Oggi a Genova 

Frana a Castelletto, via Caffaro riaperta all’una grazie all’intervento dei Vvf che hanno rimosso il materiale caduto su passo Barsanti

Boato, polverone e detriti nel tunnel-autorimessa e in due appartamenti, poi le ricerche dei dispersi effettuate dai Vvf, con esito negativo, e la riapertura della strada dopo le operazioni di soccorso. Ieri sera interventi dei soccorsi in tempo record. Restano i disagi per i palazzi senza gas e le verifiche sulle cause del crollo del muraglione. Nel dicembre scorso l’assemblea del condominio aveva discusso di lavori per 150mila euro per mettere in sicurezza l’area, completamente privata

Una serata di paura, con un boato improvviso, il palazzo che trema e i residenti in strada convinti per un attimo che fosse un terremoto. La frana caduta in passo Barsanti, nel quartiere di Castelletto, ha provocato danni importanti e disagi pesanti, ma per fortuna non ha causato feriti. I vigili del fuoco, arrivati rapidamente sul posto, hanno avviato subito la ricerca di eventuali persone travolte dalle pietre con i cani molecolari: l’esito è stato negativo, e questo è il dato più importante di una serata che ha tenuto con il fiato sospeso l’intera zona e la città.

Il materiale franato dalla collina ha occluso il tunnel, un ex rifugio antiaereo oggi utilizzato come autorimessa, e in parte è penetrato anche in due appartamenti, uno dei quali risulta disabitato. Nell’altro vive una famiglia che, per la notte, ha trovato una sistemazione autonoma. Dopo le operazioni di emergenza e la messa in sicurezza dell’area, via Caffaro, chiusa per consentire ai soccorritori di lavorare nelle migliori condizioni, è stata riaperta poco prima dell’una di stanotte.

Le conseguenze, però, non si sono fermate al crollo e ai detriti. I palazzi coinvolti sono rimasti senza gas e quindi senza riscaldamento, acqua calda e possibilità di utilizzare i fornelli. Un disagio immediato e molto concreto, soprattutto nelle ore notturne, che si è aggiunto alla paura vissuta dai condomini al momento dell’impatto della massa franata contro l’edificio. In strada, raccontano i residenti, si era formato un grande polverone e in tutta l’area si sentiva un forte odore di gas, perché la frana aveva danneggiato e spezzato alcune tubazioni.

Dalle testimonianze emerge però anche un altro elemento, stavolta positivo, sottolineato con forza da chi abita nella zona: la rapidità dei soccorsi. I primi ad arrivare sarebbero stati gli agenti della polizia di Stato, seguiti dalla polizia locale, che ha chiuso via Caffaro per mettere in sicurezza l’area e agevolare gli interventi, da un’ambulanza della Croce Blu di Castelletto e dai vigili del fuoco, che hanno affrontato prima la fase più delicata della ricerca di persone e poi la rimozione dei detriti con mezzi meccanici. Sul posto è giunta in tempi rapidi anche la protezione civile, che ha informato subito i residenti sulla mancanza di gas e sui conseguenti disagi, offrendo soluzioni temporanee a chi non se la fosse sentita di restare in casa. Nessuno, alla fine, ha accettato il trasferimento, ma i condomini hanno comunque evidenziato la disponibilità e la cortesia degli operatori intervenuti.

Tra le autorità arrivate sul luogo dell’emergenza ci sono stati anche l’assessore alla protezione civile Massimo Ferrante e la presidente del Municipio Centro Est Simona Cosso, presenti durante le operazioni in una fase ancora molto concitata. Gran parte dei residenti, una volta terminate le verifiche iniziali, ha potuto rientrare in tempi relativamente rapidi nei propri appartamenti, pur con tutte le limitazioni legate all’interruzione del gas.

A rendere la vicenda ancora più delicata è il fatto che le condizioni dell’area franata non fossero considerate buone già da tempo. Secondo quanto riferito, nella riunione condominiale dello scorso dicembre di uno degli stabili interessati era stato esaminato un preventivo da 150 mila euro per eseguire lavori dopo verifiche tecniche e dopo la ricostruzione esatta della proprietà delle parti ammalorate, passaggio necessario per stabilire chi dovesse intervenire e con quale quota di spesa. In sostanza, il problema era già emerso, ma gli eventi hanno anticipato qualsiasi decisione operativa e il crollo è arrivato prima dell’avvio degli interventi ipotizzati.

La storia del palazzo e dell’area retrostante aggiunge altri elementi che ora potrebbero finire al centro degli accertamenti.

L’edificio era stato completamente ristrutturato circa dieci anni fa. In una fase iniziale era stata prevista anche la realizzazione di un garage proprio attraverso uno scavo nel terrapieno che ieri sera è crollato, trascinando con sé il muro ottocentesco che lo conteneva, ma il progetto era stato archiviato dopo l’opposizione dei proprietari degli immobili a monte. Nel frattempo lo stabile è stato trasformato con il frazionamento dei grandi appartamenti, passati da due a quattro per piano, con la realizzazione ex novo dell’attico e con la costruzione sul retro di un nuovo volume al posto di un giardinetto addossato al muraglione, oggi aggregato al supermercato presente al primo piano.

Dopo la fase acuta dell’emergenza, il punto decisivo diventa ora capire perché quel muraglione sia crollato. Non si tratta, infatti, di un contenimento in cemento armato più recente (il cemento armato ha una vita limitata e questo è un discorso diverso su cui presto l’intero mondo occidentale sarà chiamato a ragionare e a cercare soluzioni), ma di uno dei ben più solidi muraglioni in pietra realizzati nell’Ottocento con il materiale ricavato dallo sbancamento con le mine della collina durante l’apertura della circonvallazione a monte. Strutture storiche che, da circa 200 anni, sostengono gran parte del versante alle spalle del centro cittadino e che rappresentano una componente essenziale dell’equilibrio urbanistico e statico della zona. Proprio per questo il cedimento pone interrogativi particolarmente seri: bisognerà accertare quali fattori abbiano portato all’ammaloramento in quel punto specifico, fino a determinare un collasso così improvviso e violento.

Nel frattempo resta la fotografia di una notte durissima per i residenti, segnata dalla paura, dai danni e dai disagi, ma anche da un bilancio che, alla luce della dinamica del crollo, poteva essere molto più grave.


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