Oggi a Genova 

Peschereccio Acquario ritrovato a 385 metri di profondità: il relitto individuato dall’Artabro al largo di Portofino

Svolta nelle ricerche del peschereccio affondato il 2 febbraio con il comandante-armatore Dhib Zouahier ben Alì, conosciuto da tutti come “Michele”. Il relitto è stato localizzato questa mattina sul fondale, a circa tre miglia nautiche dal punto del naufragio. Decisivo il lavoro della nave oceanica Artabro, impiegata per la prima volta in Italia in un’operazione dell’Agenzia Europea per la Sicurezza Marittima

È arrivata all’alba la notizia che in molti attendevano da settimane: il peschereccio Acquario, scomparso in mare il 2 febbraio scorso, è stato localizzato sul fondo al largo del promontorio di Portofino. Il relitto, secondo quanto emerso dalle operazioni tecniche, si trova a circa tre miglia nautiche dal punto in cui era avvenuto l’affondamento e giace a una profondità di circa 385 metri.

Con l’imbarcazione era naufragato anche il comandante-armatore, Dhib Zouahier ben Alì, il pescatore sessantaquattrenne che in zona tutti conoscevano come “Michele”. Il ritrovamento del peschereccio rappresenta ora un passaggio cruciale sia per la ricostruzione di quanto accaduto sia per le speranze della famiglia, che da giorni attende sviluppi concreti dalle attività di ricerca in mare profondo.

A individuare l’Acquario è stata la nave Artabro, unità specializzata entrata in azione nell’ambito di un servizio di ricerca operato dall’Agenzia Europea per la Sicurezza Marittima. Si tratta, secondo quanto riferito, della prima missione di questo tipo svolta in Italia con questo dispositivo. Le operazioni si sono basate su una combinazione di tecnologie avanzate: ecoscandaglio tridimensionale, sonar e drone subacqueo, strumenti indispensabili quando si lavora a quote così elevate e in un contesto marino complesso.

La Artabro non è una nave qualsiasi, ma una piattaforma offshore progettata proprio per missioni tecniche in profondità. È una OSV (Offshore Support Vessel) lunga 90 metri, costruita per attività di ispezione sottomarina, rilievo con ROV e interventi su infrastrutture in mare. La sua configurazione la rende particolarmente adatta a operazioni delicate come quella in corso: può mantenere la posizione con grande precisione grazie al sistema di posizionamento dinamico Kongsberg DP2, ha una velocità di crociera tra 10 e 12 nodi e può ospitare fino a 50 persone a bordo, tra equipaggio, tecnici e specialisti.

Uno degli elementi più importanti, in questo caso, è la dotazione subacquea. La nave dispone infatti di un WROV (robot sottomarino a comando remoto) da 150 cavalli, con capacità operative fino a 3.000 metri di profondità nominale, dunque ben oltre la quota alla quale è stato trovato il peschereccio. A bordo ci sono anche spazi pensati per missioni complesse e coordinate: sala di controllo ROV, sala ispezione, aree per i tecnici e locali dedicati alla gestione operativa, che permettono di seguire in tempo reale ogni fase del rilievo del fondale.

Anche il ponte di lavoro contribuisce a spiegare perché questa unità sia stata scelta per l’intervento. La Artabro dispone di un ampio spazio libero, circa 850 metri quadrati, con una gru da 25 tonnellate e un telaio ad A con portata di esercizio fino a 35 tonnellate, una configurazione che amplia molto il ventaglio di operazioni possibili, dall’ispezione al recupero, fino ad attività più complesse di movimentazione di attrezzature subacquee.

La nave è inoltre predisposta per la rapida installazione di sistemi per la posa di cavi e ombelicali, con componenti come carosello, rulli tenditori e scivolo. Una caratteristica che appartiene al suo profilo industriale, ma che in un’operazione come questa conferma la sua natura di piattaforma tecnica ad alta specializzazione, capace di lavorare con precisione e continuità anche in condizioni operative impegnative.

Il ritrovamento del relitto apre ora una nuova fase. Dopo giorni di ricerche e attesa, l’individuazione dell’Acquario restituisce un punto fermo a un’inchiesta e a una vicenda che ha colpito profondamente il territorio e la comunità dei pescatori. Le prossime attività saranno decisive per comprendere dinamica e tempi del naufragio e per valutare gli ulteriori passi operativi sul sito individuato in profondità. La speranza è quella di trovare a bordo il corpo del comandante perché gli si possa dare degna sepoltura.


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