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UniGe e referendum, il caso dell’aula negata arriva in parlamento: Ghio e Pandolfo interrogano la ministra. I Giovani Democratici: «Grave diniego»

Il caso del no dell’Università di Genova a un’iniziativa di Sinistra Universitaria – Udu Genova sul referendum costituzionale finisce al centro di un’interrogazione parlamentare del Partito Democratico rivolta ad Anna Maria Bernini. Dura anche la presa di posizione dei Giovani Democratici di Genova, che con Pietro Sapori parlano di un segnale «preoccupante» e chiedono un passo indietro al rettore

Il caso dell’aula negata all’Università di Genova per un’iniziativa di approfondimento sul referendum costituzionale continua ad allargarsi e approda ora anche in Parlamento. Dopo la denuncia di Sinistra Universitaria – Udu Genova, arrivano infatti la presa di posizione dei deputati del Partito Democratico (Pd) Valentina Ghio e Alberto Pandolfo, che hanno presentato un’interrogazione alla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, e una nota dei Giovani Democratici genovesi che esprime «piena solidarietà» all’associazione studentesca.

Nella loro dichiarazione, Valentina Ghio e Alberto Pandolfo definiscono «preoccupante» la scelta di negare un’aula universitaria a un’associazione studentesca per un’iniziativa di approfondimento sul referendum costituzionale. I due parlamentari sottolineano che, se la ricostruzione riportata fosse confermata, il diniego a Sinistra Universitaria – Udu Genova per un dibattito con docenti, magistrati ed esponenti della vita pubblica come l’ex ministro Andrea Orlando configurerebbe un atto capace di comprimere la libertà di discussione all’interno dell’ateneo.

Il punto politico su cui insistono gli esponenti del Partito Democratico (Pd) riguarda la distinzione tra propaganda di partito e libero confronto promosso dagli studenti. Nella loro lettura, i regolamenti universitari vietano la propaganda dei partiti, ma non possono essere usati per impedire momenti di dibattito e approfondimento organizzati dalle associazioni studentesche. Ancora più grave, aggiungono, apparirebbe il richiamo alla par condicio, se nello stesso contesto si fossero svolte senza ostacoli altre iniziative con ospiti chiaramente schierati per il sì.

Per Ghio e Pandolfo il nodo, dunque, non è soltanto la singola autorizzazione negata, ma il rischio che le regole vengano applicate in modo discrezionale, selezionando chi può parlare e chi no dentro l’università. Da qui la decisione di chiedere alla ministra Bernini di approfondire le ragioni della scelta dell’ateneo. I due deputati rivendicano l’autonomia universitaria come valore, ma avvertono che essa non può trasformarsi in un alibi per limitare il pluralismo, ribadendo che agli studenti deve essere garantito il diritto di discutere e approfondire senza censure preventive.

Sulla stessa vicenda intervengono anche i Giovani Democratici di Genova, che in una nota firmata dal segretario provinciale Pietro Sapori parlano di una decisione appresa «con forte preoccupazione». Il riferimento è al diniego di uno spazio di dibattito in vista del referendum sulla riforma della giustizia, un tema che, nella loro lettura, tocca in modo diretto l’equilibrio dei poteri e l’assetto costituzionale del Paese e che proprio per questo meriterebbe un confronto aperto all’interno di un ateneo pubblico, in particolare tra studentesse e studenti di Giurisprudenza.

Pietro Sapori insiste sul fatto che l’università dovrebbe essere il luogo del pluralismo, del libero confronto e della discussione, non uno spazio in cui vengano ostacolate iniziative che esprimono posizioni critiche verso le scelte del governo, soprattutto quando sono previste presenze accademiche e istituzionali di rilievo. Nella nota, il segretario provinciale dei Giovani Democratici sostiene che negare un’aula a chi vuole discutere nel merito della riforma rappresenti un segnale sbagliato, in particolare nei confronti delle nuove generazioni.

La posizione dei Giovani Democratici si allarga poi al clima generale, con la denuncia di una più ampia compressione degli spazi di partecipazione e di delegittimazione del dissenso. Per questo il diniego viene definito «ancora più grave», perché non riguarderebbe solo una questione logistica ma un principio più profondo: l’idea che l’università non possa piegarsi a logiche di opportunità politica o a dinamiche di silenziamento delle voci critiche.

Nella parte finale della presa di posizione, i Giovani Democratici di Genova esprimono piena solidarietà a Sinistra Universitaria – Udu Genova e chiedono al rettore un passo indietro, invocando la tutela della libertà di espressione, dell’autonomia degli spazi universitari e del diritto al confronto democratico. Il messaggio politico è netto: l’università, sostengono, non può essere terreno neutro solo quando il dibattito è innocuo, ma deve restare un presidio attivo di democrazia proprio quando si discutono riforme che riguardano Costituzione e diritti.

Con l’interrogazione parlamentare presentata da Valentina Ghio e Alberto Pandolfo e con la mobilitazione della componente giovanile del Partito Democratico (Pd), il caso UniGe esce così dai confini del dibattito interno all’ateneo e diventa tema politico nazionale. In attesa di eventuali chiarimenti ufficiali dell’Università di Genova e della risposta della ministra Anna Maria Bernini, la vicenda continua a pesare sul confronto cittadino tra autonomia degli atenei, regolamenti interni e libertà di discussione negli spazi universitari.


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