Il Comune cambia passo: Francesca Coppola inserisce la “depavimentazione” nelle linee guida della Città dei 15 minuti

L’assessora all’Urbanistica annuncia una strategia contro le isole di calore, con più infrastrutture verdi nei centri storici e laboratori partecipati per co-progettare interventi con Municipi e associazioni. Per fare la differenza tra una distesa di asfalto e un’infrastruttura verde che diventa, in estate, la differenza tra resistere e vivere la città

Ridurre il consumo di suolo non basta più: per rendere la città più vivibile, soprattutto d’estate, serve anche tornare indietro, togliere cemento e asfalto e restituire spazio al terreno e al verde. È il senso del “depaving”, la depavimentazione, che l’amministrazione comunale indica come pratica da promuovere e che entra ufficialmente nelle linee guida della Città dei 15 minuti appena approvate. L’annuncio arriva dall’assessora all’Urbanistica, Francesca Coppola, che collega questa scelta alla necessità di adattamento ai cambiamenti climatici e alla lotta contro le isole di calore, particolarmente dure nei centri storici.
Secondo l’assessora, la logica non è soltanto quella di “consumare meno”, ma di invertire la tendenza che negli anni ha impermeabilizzato gli spazi urbani, trasformandoli in superfici che accumulano calore e amplificano le temperature. Nella visione descritta, togliere asfalto e cemento significa creare margini di respiro: riportare il suolo a svolgere il suo ruolo naturale, favorire la presenza di elementi vegetali, migliorare microclima e ombreggiatura, rendere piazze e percorsi più sopportabili nei mesi più caldi e, di conseguenza, aumentare la qualità della vita quotidiana.
Francesca Coppola insiste su un dato di contesto che, nelle politiche urbane, diventa ormai una spinta decisiva: l’aumento delle ondate di calore. A Genova, sottolinea, negli ultimi anni il fenomeno è cresciuto in modo marcato, e questo rende urgente una strategia integrata, non episodica, capace di intervenire nei luoghi ad alta frequentazione dove l’asfalto “trattiene” la temperatura e la rilascia per ore, peggiorando il benessere delle persone. L’obiettivo dichiarato è sostituire una parte di queste superfici con infrastrutture verdi che offrano ombra e contribuiscano a ridurre l’impatto del caldo, con particolare attenzione alle fasce più fragili della popolazione, le prime a subire le conseguenze delle estati sempre più estreme.
Dentro questa impostazione c’è anche una lettura politica e sociale dello spazio pubblico. L’assessora lega la rinaturalizzazione dei suoli alla visione di “Smart City”, sostenendo che una città può dirsi davvero intelligente solo se garantisce servizi di prossimità e mette al centro cura delle persone e giustizia sociale e ambientale. In questo quadro, liberare spazio dall’asfalto non è presentato come un dettaglio estetico, ma come un principio guida: un modo per ridisegnare la città secondo criteri di resilienza, salute urbana e accessibilità, soprattutto nei quartieri dove il caldo estivo si trasforma più facilmente in disagio.
Un passaggio centrale, nella comunicazione dell’assessora, riguarda il metodo con cui portare avanti questi interventi. La depavimentazione, nelle intenzioni, non dovrebbe essere soltanto una serie di opere calate dall’alto: il Comune punta a costruire sinergie con Municipi e associazioni e a impostare laboratori partecipati con la cittadinanza, per far emergere bisogni, proposte e priorità direttamente dai territori. Il contributo “dal basso”, però, viene indicato come qualcosa da inquadrare in una visione d’insieme, per evitare interventi scollegati e, al contrario, co-progettare spazi resilienti che rispondano alle esigenze delle diverse comunità locali.
La scelta di inserire il depaving nelle linee guida della Città dei 15 minuti segna quindi un doppio messaggio: da una parte la consapevolezza che clima e qualità urbana impongono nuovi strumenti, dall’altra la volontà di legare la trasformazione dello spazio pubblico a una progettazione condivisa. Il banco di prova, ora, sarà la traduzione concreta di questi principi in cantieri e azioni visibili, soprattutto nelle aree dei centri storici più colpite dalle isole di calore, dove la differenza tra una distesa di asfalto e un’infrastruttura verde può diventare, in estate, la differenza tra resistere e vivere davvero la città.
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