Maxi attese ai pronto soccorso, NurSind: «Non è un picco occasionale ma una carenza strutturale di personale»

Dopo i dati pubblicati oggi sull’affollamento degli ospedali genovesi – con Villa Scassi e Galliera molto congestionati e dieci ambulanze in coda al San Martino in mattinata – interviene la segretaria provinciale del sindacato, Ylenia Catania Cerro, che chiede assunzioni stabili e un piano strutturale per evitare che il sistema regga solo sulla buona volontà degli operatori

I numeri diffusi oggi sull’affollamento dei pronto soccorso genovesi raccontano una giornata ad alta tensione: nel primo pomeriggio Villa Scassi e Galliera risultavano particolarmente congestionati, mentre al San Martino – dove alle 15 la situazione appariva meno critica rispetto agli altri due presìdi – in mattinata si erano formate una coda di dieci ambulanze ferme davanti all’ingresso dell’emergenza. Un quadro che ha riacceso il dibattito sulle condizioni di lavoro nei reparti e sulle ricadute per i pazienti, tra attese prolungate e carichi assistenziali elevati.
A intervenire è la segretaria provinciale del NurSind Ylenia Catania Cerro, che legge quei dati come la conferma di una criticità denunciata da tempo dal sindacato delle professioni infermieristiche. «I numeri di oggi fotografano una situazione che come NurSind denunciamo da tempo: il problema non è l’affollamento occasionale, ma la carenza strutturale di personale» afferma.
Secondo Catania Cerro, quando in un pronto soccorso si registrano decine e decine di pazienti in carico contemporaneamente e le attese si allungano per ore, non si può parlare di inefficienza degli operatori. «Si tratta di un sistema che lavora costantemente sotto organico» sottolinea, ricordando che la pressione non è episodica ma continua.
Tra gli elementi che più colpiscono nel racconto della giornata c’è la frase riportata da alcuni utenti: “c’è un medico solo”. «Se confermata – osserva la segretaria – è il simbolo di una organizzazione che non può reggere con dotazioni minime su servizi ad altissima intensità assistenziale». Per il sindacato, il punto non è l’impegno dei professionisti, ma il fatto che quel lavoro si svolga in condizioni di costante emergenza.
«I professionisti stanno facendo il possibile, spesso oltre il possibile» prosegue Catania Cerro. E aggiunge: «Quando un pronto soccorso ha 100 pazienti in carico, non significa che qualcuno “non sta lavorando”, ma che il sistema è saturo». In questo contesto, insiste, non si può pensare di sostenere volumi così elevati con organici ridotti all’osso: «I colleghi non sono robot».
Il NurSind individua nelle lunghe attese la conseguenza di anni di mancata programmazione e di un numero insufficiente di assunzioni realmente operative. «Le attese lunghe non sono una colpa del personale» ribadisce la segretaria provinciale, che chiede interventi strutturali e non misure tampone. Servono, conclude, «assunzioni vere, copertura dei turni e un piano strutturale che garantisca sicurezza per cittadini e operatori. Perché quando il sistema si regge solo sulla buona volontà dei professionisti, non è più un sistema sicuro».
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