Porto di Pra’, il Comune fissa i paletti: no a nuovi riempimenti. Terrile propone una commissione ad hoc con l’Autorità di Sistema Portuale

In Consiglio comunale il tema del possibile ampliamento della piattaforma portuale di Pra’ approda con forza dopo le notizie su un accordo in via di firma a Singapore tra Autorità di sistema portuale e gruppo Psa

Il dibattito sul futuro del porto di Pra’ si è acceso in aula con un tono che è andato ben oltre la semplice richiesta di chiarimenti tecnici, perché nelle parole dei consiglieri è emersa con nettezza una questione politica più ampia: chi decide le trasformazioni del ponente e con quale grado di coinvolgimento delle istituzioni cittadine e delle comunità che quel territorio lo vivono ogni giorno. A innescare il confronto sono state le notizie circolate sulla stampa, tra dichiarazioni del presidente dell’Autorità di sistema portuale e l’annuncio di un viaggio a Singapore per la sottoscrizione di un accordo con il gruppo Psa, alla presenza anche di esponenti del governo.
A portare per primo il tema in Consiglio è stato Claudio Chiarotti, consigliere del Partito Democratico (Pd), che ha ricostruito il quadro partendo proprio da quanto emerso sui giornali e da un’intervista nella quale, a suo dire, sarebbe stata ventilata l’ipotesi di una espansione della piattaforma portuale di Pra’. Nel suo intervento Chiarotti ha richiamato un elemento che considera decisivo e non aggirabile, cioè la storia del confronto — anche duro — che negli anni ha accompagnato il trasferimento del traffico commerciale nel ponente genovese. Un confronto che, ha ricordato, ha prodotto accordi e punti di equilibrio ritenuti oggi imprescindibili. Per il consigliere del Pd non ci sarebbero nemmeno lontanamente le condizioni per rimettere in discussione quel quadro, sia perché i volumi di traffico e i dati sulla piena messa a regime delle piattaforme esistenti non lo giustificherebbero, sia perché la città sta già assistendo alla realizzazione della nuova diga, opera destinata a incidere sugli spazi e sull’assetto del bacino portuale di San Pier d’Arena. Da qui la richiesta politica principale: capire se tutto questo sia avvenuto senza un confronto propedeutico con la civica amministrazione, confronto che Chiarotti ha definito doveroso anche in vista del nuovo piano regolatore portuale.

