diritti e sociale 

Guerra, Music for Peace: «Siamo troppo vicini al punto di non ritorno». L’appello che richiama l’Articolo 11 della Costituzione

L’associazione contro l’assuefazione alla guerra. Chiede di «scegliere da che parte stare», indicando nella Costituzione la bussola per tornare a pace, diritto internazionale e dignità umana

«Siamo troppo vicini al punto di non ritorno. Non è più un’allerta. È una realtà che bussa alla nostra porta, ogni giorno più forte, ogni giorno più urgente». Con queste parole Music for Peace apre un comunicato che è insieme denuncia e chiamata collettiva alla responsabilità, un testo che mette al centro l’idea che il silenzio, oggi, non sia più neutralità ma scelta, e che chi lavora per la pace non possa limitarsi ad assistere alla normalizzazione della violenza e alla progressiva erosione di ciò che per anni è sembrato acquisito.

Nel messaggio, Music for Peace descrive un clima che percepisce come pericolosamente scivoloso: «Da troppo tempo assistiamo, quasi impotenti, al degrado di un ordine mondiale che sembrava conquistato per sempre: i diritti umani calpestati, il diritto internazionale violato senza conseguenze, la sopraffazione elevata a norma. La dignità umana arretra. Il potere del denaro avanza, si consolida, diventa intoccabile». È un quadro che non si concentra su un singolo episodio, ma su un sentimento di deriva più ampia, dove il conflitto viene metabolizzato come inevitabile e la guerra rischia di tornare a essere presentata come strumento accettabile, persino “utile”, dentro un lessico che si fa via via più freddo e abituato.

L’associazione insiste su un punto che, nel testo, diventa la chiave emotiva e politica dell’intervento: la pace non viene proposta come un’utopia romantica, ma come una conquista concreta che pretende fatica, consapevolezza e voce pubblica. «E il silenzio, oggi, è già una scelta. Music for Peace non può tacere. Perché la pace non è un’utopia romantica — è una conquista che richiede coraggio, consapevolezza e la voce di ognuno di noi». Nella logica del comunicato, la posta in gioco non è soltanto “essere d’accordo” con un principio astratto, ma decidere se partecipare, se esporsi, se assumersi una parte di responsabilità in un tempo che, secondo l’associazione, non consente più ambiguità.

Da qui l’invito a non rimandare e a non lasciare che le differenze interne, personali o di appartenenza, diventino una scusa per l’inazione: «Se non scegliamo ora da che parte stare, tutti e tutte insieme, superando le differenze e gli ego personali o di sigla, domani potrebbe davvero essere troppo tardi». È un passaggio che punta a trasformare un sentimento diffuso di impotenza in un gesto concreto di consapevolezza collettiva, mettendo in guardia da quella che Music for Peace considera la trappola più comune: l’abitudine al peggio, la rinuncia a incidere, la delega totale.

Il comunicato si chiude richiamando esplicitamente la bussola costituzionale, indicando nell’Articolo 11 il testo da rileggere e da tenere vivo come riferimento civile e morale. Non come formula retorica, ma come criterio con cui misurare scelte politiche, linguaggi, priorità e responsabilità.

Ecco il testo integrale dell’Articolo 11 della Costituzione italiana.

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.


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