Cultura - 

Grande Genova, cento anni di trasformazioni: un ciclo di incontri della Società Dante Alighieri tra lingua, memoria e identità urbana

Da marzo a maggio sette appuntamenti tra biblioteche e ville storiche per rileggere la città a cento anni dall’unione dei comuni, tra storia, scienza, dialetto, migrazioni e spazi pubblici. Si comincia domani alla Berio con Marco Doria e Ferdinando Bonora: “Una città che cambia: 1926, la Grande Genova”

Nel centenario della Grande Genova, nata nel 1926 dall’unione di venti comuni, la Società Dante Alighieri di Genova promuove un ampio ciclo di conferenze dedicato al rapporto tra lingua, città e identità, inserito nel percorso culturale cittadino sulle trasformazioni urbane. Il programma, che si sviluppa tra inizio marzo e metà maggio in diverse sedi simboliche, propone una lettura interdisciplinare capace di intrecciare storia, urbanistica, letteratura, musica e fenomeni sociali, offrendo uno sguardo complesso su come Genova sia cambiata e continui a cambiare nel tempo.

Il primo appuntamento, martedì 3 marzo alle 17 alla Biblioteca Berio nella sala dei Chierici, è dedicato a “Una città che cambia: 1926, la Grande Genova”, un incontro che ricostruisce il contesto politico, economico e urbanistico che portò all’unificazione dei comuni, collegando quell’atto fondativo alle successive espansioni cittadine e alle trasformazioni del Novecento. A dialogare sono Marco Doria e Ferdinando Bonora, in un confronto che mette in relazione la storia istituzionale con l’evoluzione concreta del tessuto urbano.

Il 19 marzo alle 17, nel salone della Biblioteca Universitaria di via Balbi, il focus si sposta su “Genova delle macchine e delle invenzioni: la narrazione del presente che anticipa il futuro”. L’incontro esplora il legame tra lingua e innovazione scientifica in una città oggi raccontata come polo tecnologico e della ricerca, tra porto intelligente, robotica e intelligenza artificiale, analizzando anche il lessico tecnico e la comunicazione contemporanea. Intervengono Alberto Diaspro e Luigi Berio, con la proiezione del film “Genova Sinfonia della Città”, realizzato con i disegni di Emanuele Luzzati.

Il 2 aprile alle 17 la rassegna approda alla Biblioteca Lercari di Villa Cattaneo Imperiale a Terralba con “Dal privato al pubblico: parchi, scuole, biblioteche e musei in una città che cambia (1926–2026)”. L’incontro riflette sul riuso degli spazi storici, dalle ville ai complessi religiosi trasformati in luoghi di servizio e cultura, lungo l’asse che va da Voltri a Nervi, mettendo in evidenza come la trasformazione urbana abbia inciso non solo sulla geografia ma anche sulla funzione sociale degli edifici. A intervenire sono Raffaella Ponte e Ferdinando Bonora.

Il 16 aprile alle 17 si torna alla Biblioteca Universitaria per “Dialetto e canzone a Genova: una lunga storia d’amore”, un viaggio tra poesia dialettale, canzone d’autore e nuove forme espressive contemporanee. L’incontro, affidato a Lorenzo Coveri, mette in luce il ruolo del genovese come lingua viva capace di attraversare generazioni e generi musicali, dalla tradizione fino alle esperienze più recenti.

Il 23 aprile alle 17, ancora in via Balbi, è la volta di “Italiano lingua degli emigrati e degli immigrati: Genova porto delle parole”, dedicato alla città come crocevia di partenze e arrivi. Al centro vi sono le lettere e le testimonianze degli emigranti liguri, ma anche le nuove comunità che oggi abitano Genova, in un intreccio linguistico e culturale che racconta come l’identità cittadina si sia costruita nel dialogo continuo tra radici e contaminazioni.

Il ciclo prosegue a maggio con ulteriori appuntamenti che approfondiscono il rapporto tra memoria culturale e trasformazioni sociali, chiudendo idealmente un percorso che, nel centenario della Grande Genova, non si limita a celebrare un anniversario ma invita a riflettere su cosa significhi oggi abitare una città stratificata, complessa e in continua evoluzione. Lingua e spazio urbano diventano così strumenti per leggere il passato e interpretare il presente, nella consapevolezza che l’identità non è mai un dato immobile ma un processo condiviso.


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