diritti e sociale 

Mascherona, l’app “in incognito” che porta al centro antiviolenza: la nuova porta digitale per chiedere aiuto

Nel 2025 il Centro Antiviolenza Mascherona ha registrato 530 contatti, con 454 primi colloqui e 404 percorsi strutturati avviati; complessivamente le donne seguite sono state 553. Tra queste, 85 hanno intrapreso un percorso psicologico e 159 hanno usufruito di consulenza legale, mentre il 20% delle donne accolte ha tra i 16 e i 28 anni; nello stesso anno il Centro ha incontrato 2.199 tra studenti e studentesse

Un’icona poco riconoscibile sul telefono, un nome scelto per non destare sospetti e la possibilità di chiudere tutto in un attimo: è così che l’applicazione “Mascherona” prova a trasformare lo smartphone, spesso luogo dove la violenza si insinua tra messaggi, controlli e minacce, in uno strumento di protezione. La presentazione si è svolta oggi nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, con la sindaca Silvia Salis, l’assessora Rita Bruzzone per scuola e pari opportunità, l’assessora Cristina Lodi per sociale, il presidente del Rotary Club Genova Federico Montaldo, il governatore del Distretto Rotary 2032 Luigi Gentile, la responsabile del Centro Antiviolenza Mascherona Manuela Caccioni e Fabio Bonini per dpsonline*. L’obiettivo dichiarato è offrire alle donne vittime di violenza un accesso immediato e sicuro alla rete di supporto del centro, con un primo contatto che nasce online ma prosegue poi nell’accoglienza e nel sostegno in presenza.

Il progetto viene presentato come un primo esempio in Italia legato a un centro antiviolenza dedicato alle donne e punta sulla discrezione come condizione essenziale per rompere l’isolamento. Silvia Salis ha sottolineato che l’app è un tassello importante per rendere più semplice e immediato il primo passo, quello che spesso resta bloccato dalla paura o dalla vergogna, ricordando che i dati del Centro Antiviolenza Mascherona mostrano un bisogno crescente e, soprattutto, una presenza significativa di ragazze molto giovani tra chi chiede aiuto. Nella stessa direzione si inserisce l’intervento di Rita Bruzzone, che ha legato il senso dell’app alla trasformazione della violenza anche in chiave digitale, tra tecnologie e social capaci di veicolare aggressioni e controllo, sostenendo che usare uno strumento digitale per difendere chi subisce violenza ha un valore ulteriore perché ribalta l’uso della tecnologia e lo mette al servizio della protezione e della prevenzione, in un quadro che richiama anche il lavoro educativo nelle scuole.

Sul fronte dei servizi, Cristina Lodi ha insistito sull’idea di una rete che non lasci sole le donne, spiegando che un canale discreto può fare la differenza quando prendere coraggio è difficile e quando l’urgenza è mettere in sicurezza chi vive situazioni di rischio. Nel suo intervento ha richiamato anche l’interlocuzione avviata con Regione Liguria per maggiori risorse ai centri antiviolenza e per aumentare i posti nelle case rifugio, con un’attenzione particolare alle donne e ai bambini.

Il Rotary rivendica l’app come risposta concreta a un fenomeno che non accenna a diminuire. Federico Montaldo ha spiegato che l’idea è nata osservando il numero di episodi di violenza e l’abbassamento dell’età sia di chi la subisce sia di chi la agisce, indicando nella diffusione capillare dello strumento la seconda fase del progetto. L’app, infatti, è pensata per essere accessibile e “silenziosa”: oltre alle informazioni sui servizi del centro e alla possibilità di prenotare un colloquio, integra uno spazio per riconoscere segnali di abuso e un questionario di autovalutazione del rischio, con contatto diretto tramite chat, telefono o posta elettronica. L’impostazione insiste su anonimato e sicurezza, con la promessa di assenza di tracciabilità dell’utilizzo e con un sistema di uscita rapida che consente di chiudere immediatamente l’app in caso di pericolo, oltre alla traduzione in più lingue per non lasciare fuori chi non ha l’italiano come prima lingua.

A dare il contesto, però, sono soprattutto i numeri del Centro Antiviolenza Mascherona. Nel 2025 i contatti registrati sono stati 530, con 454 primi colloqui di accoglienza e 404 percorsi strutturati avviati per uscire dalla violenza; complessivamente, considerando anche storie iniziate negli anni precedenti e proseguite nel corso dell’anno, le donne seguite sono state 553. Nel dettaglio, 85 hanno intrapreso un percorso psicologico e 159 hanno usufruito di consulenza legale, mentre un dato colpisce più di altri: il 20% delle donne accolte ha tra i 16 e i 28 anni, segnale che spinge a rafforzare prevenzione e strumenti pensati per chi vive con il telefono in mano e, spesso, anche sotto controllo. Manuela Caccioni ha collegato questa crescita tra le più giovani alla sensibilizzazione e all’attività nelle scuole, ricordando che nello stesso periodo il centro ha incontrato 2.199 tra studenti e studentesse e che l’app può diventare un canale più rapido per raggiungere chi ha bisogno senza dover superare subito barriere di esposizione pubblica.

A pochi giorni dall’8 marzo, l’app “Mascherona” viene così proposta come un intervento pratico: un ponte breve tra il silenzio e una rete reale, con l’idea che la tecnologia, se progettata con attenzione, possa trasformare il momento più difficile, quello del primo contatto, in un gesto possibile e immediato. Per scaricarla, viene indicato che basta cercare “Mascherona” negli store digitali oppure utilizzare il QRcode qui sotto.


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