Rifiuti, sei gruppi in corsa per l’impianto di chiusura del ciclo

Il presidente Marco Bucci parla di «buon riscontro», rilancia l’obiettivo di ridurre i costi per cittadini e imprese e assicura che ogni scelta sarà fatta nel pieno rispetto ambientale. L’assessore Giacomo Raul Giampedrone: adesioni di peso, risultato importante. Contestazione in Valbormida

Si accende una fase nuova sul dossier rifiuti in Liguria, con la Regione che registra un primo passaggio considerato positivo: sono sei, infatti, le manifestazioni di interesse arrivate nell’ambito dell’avviso pubblico per il futuro impianto di chiusura del ciclo. A confermarlo è il presidente Marco Bucci, che parla di un riscontro significativo e sottolinea come ora si apra la fase più delicata, quella della valutazione comparativa delle proposte.
Le realtà che hanno aderito sono A2A Ambiente, Acea Ambiente, Herambiente, Iren Ambiente, Kanadevia Inova e il raggruppamento temporaneo EcoEridania – Italiana Coke. Un parterre di operatori di primo piano che, nelle parole della Regione, conferma l’interesse industriale per un’infrastruttura ritenuta strategica per il territorio.

Marco Bucci, intervenendo a margine dell’apertura della nuova sede di Filse a Savona, ha spiegato che l’obiettivo non si esaurisce nella sola realizzazione di un impianto per trattare la quota residua indifferenziata. Il punto, ha chiarito, è doppio: da una parte chiudere il ciclo in Liguria e produrre energia utilizzabile dal territorio, dall’altra ottenere un effetto concreto sulle bollette dei rifiuti, riducendo la Tari per cittadini e imprese. Per il presidente, questa è una condizione essenziale, perché senza un beneficio economico tangibile l’operazione perderebbe di senso.
Il ragionamento della Regione parte da un dato noto: oggi una parte dei rifiuti indifferenziati liguri viene smaltita fuori regione, con costi aggiuntivi legati soprattutto al trasporto e ai conferimenti. È proprio questo meccanismo, secondo Bucci, a generare sovraccosti pesanti che finiscono per gravare su famiglie e attività economiche. Da qui la linea politica della giunta, che punta a una chiusura del ciclo sul territorio regionale.
Sul piano operativo, il presidente ha indicato come prossimo passaggio la predisposizione di un nuovo incarico ad Arlir per avviare la procedura comparativa, che potrebbe partire attorno a metà marzo. Quanto ai tempi complessivi, Bucci ha fornito una stima prudenziale: circa un anno per l’iter autorizzativo e poi alcuni anni per la realizzazione vera e propria dell’impianto.
Il confronto pubblico, però, si muove già anche sul fronte delle preoccupazioni ambientali, espresse in particolare da alcuni comitati, soprattutto in Valbormida. Su questo punto Marco Bucci ha ribadito che non è stata assunta alcuna decisione definitiva e che la fase attuale è ancora quella della valutazione. Allo stesso tempo, ha sostenuto che le tecnologie oggi disponibili non sono paragonabili a quelle del passato e che molte paure, storicamente comprensibili, non sarebbero più giustificate alla luce degli standard attuali.
In coda alla visita a Cairo Montenotte, alle Funivie di Bragno, il presidente Marco Bucci è stato accolto da oltre cinquanta manifestanti dei comitati contrari all’inceneritore in Val Bormida, presenti con cartelli e striscioni. Il confronto è proseguito con un faccia a faccia tra il governatore e alcuni rappresentanti dei comitati, durante il quale Bucci ha ribadito che «non è ancora deciso dove costruire l’impianto», aggiungendo però che una nuova infrastruttura di questo tipo, nelle intenzioni della Regione, potrebbe portare anche nuovi posti di lavoro. Alcuni manifestanti hanno contestato questa impostazione, sollecitando invece un rafforzamento della raccolta differenziata, con particolare riferimento al capoluogo ligure.
Nel suo intervento, il presidente ha richiamato anche esempi internazionali, insistendo sul fatto che impianti di nuova generazione, oltre a non essere inquinanti, possono contribuire alla tutela ambientale riducendo le emissioni complessive, anche grazie al minor trasporto su gomma dei rifiuti verso altri territori. Un messaggio accompagnato da una precisazione politica netta: per la Regione, ha detto, è fuori discussione realizzare strutture che producano inquinamento, sia perché non consentito dalla legge sia perché non rientra nella linea dell’amministrazione.
Resta comunque aperto il canale con il territorio. Bucci ha spiegato che tutte le osservazioni saranno valutate e che questa non è ancora la fase in cui schierarsi in modo definitivo pro o contro. È, piuttosto, il momento dell’analisi delle proposte e dell’ascolto, con la Regione che invita a far emergere posizioni e contributi.
Sulla stessa linea l’assessore al ciclo dei rifiuti Giacomo Raul Giampedrone, che ha definito l’adesione di sei soggetti industriali di primo livello un risultato importante e motivo di soddisfazione. Per l’assessore, questo passaggio è il frutto di un lavoro politico e tecnico avviato da tempo da Regione Liguria, in continuità con la scelta strategica della chiusura del ciclo contenuta nel nuovo Piano regionale dei rifiuti e con la successiva costituzione di Arlir.
Giampedrone ha anche rivendicato l’impostazione della giunta contrapponendola a modelli fondati prevalentemente sulle discariche, che secondo la Regione hanno comportato negli anni costi elevati per i cittadini liguri. La partita, in sostanza, entra adesso in una fase decisiva: dopo il buon riscontro iniziale, sarà la selezione della proposta ritenuta più vantaggiosa a orientare il percorso successivo, con il doppio obiettivo dichiarato di efficienza economica e sostenibilità ambientale.
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