Salis alla frana di via Napoli: «Genova città fragile, servono interventi strutturali»

Dopo l’evacuazione notturna di 52 residenti al civico 72, la sindaca Silvia Salis ha effettuato un sopralluogo con l’assessore Massimo Ferrante e la presidente di Municipio Simona Cosso: il Comune prosegue con le verifiche dell’Ufficio Pubblica incolumità sul condominio e sulla scuola vicina, mentre il Pronto intervento sociale avvia i colloqui con le sei persone ospitate in albergo per definire l’assistenza

La frana di via Napoli torna al centro dell’attenzione istituzionale e della preoccupazione cittadina: questa mattina la sindaca Silvia Salis ha raggiunto il civico 72, dove nella notte il cedimento di un muro di contenimento di una strada privata ha imposto l’evacuazione immediata di 52 persone. Il sopralluogo, a poche ore dall’emergenza, è servito a fare il punto su una situazione ancora in evoluzione e, soprattutto, a ribadire un messaggio che l’amministrazione comunale vuole portare oltre la cronaca dell’episodio: Genova, dice la sindaca, non può più permettersi di rincorrere ogni singola criticità senza una strategia di protezione territoriale di lungo periodo.

Accanto a Silvia Salis erano presenti l’assessore ai Lavori Pubblici e Protezione civile Massimo Ferrante e la presidente del Municipio I Centro Est Simona Cosso, in un quadro che mette insieme gestione dell’emergenza, verifiche tecniche e risposta sociale. «Il Comune sta facendo tutto il possibile, abbiamo dato una sistemazione agli sfollati e ora procederemo con le verifiche sul condominio coinvolto così come nella vicina scuola che, per il momento, resta aperta», ha dichiarato Silvia Salis, sottolineando che l’obiettivo immediato è garantire sicurezza e continuità dei servizi senza alimentare ulteriori disagi. La scuola vicina, almeno per ora, rimane operativa, mentre i controlli sono in corso e verranno estesi alle strutture interessate dall’evento e alle aree circostanti.
La sindaca non si ferma però alla gestione del caso singolo e allarga il ragionamento alla vulnerabilità complessiva della città: «Genova è una città fragile, quando piove copiosamente è esposta a questo tipo di rischi e il Comune sta mettendo in campo tutte le forze che sono a sua disposizione anche in aiuto dei privati, come nel caso di via Napoli». È un passaggio che lega l’emergenza a un contesto più ampio, perché la frana non viene presentata come un incidente isolato ma come l’ennesimo segnale di una fragilità diffusa, che si manifesta quando eventi meteo intensi colpiscono un territorio complesso per morfologia, urbanizzazione e infrastrutture.
Nel sopralluogo di via Napoli, Silvia Salis ha insistito anche sulla necessità di aprire un canale diretto con la Protezione Civile nazionale per ottenere un piano di sostegno strutturale: la richiesta è quella di un intervento non emergenziale, ma «a lungo termine sulla città», capace di superare la logica del tampone e di mettere in sicurezza le aree più esposte. «C’è un tema di fragilità che va dai monti al mare – ha spiegato la sindaca – siamo una città continuamente esposta al pericolo e dobbiamo essere tutelati. Molte volte il Comune, con le sue risorse, non è in grado di fare tutto ciò che serve ed è necessario dare strumenti anche ai privati». Nel suo ragionamento, torna anche una lettura urbanistica e storica: Silvia Salis richiama interi quartieri nati in decenni in cui «si poteva costruire in maniera molto aggressiva», indicando proprio in quelle scelte e in quell’eredità una parte delle criticità che oggi esplodono quando piove a lungo e con intensità.
Intanto, mentre la politica chiede risposte strutturali, la macchina comunale resta concentrata sulle persone e sulle verifiche tecniche. Dei 52 residenti evacuati, sei hanno chiesto assistenza abitativa e sono stati collocati in albergo grazie all’intervento degli operatori del Pronto intervento sociale, mentre gli altri 46 hanno trovato una sistemazione autonoma presso parenti o conoscenti. Nel pomeriggio di oggi sono previsti i colloqui tra gli operatori del Pronto intervento sociale e le persone ospitate, un passaggio importante per comprendere bisogni, condizioni e tempi di supporto, e per definire come assistere chi, almeno per ora, non può rientrare in casa.
Sul fronte tecnico, proseguono le verifiche dell’Ufficio Pubblica incolumità del Comune di Genova: l’obiettivo è mettere a fuoco lo stato del condominio coinvolto, valutare eventuali criticità residue e definire le condizioni di sicurezza dell’area, passaggio indispensabile per qualsiasi decisione sul rientro. È il punto che tiene insieme urgenza e prudenza: da una parte la necessità di dare risposte a chi è stato costretto a lasciare la propria abitazione, dall’altra l’obbligo di non accelerare tempi che potrebbero compromettere la sicurezza.
La giornata, insomma, segna un doppio livello di lavoro: quello immediato, fatto di sopralluoghi, rilievi e assistenza agli sfollati, e quello politico-amministrativo più ampio, che la sindaca prova a riportare al centro chiedendo un cambio di passo per una città che, nelle sue parole, vive in equilibrio precario tra monti e mare e paga oggi scelte urbanistiche e fragilità storiche. La frana di via Napoli diventa così non solo un’emergenza da gestire, ma un nuovo punto di pressione su un tema che Genova conosce bene: la sicurezza del territorio non può dipendere soltanto dal meteo, e nemmeno soltanto dalle risorse disponibili a livello comunale.
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