Subito dopo è intervenuto Filippo Bruzzone, capogruppo della Lista Salis, con un discorso dal tono esplicitamente politico e centrato sul significato della partecipazione democratica nei processi decisionali che riguardano il territorio. Bruzzone ha sottolineato come, a suo giudizio, il ponente si ritrovi ancora una volta al centro di un dibattito senza partecipare davvero a quel dibattito, perché le decisioni sembrano maturare altrove, tra operatori, Autorità portuale e governo, senza un passaggio pubblico chiaro con il Comune e con l’aula consiliare. Ha parlato apertamente di una «scortesia istituzionale», precisando che l’Autorità portuale e l’operatore economico fanno il proprio mestiere, ma che diventa problematico quando rappresentanti del governo seguono lo stesso approccio escludendo — salvo smentite — il livello democraticamente eletto della città.
Nel suo intervento Bruzzone ha anche collocato la vicenda dentro un impegno politico assunto dalla maggioranza che sostiene l’amministrazione, cioè quello di monitorare con attenzione le dinamiche portuali e di tenere conto delle posizioni già espresse dai territori, in particolare da quelle porzioni del ponente che negli anni si sono dette in maniera netta contrarie a ipotesi di ampliamento. E ha insistito su un punto che, nelle sue parole, prescinde perfino da una lettura ambientalista della questione: secondo Bruzzone, oggi mancherebbe una giustificazione economica e di traffico per parlare di ampliamento della piattaforma portuale di Pra’. Per questo ha chiesto un chiarimento non solo sui contenuti reali dell’accordo, ma anche sulla posizione politica dell’amministrazione comunale.
A rispondere alle interrogazioni è stato il vicesindaco Alessandro Terrile, che ha definito il tema particolarmente rilevante per il ponente cittadino e per l’intera città, impostando il suo intervento come un tentativo di fare chiarezza su notizie apprese, ha precisato, dallo stesso circuito informativo seguito da tutti. Terrile ha confermato che il Comune ha avuto notizia dell’imminente firma a Singapore di un accordo tra l’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale e il gruppo Psa, gruppo a cui fa capo il terminal Psa di Genova Pra’, e ha aggiunto che alla firma avrebbero partecipato anche esponenti del governo, tra cui il viceministro Edoardo Rixi.
Il passaggio centrale della risposta è arrivato sui contenuti dell’intesa. Secondo quanto risulta al Comune, ha spiegato Terrile, l’accordo riguarderebbe l’attuazione di investimenti molto consistenti, quantificati in circa un miliardo di euro, da realizzare all’interno dell’attuale terminal di Genova Pra’. Investimenti che consisterebbero nell’automazione del terminal, nella modifica della viabilità interna e nella redistribuzione degli spazi che il terminalista ha già oggi in concessione. Lo stesso investimento, sempre secondo gli elementi in possesso dell’amministrazione, verrebbe realizzato interamente dal concessionario, che in cambio otterrebbe un’estensione temporale della concessione.
Ed è su questo punto che Terrile ha voluto sgomberare il campo dall’ipotesi di un allargamento fisico del terminal attraverso nuovi riempimenti, almeno per quanto risulta oggi al Comune. Il vicesindaco ha detto chiaramente che dagli elementi disponibili l’accordo non prevede espansioni del terminal da effettuarsi mediante nuovi riempimenti e ha aggiunto un dettaglio politico-istituzionale non secondario: l’Autorità di sistema portuale non ha mai comunicato all’amministrazione comunale l’intenzione di procedere con nuovi riempimenti, neppure nella misura già prevista dal vigente piano regolatore portuale. Per questo, allo stato, la presunta espansione evocata da alcune ricostruzioni giornalistiche non potrebbe che avvenire attraverso un utilizzo migliore e più produttivo delle aree a terra già nella disponibilità del concessionario.
La risposta di Terrile non si è fermata alla fotografia dell’accordo, ma ha ribadito anche la linea politica del Comune sul futuro del porto di Pra’, richiamando il «punto di equilibrio» costruito nei decenni passati e fondato su principi che l’amministrazione considera ancora validi. Tra questi, il confine del rio San Giuliano come limite dell’area portuale, la conformazione delle infrastrutture — in particolare la diga di protezione a mare — tale da garantire la balneabilità e il pieno utilizzo della spiaggia di Voltri, e la subordinazione di eventuali nuovi riempimenti a una verifica rigorosa della necessità in base ai volumi di traffico e alle esigenze del lavoro portuale. In questo quadro, Terrile ha affermato che oggi il Comune è nelle condizioni di escludere la necessità di nuovi riempimenti nell’area portuale di Pra’.
La posizione del comune di Genova sul futuro del porto di Pra’, ha detto il vicesindaco, «non si discosta da quel punto di equilibrio che è stato raggiunto nei decenni passati e che si fonda sul rispetto di una serie di principi tra cui il confine del rio San Giuliano come limite dell’area portuale la conformazione delle infrastrutture portuali in particolare della diga di protezione a mare tale da consentire la balneabilità e il pieno utilizzo dell’intera spiaggia di Voltri, alla balneabilità della spiaggia di Pegli e la subordinazione di eventuali nuovi riempimenti alla rigorosa verifica della necessità secondo i volumi di traffico e secondo le esigenze del lavoro portuale. Diciamo che la presunta espansione sarebbe opponente a tutto questo e siamo oggi ad escludere che ci sia la necessità di nuovi riempimenti nell’area portuale di Pra’» ma, proprio perché la questione resta però delicata e strategica, il vicesindaco ha concluso proponendo che il tema venga affrontato in una commissione consiliare dedicata, con l’audizione dell’Autorità di sistema portuale, del Municipio Ponente e dei rappresentanti dell’industria e del lavoro portuale, così da acquisire tutti gli elementi utili non solo sulla vicenda contingente ma anche in prospettiva del nuovo piano regolatore portuale.
Il senso del dibattito, in definitiva, sta tutto qui: da una parte la preoccupazione — trasversale nelle opposizioni ma con toni diversi — che il ponente venga nuovamente chiamato a subire scelte calate dall’alto; dall’altra il tentativo dell’amministrazione, attraverso Alessandro Terrile, di rassicurare sul fatto che non c’è allo stato alcun progetto di espansione con nuovi riempimenti e che gli investimenti annunciati riguardano la modernizzazione e la riorganizzazione dell’esistente. Ma il passaggio in commissione, se ci sarà, sarà il vero banco di prova per capire se la promessa di trasparenza e partecipazione reggerà di fronte a un dossier che tocca interessi economici enormi e un equilibrio territoriale che a Pra’ resta politicamente sensibilissimo.
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