Molassana, Maria “Mariuccia” Marchetti uccisa tra 12 e 24 ore prima del ritrovamento

I primi accertamenti spostano indietro il momento del delitto dell’86enne trovata senza vita in casa. Decisivi i mancati contatti già dal sabato, i sospetti di chi la conosceva bene e la scena trovata all’ingresso dell’abitazione di via San Felice

La morte di Maria “Mariuccia” Marchetti, l’anziana di 86 anni trovata ieri senza vita nella sua abitazione di Molassana, potrebbe risalire a molte ore prima rispetto a quando è scattato l’allarme. È questo il quadro che inizia a prendere forma dai primi riscontri del medico legale, ancora in attesa dell’autopsia, ma già orientati verso una finestra temporale più ampia: la donna potrebbe essere stata uccisa almeno 12 ore prima del ritrovamento del corpo, forse addirittura 24.
A far emergere questo scenario non ci sono soltanto gli elementi tecnici, ma anche la ricostruzione delle ultime ore in cui qualcuno aveva cercato di mettersi in contatto con lei senza riuscirci. Già il sabato, infatti, una vicina di casa che aveva con Maria Marchetti un rapporto stretto aveva provato a telefonarle più volte per organizzare una visita al marito dell’anziana, ricoverato da qualche tempo in una residenza sanitaria assistita. Per tutto il pomeriggio, però, dall’altra parte non era arrivata alcuna risposta. Un’assenza insolita, abbastanza da far crescere la preoccupazione.
Il giorno dopo, non riuscendo ancora a rintracciarla, la vicina ha deciso di contattare la sorella dell’86enne, che vive poco distante. Da lì è partito il passaggio successivo: la sorella ha avvertito il figlio maggiore di “Mariuccia”, residente nell’entroterra, e tutti insieme si sono presentati nell’appartamento di via San Felice nel primo pomeriggio di domenica. Nessuno aveva più avuto notizie della donna e quel silenzio, ormai, era diventato troppo pesante per essere ignorato.
Quando la porta si è aperta, la situazione è precipitata. Ad affacciarsi è stato il figlio minore, Fabio Fibrini, con gli abiti sporchi di sangue. Davanti a quella scena i presenti non sono entrati, hanno richiuso immediatamente e chiamato il 112. Poco dopo, all’interno dell’abitazione, è stato trovato il corpo della donna sul letto. Ma a colpire gli investigatori non è stato solo il luogo del ritrovamento. Nell’appartamento c’erano infatti anche evidenti tracce di sangue lungo il corridoio, un particolare che potrebbe rivelarsi importante per ricostruire quello che è accaduto dentro casa.
C’è poi un altro dettaglio che orienta le ipotesi degli inquirenti: Maria Marchetti indossava il pigiama. Un elemento che farebbe pensare a un’aggressione avvenuta in una fascia oraria serale, notturna o nelle primissime ore del mattino, quando la donna era già in casa e non vestita per uscire. Anche questo aspetto si lega alla possibilità che il delitto sia stato consumato molto prima rispetto al momento in cui familiari e conoscenti hanno iniziato a capire che qualcosa non andava.
Intorno alla posizione di Fabio Fibrini, intanto, continuano a concentrarsi gli accertamenti. L’uomo, che lavora in porto, non avrebbe tentato di allontanarsi. La sua auto era parcheggiata regolarmente nel box condominiale e, da quanto emerso finora, non presenterebbe macchie di sangue. Nemmeno sul fronte dell’occultamento delle prove, almeno in questa fase, sarebbero emersi segnali di una strategia costruita per cancellare quanto accaduto. Davanti al pubblico ministero Luca Scorza Azzarà, che lo ha interrogato nella serata di ieri e ne ha disposto l’arresto in quasi flagranza, avrebbe detto di non ricordare nulla. La sua versione si ridurrebbe a una sola frase: stava dormendo.
Nel corso degli accertamenti sono emersi anche elementi legati alle sue condizioni di salute. Fabio Fibrini avrebbe riferito di assumere farmaci e di essere seguito dal centro di salute mentale. Inoltre, secondo quanto raccontato dal fratello maggiore agli investigatori della squadra mobile, soffrirebbe di disturbo bipolare. Un aspetto che potrebbe pesare nei prossimi sviluppi giudiziari. Dopo la convalida dell’arresto, prevista tra domani e mercoledì, potrebbe infatti essere disposta una consulenza psichiatrica.
La sensazione, al momento, è che il nodo centrale dell’inchiesta stia tutto nelle ore precedenti al ritrovamento del corpo. Capire quando Maria Marchetti è stata uccisa significa anche provare a ricostruire che cosa sia successo davvero in quell’appartamento, in quale momento la situazione sia degenerata e quanto tempo sia trascorso prima che qualcuno, non sentendola più, decidesse di andare a cercarla. L’autopsia e gli esami scientifici dovranno ora dare forma definitiva a una vicenda che, già nelle sue prime ricostruzioni, ha il peso cupo di una tragedia familiare consumata nel chiuso di casa.
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