diritti e sociale 

“Mettiamoci in Gioco” scrive ai sindaci liguri: stop all’azzardo, ora tocca ai Comuni

Con il sostegno di Anci Liguria, il coordinamento regionale chiede regole più dure su orari e distanze dai luoghi sensibili e più prevenzione: «L’azzardo è una piaga sociale»

La rete ligure della campagna “Mettiamoci in Gioco” alza il livello della mobilitazione contro la diffusione del gioco d’azzardo e incassa l’adesione di Anci Liguria, chiedendo ai sindaci un intervento immediato e misure concrete per ridimensionare l’offerta sul territorio. Il punto di svolta, nelle intenzioni del coordinamento, arriva anche dal richiamo pubblico di Papa Leone XIV, che in udienza ai sindaci ha indicato alla politica il compito di tessere relazioni autenticamente umane tra i cittadini, promuovendo la pace sociale, legando questo obiettivo alla necessità di affrontare l’espansione dell’azzardo come emergenza sociale, educativa e sanitaria.

La posizione del coordinamento, formalizzata in una lettera ai primi cittadini liguri datata 23 febbraio 2026 e firmata dal portavoce Antonio Molari, parte da un assunto netto: il gioco d’azzardo non è un fenomeno neutro né un semplice tema di ordine pubblico, ma un fattore che erode legami familiari e comunitari, alimenta fragilità e finisce per accentuare emarginazione, solitudine e povertà. Nel testo si richiama l’impostazione del Pontefice, che definisce l’azzardo una “piaga” e lo inquadra come un grave problema educativo, di salute mentale e di fiducia sociale, collocandolo dentro le crepe che attraversano le città e che le istituzioni sono chiamate a ricucire.

Da qui la richiesta ai Comuni – e, in prospettiva, alla Regione – di tradurre l’allarme in scelte amministrative riconoscibili e misurabili. Il coordinamento chiede di agire anzitutto sul “rubinetto” dell’offerta: meno ore di fruizione, limiti più stringenti sul funzionamento dei dispositivi e regole chiare sulle distanze dai cosiddetti luoghi sensibili, come scuole e centri di aggregazione. Accanto alle leve regolatorie, la lettera insiste su un’altra gamba dell’intervento, ritenuta decisiva: un presidio continuativo del territorio fondato su programmi di informazione e prevenzione, così da intercettare precocemente il rischio e ridurre l’area grigia in cui proliferano dipendenza e indebitamento.

A sostenere l’iniziativa, viene ricordata una rete ampia di realtà sociali, sindacali e associative attive in Liguria, chiamate a fare fronte comune sul tema e a spingere le istituzioni locali verso un cambio di passo. Il messaggio, in sostanza, è che non può esserci pace sociale se l’azzardo continua a crescere senza argini, e che il contrasto non può limitarsi a campagne episodiche: serve un’azione pubblica stabile, fatta di regole, monitoraggio e prevenzione, con i sindaci in prima linea.


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