Mobilità sanitaria, la Regione rivendica la frenata ma il Pd attacca: «260 mila euro non cambiano nulla su un buco da 74 milioni»

La Fondazione Gimbe rileva per la Liguria una riduzione della mobilità passiva nel 2023 rispetto al 2022; l’assessore regionale Massimo Nicolò parla di “segnale” e richiama un piano da 68 milioni varato nel 2025 per contenere le fughe e riorganizzare liste d’attesa e presa in carico. Il Pd replica con Enrico Ioculano e Katia Piccardo, che definiscono il dato “irrilevante” rispetto ai volumi complessivi e chiedono chiarimenti in Commissione Sanità

La Liguria rivendica un’inversione di tendenza sul fronte delle “fughe sanitarie”, ma l’opposizione parla di propaganda e numeri troppo piccoli per essere celebrati. Il tema è la mobilità sanitaria interregionale, cioè i pazienti che si curano fuori regione con un costo che pesa sui conti pubblici, e il nuovo elemento viene dal report diffuso dalla Fondazione Gimbe in occasione dell’apertura ufficiale dell’anno del trentennale di attività della fondazione. Nel documento, viene indicata per la Liguria una riduzione della mobilità passiva nel 2023 pari a 260 mila euro rispetto all’anno precedente.
Per la Giunta regionale il dato va letto come un segnale da consolidare. L’assessore regionale alla sanità Massimo Nicolò sostiene che i numeri “premiano” il lavoro avviato e ricorda che nel 2025 è stato varato un piano da 68 milioni di euro con l’obiettivo dichiarato di ridurre la mobilità passiva e rendere le cure più accessibili e di qualità, così da permettere ai cittadini di curarsi vicino a casa e, insieme, valorizzare strutture e professionalità liguri. Nel perimetro indicato dall’assessore, il piano punta su un rafforzamento dell’attività nelle strutture pubbliche, una riorganizzazione delle liste d’attesa e una presa in carico più proattiva dei pazienti. Sul ruolo del privato accreditato, Massimo Nicolò difende il coinvolgimento delle strutture convenzionate spiegando che operano per conto del Servizio sanitario regionale senza costi aggiuntivi per i cittadini e che possono contribuire anche con prestazioni ad alta complessità, ribadendo come obiettivo un sistema più vicino ai bisogni e più rapido nelle risposte.
La lettura del Partito Democratico è opposta e usa proprio i numeri per ridimensionare l’annuncio. I consiglieri regionali Enrico Ioculano, vicepresidente della Commissione Sanità, e Katia Piccardo, vicecapogruppo del PD, sostengono che una riduzione di 260 mila euro non possa essere presentata come “frenata” di un fenomeno che, a loro dire, vale ben altro: indicano una mobilità passiva da 231 milioni a fronte di 157 milioni di crediti, con un saldo negativo di 74 milioni, e definiscono la variazione dello 0,35 per cento come un’oscillazione fisiologica, non un cambio strutturale. Nella loro replica, Enrico Ioculano e Katia Piccardo aggiungono che il grosso della mobilità riguarderebbe interventi di media complessità, sostenendo che molti cittadini sarebbero costretti a spostarsi fuori regione perché in Liguria mancherebbero risposte adeguate, e ricordano anche che, in alcune aziende sanitarie locali, per il 2026 le risorse aggiuntive destinate a ridurre le liste d’attesa sarebbero state ridotte rispetto al budget 2025.
Il botta e risposta si chiude con un annuncio politico: Enrico Ioculano e Katia Piccardo fanno sapere che, come membri della Commissione Sanità della Regione Liguria, chiederanno conto del piano regionale contro le fughe. Sullo sfondo resta il punto vero della discussione: capire se la diminuzione registrata nel 2023 sia l’inizio di una tendenza o un semplice scarto contabile, e soprattutto se le misure annunciate nel 2025 riusciranno davvero a tradursi in prestazioni più vicine, tempi più brevi e percorsi di cura in grado di trattenere i pazienti sul territorio.
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