Mercato del Carmine, Tiziana Beghin: «Basta attese, il concessionario si muova subito o scatterà la decadenza»

In commissione l’assessora al Commercio chiarisce la linea del Comune: la concessione vale fino al 2027, ma senza garanzie reali e un piano economico solido non si va avanti; niente proroghe e nessun canone “azzerato”, mentre il nodo dei costi energetici viene indicato come lo “step zero” da risolvere prima di qualsiasi rilancio, dentro un percorso partecipativo che punta a restituire il Carmine alla città con funzioni anche sociali, non solo ristorazione

Il futuro del Mercato del Carmine torna al centro del dibattito e l’assessora Tiziana Beghin sceglie un tono netto per chiudere, almeno nelle intenzioni, la stagione delle interpretazioni e delle “ricostruzioni fantasiose” che, a suo dire, stanno circolando attorno alla vicenda. Dopo la commissione, Tiziana Beghin mette in fila i punti che per il Comune non sono negoziabili: la concessione esiste, i diritti del concessionario restano, ma valgono anche i doveri, e soprattutto non c’è più spazio per rinvii. La linea è che chi intende proseguire deve farlo adesso, senza attendere la scadenza formale del 2027, presentando garanzie vere e una sostenibilità verificabile; in caso contrario, l’amministrazione è pronta ad avviare il percorso di decadenza.

Il primo messaggio riguarda proprio la concessione: Tiziana Beghin riconosce che il concessionario può legittimamente continuare, perché il titolo è valido fino al 2027, ma chiarisce che la città non può restare appesa a una situazione sospesa. È il passaggio che cambia il baricentro della discussione: non si tratta di “togliere” un diritto, ma di pretendere che quel diritto venga esercitato con responsabilità e con strumenti concreti. Se le garanzie non arrivano e se non viene presentato subito ciò che l’amministrazione ritiene indispensabile, dice l’assessora, la decadenza non è più un’ipotesi astratta ma una strada che verrà percorsa.
Il secondo punto, altrettanto esplicito, è un no secco all’idea di allungare la concessione e, soprattutto, all’ipotesi di concedere canoni gratuiti o agevolazioni analoghe. Tiziana Beghin riferisce che in aula sarebbe stata avanzata l’ipotesi di un prolungamento “senza pagare i canoni”, ricordando che in passato ci sono stati periodi di canone sospeso collegati all’emergenza sanitaria, ma oggi, sostiene, «non se ne parla». La condizione posta è un piano economico robusto, capace di dimostrare che l’operazione regge nel tempo: non un elenco di intenzioni, ma numeri e sostenibilità, «senza se e senza ma», perché è questa, nella sua lettura, la corretta relazione tra chi opera e l’istituzione.
La terza linea di frattura è metodologica e, al tempo stesso, politica. Tiziana Beghin contrappone l’approccio attuale a quello che definisce il decisionismo della precedente amministrazione, accusata di aver affrontato il tema con eccessiva fretta, senza analisi preventive e senza valutazioni oggettive, inseguendo la logica del “fare” e producendo risultati che lei giudica fallimentari. La strada indicata oggi è l’opposto: studi d’impatto e percorsi partecipativi con residenti, associazioni e attività del territorio, perché, afferma l’assessora, il Carmine «non è di nessuno, è di tutta la città», e le scelte non vanno calate dall’alto ma costruite insieme.
Il quarto nodo è quello che Tiziana Beghin definisce il più spinoso e, insieme, il più concreto: l’energia. Nella sua ricostruzione, qualsiasi progetto di rilancio rischia di essere una promessa vuota se prima non si affrontano i costi energetici, che avrebbero pesato in modo determinante sulle gestioni precedenti fino a “affossarle”. Per questo l’assessora parla di “step zero”: quantificare ogni voce di spesa, mettere nero su bianco l’impatto reale dei costi e valutare soluzioni compatibili con la Soprintendenza, cioè con i vincoli di tutela che gravano su un contesto come quello del Carmine. Il messaggio è che senza questo passaggio preliminare, qualsiasi riapertura rischia di ripetere lo stesso copione e di tornare rapidamente al punto di partenza.
Il quinto punto ammette anche una responsabilità di tempi: Tiziana Beghin riconosce che l’amministrazione ha concesso tempo al concessionario, motivandolo con il rispetto per gli investimenti già fatti e con le rassicurazioni ricevute in precedenza. Nella sua lettura, era un segnale di serietà verso chi investe in città, perché cambiare giunta non dovrebbe significare cambiare “le carte in tavola” dall’oggi al domani, almeno finché si resta dentro la correttezza giuridica. Ma quel tempo, chiarisce, è finito: la commissione, racconta, avrebbe segnato un punto di svolta, con un messaggio “cristallino” che la scadenza del 2027 non può diventare un alibi per restare immobili.
Il sesto passaggio è invece un segnale politico che Tiziana Beghin considera incoraggiante: alla fine della commissione, riferisce, sarebbe arrivato il sostegno delle associazioni presenti, letto come conferma che l’approccio partecipativo e trasparente è quello giusto per restituire il Mercato del Carmine alla città. Ed è qui che l’assessora delinea anche una prospettiva di destinazione d’uso: il Carmine, sostiene, dovrà tornare alla collettività con regole chiare, sostenibilità economica e un’impostazione che non potrà più essere “solo ristorazione”, ma dovrà aprirsi a funzioni sociali e aggregative, in modo da diventare un luogo vivo non soltanto per consumare, ma per incontrarsi e costruire comunità.
In controluce, l’intervento di Tiziana Beghin prova a chiudere due questioni insieme: da un lato la gestione immediata del rapporto con il concessionario e la richiesta di garanzie reali, dall’altro la definizione di un metodo che, nelle intenzioni, deve evitare che il Mercato del Carmine resti ostaggio di annunci, rinvii e ripartenze incompiute. La promessa, ora, è che la prossima mossa non sarà una discussione astratta, ma una scelta fondata su numeri, energia e responsabilità, con un obiettivo che l’assessora mette in cima alla lista: far tornare il Carmine un bene pubblico davvero, nel senso più pieno del termine.
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