Regione, pacchetto “entroterra”: contributi e prestiti agevolati per botteghe e imprese, dai nuovi negozi ai progetti di investimento

Annunciata anche una campagna informativa nei territori interni e risorse nazionali per interventi di antincendio boschivo nelle nuove aree della Strategia nazionale

Un “pacchetto” di incentivi per rendere meno fragile la vita economica nelle valli liguri e, allo stesso tempo, provare a invertire la dinamica che negli anni ha svuotato servizi, negozi e opportunità nei piccoli centri dell’entroterra. È la linea tracciata dal presidente della Regione Liguria Marco Bucci e dall’assessore allo Sviluppo economico Alessio Piana, che hanno presentato un mix di misure basate su contributi a fondo perduto, sostegni alle spese correnti e strumenti di accesso al credito con tassi agevolati, rivolti a chi investe o vuole aprire un’attività nei Comuni non costieri.
Il messaggio politico è chiaro: per Regione Liguria l’entroterra non è soltanto un “tema” da evocare, ma un pezzo di territorio che ha bisogno di condizioni minime per restare abitato e funzionante. In questa cornice, dicono Bucci e Piana, le attività economiche diventano molto più di un’impresa in senso stretto: sono presidi sociali, luoghi che tengono insieme comunità e quotidianità, soprattutto dove l’offerta si assottiglia e ogni chiusura pesa doppio. Le misure vengono collegate alla legge regionale numero 6 del 2025, indicata come la cornice normativa pensata dalla giunta per valorizzare in modo deciso le aree interne.

La strategia non si limita agli operatori già presenti. La Regione annuncia che le opportunità saranno promosse anche con una campagna social e con affissioni dedicate nei territori dell’entroterra, proprio per intercettare chi potrebbe aprire una nuova attività. I settori esplicitamente richiamati sono artigianato, commercio, ristorazione e cooperative economiche, cioè ambiti che nei borghi spesso coincidono con i servizi essenziali: bottega, bar, piccola ristorazione, manutenzioni, lavori di prossimità.
Tra gli strumenti già attivi, viene citata la misura gestita dalla Camera di Commercio di Genova che riconosce fino a 300 euro al mese per cinque anni, a copertura delle spese di gestione o di affitto, a chi avvia un’attività economica nei Comuni entro i 2.500 abitanti. Secondo i dati presentati, l’incentivo avrebbe già favorito la nascita di 14 nuove realtà in diversi paesi dell’entroterra, dal Ponente al Levante, includendo località come Bardineto, Borgomaro, Dolceacqua, Mallare, Mendatica, Molini di Triora, Pigna, Rovegno, San Colombano Certenoli, Sassello, Torriglia, Urbe e Varese Ligure.
Sul versante delle attività già esistenti, la Regione rivendica un’adesione ampia alla misura gestita da Filse che ha riconosciuto un contributo una tantum fino a 3.600 euro per le spese di gestione o di affitto sostenute nel 2024 nei Comuni fino a 5.000 abitanti, con 1.329 imprese beneficiarie. È il segmento che prova a rispondere al tema più immediato, quello della sopravvivenza quotidiana delle botteghe e delle microattività, spesso schiacciate da margini ridotti e da costi che, in paesi piccoli, diventano rapidamente insostenibili.
Accanto al sostegno “di tenuta”, la Regione spinge anche sulla leva degli investimenti. Dal 10 febbraio è attivo il bando “botteghe dell’entroterra”, sempre gestito da Filse, che non finanzia soltanto gli interventi strutturali ma può sostenere anche l’acquisto di merce. Il contributo è previsto al 40% delle spese ammissibili, con una percentuale che sale al 50% nei Comuni entro i 1.000 abitanti e al 55% per le imprese under 35, segnale che mira a premiare chi investe in contesti ancora più piccoli e chi prova a restare, o tornare, con un progetto imprenditoriale giovane. Al momento della presentazione risultavano 48 domande già depositate.
Il capitolo credito viene affidato a strumenti come Garanzia Artigianato Liguria e Cassa Commercio Liguria, descritti come meccanismi che combinano contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati per facilitare l’accesso alle risorse necessarie ad ammodernare locali, acquistare attrezzature e far crescere l’attività. La Regione indica una copertura potenzialmente fino al 100% degli interventi e riferisce di 73 domande arrivate nella nuova finestra di presentazione, che si aggiungerebbero ai 312 progetti già sostenuti nella precedente edizione.
Nel quadro complessivo, Bucci e Piana inseriscono anche un tassello non direttamente legato ai bandi per le imprese ma coerente con l’idea di “condizioni strutturali” per vivere nelle valli: l’arrivo di 2,8 milioni di euro da fondi nazionali destinati a interventi di antincendio boschivo nelle quattro nuove aree interne individuate dalla Regione per la Strategia nazionale Aree interne nella programmazione dei fondi europei 2021-2027, cioè Imperiese, Val Fontanabuona, Bormida Ligure e Valle Scrivia. Nel perimetro della Strategia nazionale, ricordano, erano già presenti Antola-Tigullio, Beigua-Sol, Alta Valle Arroscia e Val di Vara, mentre Imperiese e Val Fontanabuona risultano già riconosciute a livello centrale, portando a sei le aree liguri finanziate. È in questo contesto che Piana lega il contributo per le nuove aree a un segnale che, nelle intenzioni, può anticipare un riconoscimento più pieno anche per Valle Scrivia e Bormida Ligure.
La scommessa, in sintesi, è far funzionare insieme più leve: sostegno alle spese per non far chiudere, incentivi per aprire, contributi e credito per investire, e una cornice di interventi territoriali che renda più “abitabile” e sicuro il vivere nell’entroterra. Un mosaico che, secondo la Regione, dovrebbe servire non a una stagione di aiuti spot, ma a rendere economicamente possibile restare nelle valli liguri senza dover rinunciare ai servizi essenziali che, spesso, passano proprio da una serranda alzata in un paese piccolo.
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