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Pescatori e agricoltori in piazza sotto la Regione: «Pagamenti fermi, così centinaia di imprese sono a rischio»

Corteo con circa 500 persone tra Darsena e sede regionale per chiedere lo sblocco di contributi, bandi e risorse già previste. Dal mondo agricolo e della pesca arriva una richiesta netta: rispettare gli impegni presi e accelerare le erogazioni, dopo mesi di attese che pesano su aziende già colpite da perdite importanti

Barche dei pescatori, cappellini gialli di agricoltori e allevatori, striscioni e una richiesta comune: sbloccare subito risorse e pagamenti rimasti fermi. È il messaggio portato in corteo da circa 500 persone, scese in piazza a Genova per chiedere alla Regione risposte rapide su contributi attesi da mesi e bandi che, secondo i manifestanti, stanno rallentando o mettendo in difficoltà la tenuta di molte attività.

La mobilitazione è partita dalla Darsena e si è diretta verso la sede della Regione Liguria, in una manifestazione che ha unito comparti diversi ma con problemi simili: ritardi nelle erogazioni, procedure bloccate e impegni economici già assunti dalle imprese in vista di contributi che però non sono ancora arrivati. Il nodo, spiegano i promotori, non riguarda soltanto la liquidità immediata, ma la possibilità stessa di programmare investimenti, produzioni e lavoro nei prossimi mesi.

A dare voce alle ragioni della protesta è stato il presidente di Coldiretti Liguria, Gianluca Boeri, che ha richiamato il tema del rispetto degli impegni assunti negli anni dalle aziende agricole, sia sul fronte degli investimenti strutturali sia per le domande legate alle superfici. Il punto, ha sottolineato, è che molte imprese avevano impostato scelte e spese contando su contributi attesi entro la fine dello scorso anno e che, invece, non risultano ancora erogati.

Secondo quanto emerso durante la manifestazione, le attese riguardano non solo gli investimenti strutturali, ma anche le misure a superficie riferite alle annualità 2024 e 2025, con ricadute su aziende zootecniche, olivicole e vitivinicole. Un ritardo che pesa ancora di più, viene spiegato, dopo stagioni difficili segnate da perdite economiche rilevanti. In particolare, il comparto olivicolo avrebbe subito un calo produttivo molto pesante, indicato intorno al 70%, con conseguenze dirette sui bilanci aziendali.

Il quadro economico richiamato dai manifestanti è tutt’altro che marginale. Si parla infatti di circa 4,2 milioni di euro legati agli investimenti strutturali, ai quali si aggiungono 1,4 milioni per le misure a superficie dell’annualità 2024 e altri 5,4 milioni per il 2025. Cifre che, per le imprese coinvolte, rappresentano non un sostegno accessorio, ma una leva decisiva per garantire continuità operativa, sostenere i costi e mantenere in piedi attività già messe alla prova da crisi di mercato e flessioni produttive.

La protesta genovese si è quindi trasformata in un segnale politico e istituzionale: dal mondo primario e dalla pesca arriva la richiesta di un cambio di passo immediato, con tempi certi per i pagamenti e la ripartenza dei bandi. Il timore espresso in piazza è che il protrarsi dello stallo possa tradursi in ulteriori difficoltà per centinaia di imprese, in un settore che in Liguria ha un peso economico ma anche territoriale e sociale, soprattutto nelle aree interne e lungo la costa.

Al centro della giornata non c’è stata solo la rivendicazione economica, ma anche una richiesta di riconoscimento del lavoro svolto da chi produce e investe. Il messaggio lanciato dal corteo è che senza risposte rapide sui fondi già stanziati, il rischio non riguarda soltanto i singoli bilanci aziendali, ma la tenuta di intere filiere che contribuiscono alla vita economica del territorio.


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