione Liguria, Comune, servizi e terzo settore, perché per la giunta genovese il tema non può essere scaricato né sul solo Comune né sui soli servizi di strada.
Commercio
Sul fronte del commercio, l’assessora Tiziana Beghin ha impostato il suo intervento attorno a una frase che sintetizza bene il punto di equilibrio ricercato da Tursi: il commercio può contribuire alla sicurezza, perché un quartiere vissuto e animato da attività aperte è un quartiere più presidiato, ma non si può chiedere ai commercianti di garantire loro la sicurezza. Al contrario, è il sistema pubblico che deve mettere i commercianti nelle condizioni di lavorare in sicurezza.
Da qui i tre filoni rivendicati da Beghin. Il primo è il controllo degli esercizi commerciali, per verificare che siano in possesso di tutti i requisiti richiesti e per intervenire sui locali problematici con sospensioni o revoche di licenza quando ce ne sono i presupposti. Il secondo è il decoro urbano, che passa da pulizia, ordine e miglioramento dell’ambiente in cui le attività operano. Il terzo è il sostegno alle imprese commerciali in momenti di particolare difficoltà.
Sui controlli, l’assessora ha parlato di un lavoro stretto con l’assessorato di Viscogliosi. Nel 2025 sono stati adottati provvedimenti di riduzione di orario, sospensione e revoca di licenze, mentre già nel 2024 c’erano state alcune chiusure, una delle quali poi annullata dal Tribunale amministrativo regionale, segno del fatto che l’attività istruttoria deve essere impeccabile per reggere ai ricorsi. In particolare, tre locali di via Prè sarebbero in queste settimane oggetto di una forte attenzione amministrativa e avrebbero iniziato a ricevere lettere di sospensione.
Sul decoro, l’assessora ha sottolineato una novità di bilancio ritenuta importante: la possibilità di rendere più trasparente e visibile l’utilizzo della quota dell’imposta di soggiorno destinata per convenzione all’accoglienza e al decoro. Questo dovrebbe consentire, soprattutto nel periodo estivo, di aumentare interventi di pulizia e manutenzione laddove è più necessario, in coordinamento con gli altri assessorati.
Il passaggio più critico del suo intervento è stato però quello sugli incentivi alle attività commerciali. Tiziana Beghin ha rivelato che, secondo le verifiche svolte dal Comune, oltre il 65 per cento delle attività che avevano beneficiato di sostegni negli anni passati, una volta concluso il periodo incentivato, ha poi chiuso. Un dato che per l’assessora rappresenta una fonte di forte preoccupazione, perché mette in discussione l’efficacia di una parte delle misure adottate in passato. Per questo il Comune ha incaricato la società Istituto di studi sulle imprese di realizzare una valutazione complessiva dell’impatto degli incentivi e di restituire entro la fine di marzo una fotografia precisa delle criticità e dei possibili spazi di miglioramento. Da lì dovrebbe partire la nuova strategia per sostenere non soltanto le nuove aperture, ma anche la tenuta delle attività già esistenti, messe sotto pressione dall’insicurezza e da un contesto economico sempre più complicato.
Messi insieme, gli interventi delle tre assessore compongono una narrazione coerente: l’amministrazione vuole mostrare che il centro storico non viene affrontato con un approccio monotematico, ma con una strategia a più livelli. Sicurezza urbana, controllo del territorio, contrasto al degrado, servizi di prossimità, accoglienza, dipendenze, sostegno ai commercianti, pulizia e decoro dovrebbero procedere insieme. Il problema, tuttavia, resta quello che da mesi residenti e comitati continuano a porre con insistenza: la traduzione concreta di questo impianto nella vita quotidiana dei vicoli.
Perché se da un lato il Comune oggi ha voluto esibire numeri, strutture e modelli di intervento, dall’altro nel centro storico continua a pesare una domanda che non riguarda tanto l’architettura istituzionale quanto la percezione reale del cambiamento. Gli ordini di allontanamento, le pattuglie, i tavoli, i progetti di comunità e i nuovi servizi sono tasselli rilevanti, ma il punto politico vero è se questo sforzo riuscirà a diventare rapidamente visibile nella quotidianità di chi abita, attraversa o lavora nella città vecchia. È esattamente su questo crinale che si giocherà la credibilità dell’azione di Tursi nei prossimi mesi.
La commissione di oggi, in questo senso, è stata soprattutto un punto di chiarezza. Arianna Viscogliosi ha ribadito che il Comune non può essere chiamato a rispondere di tutto ciò che spetta allo Stato, ma che intende fare fino in fondo la sua parte. Cristina Lodi ha rivendicato il ritorno di un approccio esplicito alle dipendenze e alla grave marginalità, con il tentativo di riportare dentro una cornice professionale un tema che per anni sarebbe stato lasciato scivolare. Tiziana Beghin ha ricordato che non si può pensare di rigenerare il centro storico senza proteggere chi tiene aperte le serrande ogni giorno. Adesso, però, il centro storico aspetta il passaggio più difficile: vedere se alle parole, ai piani e ai numeri seguirà una trasformazione concreta, stabile e riconoscibile.
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