Arresto in hotel finisce sotto inchiesta. Quattro carabinieri indagati per tentata estorsione, lesioni e calunnia

La Procura di Genova apre un fascicolo dopo la direttissima su un episodio del 2 novembre: un video depositato dalla difesa dell’arrestato metterebbe in discussione la ricostruzione contenuta nel verbale. I militari respingono ogni accusa e rivendicano la correttezza dell’intervento, ricordando che l’arresto era stato convalidato

Un arresto scattato in una hall d’albergo, un processo già avviato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, e ora una nuova partita giudiziaria che si apre dall’altra parte della barricata. La Procura di Genova ha iscritto nel registro degli indagati quattro carabinieri con ipotesi di reato pesanti – tentata estorsione, lesioni e calunnia – legate a quanto accaduto lo scorso 2 novembre a Sestri Levante, durante un intervento in un hotel della zona. L’inchiesta nasce, secondo quanto ricostruito, da quanto emerso in sede di direttissima, dove l’uomo arrestato ha sostenuto di essere stato picchiato senza motivo e ha mostrato segni sul volto e alle mani, mentre la difesa ha depositato un video che, a suo dire, smentirebbe la versione riportata dai militari nel verbale.

La sequenza dei fatti, per come è stata ricostruita, prende avvio quando un cliente dell’Hotel dei Castelli, (Sestri Levante) dopo aver saldato un conto particolarmente elevato, avrebbe dato in escandescenze sostenendo di aver subito il furto di un orologio di valore e arrivando a minacciare conseguenze per la struttura. A quel punto il direttore avrebbe chiamato il numero unico di emergenza e sul posto sarebbe intervenuta una pattuglia. È nel momento del controllo che, secondo l’atto d’arresto, la situazione sarebbe degenerata: alla richiesta dei documenti l’uomo avrebbe reagito con violenza, colpendo uno dei carabinieri, dando così origine all’arresto.
Ma il cuore della vicenda, e il punto che ha innescato il nuovo filone d’indagine, sta nel confronto tra due narrazioni opposte. Nel verbale i militari avrebbero descritto un’aggressione fatta di calci, pugni e persino un morso; la difesa dell’arrestato, invece, ha portato in aula un filmato che racconterebbe un copione diverso. Nelle immagini, viene sostenuto, si vedrebbe l’uomo in piedi nella hall con i documenti in mano, di fronte a quattro carabinieri, e poi l’improvvisa immobilizzazione: ammanettato, portato a terra e trattenuto per diversi minuti, fino al trasferimento forzato in ambulanza.
Nel frattempo l’uomo è imputato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e, sempre secondo quanto riferito, i carabinieri avrebbero avanzato in un primo momento una richiesta risarcitoria molto alta, poi ridimensionata. Proprio su questo aspetto si innesta una delle contestazioni ipotizzate dalla Procura, mentre la difesa dei militari respinge l’impianto accusatorio e parla di un intervento corretto. L’avvocato Giuseppe Gallo, che assiste i quattro indagati, sottolinea che le consulenze mediche sarebbero state prodotte nel fascicolo del dibattimento penale per consentire al giudice una valutazione oggettiva della condotta dell’imputato e ricorda che i suoi assistiti hanno presentato una controdenuncia per calunnia, rivendicando anche un dato: l’arresto, all’epoca, era stato convalidato.
A coordinare l’indagine è la pubblico ministero Sabrina Monteverde. Gli accertamenti sono ancora in corso e dovranno chiarire se l’uso della forza sia stato proporzionato, se la ricostruzione contenuta negli atti sia coerente con le immagini depositate e, soprattutto, se vi siano elementi che giustifichino le ipotesi di reato contestate. Per ora, quello che è certo è che un episodio nato come intervento per una lite in albergo si è trasformato in un caso destinato a pesare a lungo in aula, su due processi che rischiano di procedere in parallelo e con versioni diametralmente opposte degli stessi minuti.
In copertina: immagine realizzata con l’Ai
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