Marassi, hashish nascosto nel bordo di una coperta: la polizia penitenziaria blocca un pacco diretto a un detenuto

Il sindacato Sappe, con Vincenzo Tristaino e Donato Capece, elogia l’intervento dei colleghi e coglie l’occasione per rilanciare l’allarme su tentativi sempre più sofisticati, chiedendo più tecnologia, misure antidroni e un rafforzamento degli organici

La polizia penitenziaria ha intercettato un nuovo tentativo di introdurre sostanze stupefacenti nel carcere di Marassi, a Genova, individuando circa 20 grammi di hashish nascosti con cura all’interno del bordo di una coperta inserita in un pacco postale destinato a un detenuto ristretto nell’istituto del quartiere di Marassi. Il ritrovamento, avvenuto durante i controlli sui pacchi in ingresso, viene descritto come l’ennesima prova di un fenomeno che continua a riproporsi con modalità sempre più ingegnose e difficili da individuare, proprio perché costruite per eludere le verifiche ordinarie.

A diffondere la notizia è Vincenzo Tristaino, segretario nazionale per la Liguria del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, che ha espresso apprezzamento per l’operato del personale, sottolineando come lo scrupolo e l’esperienza degli agenti restino decisivi per fermare tentativi che puntano a sfruttare la quotidianità delle consegne e la normalità apparente dei pacchi. Nella sua valutazione, il rinvenimento dimostra ancora una volta la professionalità del Corpo e la necessità che questi interventi non restino soltanto episodi positivi, ma si traducano anche in riconoscimenti formali al personale coinvolto.
Tristaino evidenzia inoltre un elemento che, nella lettura del sindacato, rende l’episodio ancora più significativo: il fatto che arrivi a pochi giorni da un intervento analogo conclusosi con successo nello stesso istituto, segnale di una pressione costante sul carcere e di una capacità di adattamento delle reti illegali, che cambiano strumenti e strategie per introdurre droga e telefoni all’interno delle strutture detentive. Proprio su questo punto il sindacato insiste nel sottolineare che il lavoro di controllo non si esaurisce nell’intercettazione di una singola spedizione, ma richiede continuità, risorse e un presidio operativo stabile, perché ogni “falla” può trasformarsi in un rischio per l’ordine interno.
Sulla vicenda è intervenuto anche Donato Capece, segretario generale del Sappe, che ha richiamato l’attenzione sul susseguirsi di rinvenimenti di stupefacenti e cellulari diretti ai detenuti del carcere genovese, oggetti che, secondo la sua impostazione, alimentano traffici illeciti e possono compromettere la sicurezza all’interno dell’istituto. Capece chiede di stroncare quella che definisce una continua illegalità puntando su due direttrici: da un lato strumenti tecnologici adeguati, dall’altro un rafforzamento concreto delle risorse umane, perché senza organici sufficienti e senza apparati aggiornati i controlli rischiano di dipendere esclusivamente dall’intuito e dalla fatica quotidiana degli agenti.
Nel suo intervento, Donato Capece collega il tema anche ad altri canali di introduzione illecita che negli ultimi tempi hanno assunto un peso crescente, come i lanci dall’esterno e l’uso dei droni, indicati come una sfida diretta alla sicurezza penitenziaria. Da qui la richiesta di investimenti urgenti in tecnologie antidroni e nel potenziamento degli organici, con l’idea che l’intercettazione del pacco con hashish sia un successo operativo ma anche la fotografia di un contesto in cui i tentativi di aggirare i controlli non si fermano e, anzi, tendono a sofisticarsi.
Il sequestro della droga occultata nel bordo della coperta, dunque, non viene raccontato dal sindacato come un semplice episodio isolato, ma come un tassello di un quadro più ampio in cui la polizia penitenziaria è chiamata a garantire sicurezza e legalità dentro un sistema sotto stress, con pressioni esterne costanti e con una creatività criminale che cerca ogni varco possibile. In questo scenario, il controllo accurato dei pacchi resta uno dei fronti più sensibili, perché proprio nella normalità dei beni destinati ai detenuti si possono annidare tentativi di far entrare sostanze e strumenti capaci di alimentare microtraffici, tensioni e dinamiche pericolose per l’intera comunità penitenziaria.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.