Sanità 

San Martino, Ematologia potenzia le terapie avanzate: rinnovata una “clean room” nel Padiglione 5 grazie a Fondazione Carige

Completati i lavori di adeguamento di una camera pulita del Laboratorio Cellule Staminali e Terapie Cellulari nel Padiglione 5, intervento sostenuto da Fondazione Carige. La struttura è ora pronta per manipolazioni estensive e per lo sviluppo di farmaci di terapia avanzata, con ricadute su cura e ricerca in ambito emato-oncologico, mentre il reparto ricorda l’anniversario dei 50 anni dal primo trapianto di cellule staminali in Italia

Un laboratorio più moderno, standard più alti e la possibilità di spingere sull’innovazione clinica proprio dove le cure tradizionali spesso non bastano: al Policlinico San Martino sono terminati i lavori di riqualificazione di una delle due camere pulite del Laboratorio Cellule Staminali e Terapie Cellulari, nel Padiglione 5, con un intervento reso possibile dal contributo di Fondazione Carige. La stanza rinnovata è una “clean room”, cioè un ambiente a contaminazione controllata, con aria ad altissimo grado di purezza e una presenza di microparticelle ridotta al minimo, condizioni indispensabili quando si lavora su materiali biologici estremamente sensibili e quando la sicurezza del processo è parte integrante della terapia stessa.

Il senso dell’adeguamento sta nei requisiti: l’ammodernamento, viene spiegato, ha portato la camera pulita ai livelli normativi più stringenti necessari per eseguire le cosiddette manipolazioni estensive, cioè lavorazioni complesse che possono modificare le caratteristiche genetiche, fisiologiche o biologiche delle cellule. In altre parole, non si tratta soltanto di “operare in un ambiente più pulito”, ma di rendere possibile un tipo di produzione e di preparazione che apre la strada a terapie di frontiera, con processi controllati e tracciabili secondo standard elevati.

La ricaduta più concreta riguarda lo sviluppo degli Advanced Therapeutic Medicinal Products, i farmaci di terapia avanzata basati su cellule o tessuti umani, provenienti da donatori o dagli stessi pazienti. Sono terapie destinate a patologie complesse e spesso severe, in ambiti dove le alternative terapeutiche possono essere limitate o assenti: dal mondo dei tumori alle malattie genetiche, fino a disturbi neurodegenerativi e patologie muscolari. La camera pulita, potenziata e adeguata, diventa così una piattaforma abilitante: permette al personale specializzato di lavorare in sicurezza su procedure che richiedono controllo ambientale, competenze specifiche e aderenza rigorosa alle norme, trasformando la capacità tecnologica in possibilità clinica.

Il San Martino sottolinea anche un altro aspetto: la nuova camera pulita rafforza un percorso già in atto nella cura delle malattie emato-oncologiche, con un doppio binario che unisce attività assistenziale e ricerca. Lo spazio, infatti, potrà essere impiegato sia per attività di diagnosi e cura sia per progetti scientifici e studi clinici, ampliando le opportunità legate a farmaci chemioterapici e a bersaglio molecolare e, più in generale, alla ricerca traslazionale, quella che porta l’innovazione dal laboratorio al letto del paziente.

Le dichiarazioni che accompagnano l’annuncio mettono l’accento sul valore della collaborazione e sull’ambizione dell’obiettivo. La direttrice generale dell’IRCCS, Monica Calamai, lega il traguardo alla possibilità di migliorare gli standard di cura e di consolidare il ruolo del Policlinico come riferimento in un settore dove, per definizione, la tecnologia e le procedure devono restare all’altezza delle sfide cliniche: «Siamo davvero felici che grazie alla collaborazione con un’istituzione di rilievo come Fondazione Carige si sia arrivati ad un traguardo così ambizioso e fondamentale per migliorare gli standard di cura all’interno del San Martino», afferma, richiamando l’esigenza di “tenere sempre alti” gli standard per tutelare chi si affida alle cure. Dal lato della Fondazione, il consigliere di amministrazione Andrea Rivellini mette in evidenza l’impegno sul fronte sanitario e l’idea di un impatto che duri nel tempo: la camera pulita, dice, è lo strumento che permette di sviluppare concretamente terapie biologiche nate da cellule e tessuti umani, con l’auspicio di trasformare l’innovazione di oggi in standard di domani, grazie a una collaborazione tra pubblico e privato ritenuta indispensabile.

C’è infine un riferimento identitario, che lega la novità alla storia della città nella medicina dei trapianti. Il direttore dell’Unità Operativa Ematologia e Terapie Cellulari, Emanuele Angelucci, definisce l’adeguamento un passaggio fondamentale per mantenere Genova all’avanguardia e ricorda che proprio qui si è scritta una pagina pionieristica del trapianto di cellule staminali: ad aprile ricorrerà il cinquantesimo anniversario del primo trapianto in Italia, eseguito dall’équipe del professor Alberto Marmont. Un richiamo che non è solo celebrativo: serve a collocare la nuova camera pulita dentro una continuità di ricerca, competenze e responsabilità, in cui l’infrastruttura tecnologica diventa la condizione perché la tradizione di eccellenza possa proseguire, con strumenti aggiornati e obiettivi clinici sempre più ambiziosi.


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