Dal mortaio allo spazio, al Campionato mondiale di pesto debutta la sfida del basilico del futuro

Sabato 21 marzo a Palazzo Ducale, durante il Campionato mondiale di pesto genovese al mortaio, i ricercatori dell’Istituto italiano di tecnologia presenteranno “Odissea del pesto nello spazio”, progetto che punta a coltivare basilico senza suolo grazie a speciali idrogel

C’è anche il basilico coltivato “senza terra” tra le novità più curiose e sorprendenti dell’undicesima edizione del Campionato mondiale di pesto genovese al mortaio. Sabato 21 marzo, negli spazi di Palazzo Ducale, il pubblico potrà infatti visitare uno stand dedicato a “Odissea del pesto nello spazio”, progetto di ricerca che porta dentro la manifestazione una delle frontiere più affascinanti dell’innovazione applicata all’agricoltura: far crescere il basilico in assenza di suolo, immaginando un domani in cui le piante possano svilupparsi anche in ambienti estremi, compreso lo spazio.
A presentare in anteprima questa ricerca saranno i laboratori di Smart Materials guidati da Athanassia Athanassiou dell’IIT, Istituto italiano di tecnologia, che illustreranno al pubblico un metodo basato su materiali innovativi chiamati idrogel, sviluppati in collaborazione con le facoltà di Ingegneria e di Scienze agrarie, ambientali e alimentari della Libera Università di Bolzano. Si tratta di materiali gelatinosi composti da biopolimeri ed estratti di alghe rosse, pensati per trattenere grandi quantità di acqua e nutrienti e per offrire alle piante una struttura leggera ma efficace su cui crescere.
La particolarità di questi idrogel sta proprio nelle loro prestazioni. Possono gonfiarsi fino al 7000 per cento del loro peso, trattenere l’acqua necessaria allo sviluppo vegetale e assorbire i nutrienti indispensabili alla crescita. In pratica diventano una sorta di impalcatura compatta e ultraleggera che sostituisce il terreno, rendendo possibile la coltivazione del basilico in condizioni del tutto nuove. Durante il campionato saranno mostrate le varie fasi di questo processo, dal film di idrogel disidratato ai semi inseriti nella matrice idratata, fino alla pianta adulta cresciuta interamente all’interno del materiale.
L’idea non ha soltanto un valore scenografico o divulgativo. Secondo i ricercatori, questa tecnologia potrebbe rivelarsi preziosa nelle missioni di esplorazione spaziale, dove trasportare suolo sarebbe troppo pesante e il consumo di acqua rappresenta uno dei principali limiti logistici. Coltivare vegetali in questo modo significherebbe quindi ridurre drasticamente peso e risorse necessarie, garantendo nello stesso tempo cibo fresco e nutriente agli astronauti. Non solo: la presenza di piante nello spazio, spiegano gli studiosi, avrebbe anche una funzione psicologica importante, perché contribuirebbe a creare un ambiente più familiare e meno ostile per chi vive a lungo lontano dalla Terra.
Ma le possibili applicazioni non si fermano alle missioni orbitali. La ricerca apre infatti scenari interessanti anche sulla Terra, soprattutto nelle aree colpite dalla siccità o dall’inquinamento delle risorse idriche. In questo senso il progetto si inserisce perfettamente nello spirito di un campionato che quest’anno vuole tenere insieme tradizione e innovazione, identità ligure e sguardo sul futuro. Da un lato il gesto antico del pesto preparato nel mortaio, dall’altro una riflessione scientifica su come continuare a coltivare una delle piante simbolo della cucina ligure in condizioni sempre più difficili.
L’Istituto italiano di tecnologia, che firma questa ricerca, è un centro scientifico finanziato dallo Stato e impegnato nello sviluppo tecnologico in quattro grandi aree: robotica, nanomateriali, scienze computazionali e tecnologie per le scienze della vita. Il suo lavoro si distingue per il forte carattere multidisciplinare e per una rete di sedi distribuite tra Genova e altre città italiane, oltre a presenze anche negli Stati Uniti. Proprio questa capacità di far dialogare ambiti diversi rende possibile un progetto come “Odissea del pesto nello spazio”, che porta il basilico dal cuore della tradizione genovese fino ai confini dell’esplorazione scientifica.
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