Cultura - 

Genova riscopre due gioielli Liberty “nascosti”: riaperti Oratorio e Galleria Napoleonica del Convitto Colombo dopo un secolo

Con oltre 2 milioni di fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza la Città Metropolitana ha completato il restauro dell’Oratorio e della Galleria Napoleonica del Convitto Nazionale Colombo, due ambienti decorati da Giovanni Bevilacqua e rimasti a lungo inaccessibili. L’ultimo intervento risaliva al 1925. Lavori avviati nel 2023 e chiusi nel 2025 con nuovi impianti, tetto rifatto e superfici pittoriche recuperate

Un secolo dopo l’ultima volta, l’Oratorio e la Galleria Napoleonica del Convitto Nazionale Colombo tornano a essere parte viva della città e non un patrimonio chiuso dietro porte che pochi sapevano persino esistessero. Questa mattina, in via Dino Bellucci, è stata inaugurata la fine di un restauro che restituisce a Genova due ambienti rarissimi per valore artistico e stratificazione storica: l’Oratorio in stile Liberty e la Galleria allestita come “Tempio della Patria”, entrambi decorati nei primi anni Venti del Novecento dal pittore veneto Giovanni Bevilacqua, autore di una delle pagine più eleganti e meno celebrate della decorazione genovese di inizio Novecento.

L’intervento è stato realizzato dalla Città Metropolitana grazie a un finanziamento del Piano nazionale di ripresa e resilienza, con un quadro economico complessivo di 2.046.000 euro. Il cantiere, avviato nel novembre 2023, è stato concluso nel novembre 2025, con tempi dichiarati in linea con le scadenze previste. A eseguire i lavori è stata la società RWS di Vigonza, affiancata da restauratori locali, in un contesto tutt’altro che semplice: intervenire su un edificio scolastico stratificato, con preesistenze che vanno dal Medioevo al Liberty, significa muoversi tra vincoli, esigenze di sicurezza, attività didattica che continua e la necessità di non “tradire” la materia storica.

Il dato che sintetizza la portata dell’operazione è quasi cinematografico: l’ultimo restauro risaliva al 1925. In mezzo ci sono stati i bombardamenti della seconda guerra mondiale, il dopoguerra, la perdita progressiva di attenzione e, per l’Oratorio, perfino un destino di deposito che lo ha allontanato dalla sua funzione e dalla fruizione pubblica. Oggi quel ciclo si chiude e se ne apre un altro, che punta a riportare questi spazi al centro della vita scolastica e, nelle intenzioni, anche a quella cittadina.

Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, i consiglieri metropolitani Filippo Bruzzone e Stefano Damonte, l’assessore alla cultura del Comune di Genova Giacomo Montanari, Caterina Olcese per la soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio e i rappresentanti delle istituzioni scolastiche. Filippo Bruzzone, delegato a scuole ed edilizia scolastica, ha legato il restauro a un’idea precisa: le scuole non sono solo luoghi funzionali ma “case della storia e della bellezza”, e riaprire Oratorio e Galleria significa restituirli non soltanto al Convitto ma alla città, con l’obiettivo dichiarato di mantenerli accessibili anche oltre la comunità scolastica. Stefano Damonte, delegato a bilancio e patrimonio, ha insistito sul valore di una spesa pubblica capace di tradursi in risultati concreti e rendicontabili, sottolineando l’orgoglio per un intervento completato nei tempi e per un patrimonio che, a suo giudizio, appartiene a tutti.

Il Convitto, da parte sua, ritrova un cuore che era rimasto “spento” per anni. Il rettore Andrea Giacobbe ha ricordato che lo spazio, per lungo tempo, non era realmente disponibile né per l’istituto né per la cittadinanza e che, dopo il restauro, potrà tornare a essere multifunzionale, utile per didattica e progetti interni ma anche capace di ospitare eventi aperti all’esterno. Nel suo intervento ha richiamato la dimensione quotidiana di una comunità che vive e studia lì, con oltre ottanta convittrici e convittori, e ha definito il recupero come un tassello che restituisce dignità e prestigio a un complesso che porta addosso secoli di storia, con i suoi inevitabili “acciacchi”, uno dei quali oggi è stato curato.

Dal punto di vista tecnico, l’intervento è stato descritto come un lavoro integrale e non cosmetico. Francesco Scriva, direttore della direzione scuole, edilizia e patrimonio della Città Metropolitana, ha spiegato che il cantiere ha richiesto un coordinamento stretto tra restauratori, strutturisti, impiantisti e soprintendenza, in un edificio complesso e in un contesto scolastico operativo. Il risultato, nella sua lettura, è un insieme che mette insieme la parte strutturale e quella artistica: tetto rifatto, superfici pittoriche recuperate, impianti nuovi ma “invisibili” e un ambiente che può finalmente essere vissuto, non soltanto guardato.

Ma cosa si è restaurato, esattamente, e perché è così raro? L’Oratorio, eretto nel 1820 dai Padri Somaschi, venne trasformato nei primi anni Venti del Novecento da una campagna decorativa Liberty che ancora oggi sorprende per coerenza e qualità: sulle pareti e sulle volte, Giovanni Bevilacqua costruì un racconto legato alle storie di San Francesco, immerso in un repertorio di fiori, stelle, stoffe dipinte e richiami al ferro battuto, dando vita a uno dei pochi esempi genovesi di decorazione pittorica d’inizio Novecento rimasta sostanzialmente intatta. La Galleria Napoleonica, invece, prende la forma attuale nel 1924, quando viene allestita come “Tempio della Patria” nel clima celebrativo del sesto anniversario della Vittoria del Piave: lungo le pareti si fronteggiano due grandi tempere di Giovanni Bevilacqua, una dedicata ai Precursori dell’Unità d’Italia e l’altra ai Martiri della Patria, mentre all’ingresso resta incisa una frase di Vincenzo Gioberti che parla di destino e responsabilità nazionale.

Il restauro ha lavorato su più livelli, con scelte che riguardano tanto la conservazione quanto la sicurezza e l’uso contemporaneo. Nell’Oratorio è stato rifatto integralmente il tetto e quello dell’ingresso, con rimozione dell’amianto e sostituzione con abadini in ardesia a triplo strato; sono state recuperate tutte le superfici pittoriche, sono arrivati nuovi impianti di climatizzazione, nuova illuminazione, adeguamenti antincendio con rilevazione fumi e un nuovo impianto audio. Nella Galleria Napoleonica è stato eseguito il restauro completo delle superfici pittoriche e la sostituzione dei corpi illuminanti, e si è intervenuti anche sul solaio di accesso, ripristinando la funzionalità di un’aula che era risultata inagibile.

Dietro l’inaugurazione di oggi, insomma, non c’è soltanto una “restituzione” estetica ma un cambio di destino: spazi che per decenni erano stati marginali, quando non dimenticati, rientrano nel circuito dell’uso e della memoria. E in una città che spesso riscopre i propri tesori quasi per caso, la riapertura dell’Oratorio e della Galleria Napoleonica del Convitto Colombo ha il sapore di una promessa: far vivere il patrimonio, non solo conservarlo.


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