Via Redipuglia resta chiusa: scontro tra Comune e cantiere del Nuovo Gaslini sulla messa in sicurezza

In Consiglio comunale l’assessore Massimo Ferrante ricostruisce l’origine del cedimento e chiarisce la linea del Comune: si tratta di un cantiere privato, le prescrizioni parlavano chiaro e la riapertura potrà arrivare solo dopo il riempimento dello “sgrottamento” e la completa stabilizzazione del fronte di scavo. Sullo sfondo, le contestazioni del Gaslini sulle presunte perdite delle condotte che però Iren e Comune negano
La riapertura di via Redipuglia, dopo la chiusura improvvisa scattata a fine gennaio per ragioni di pubblica incolumità, non è dietro l’angolo. A dirlo, in modo articolato e con un taglio tecnico, è l’assessore comunale ai Lavori pubblici Massimo Ferrante, intervenuto in aula rispondendo a un’interrogazione del consigliere Fratelli d’Italia Nicholas Gandolfo. Il punto, spiega l’assessore, è che prima di tornare a far transitare auto e bus serve la certezza che non ci siano più vuoti sotto la carreggiata e che lo scavo adiacente alla strada sia stabilizzato: senza quei passaggi la strada «non è assolutamente in sicurezza né nelle condizioni di riaprire».

Ferrante parte dalla cronologia. Ricorda che il 29 gennaio lui e la sindaca Silvia Salis si sono recati subito sul posto, dopo essere stati avvertiti dal settore comunale che si occupa di pubblica incolumità. In quel momento, riferisce, dal direttore dei lavori del cantiere era arrivata la previsione di una riapertura nel giro di una settimana. Ma la chiusura vera e propria, sottolinea l’assessore, è scattata «su richiesta di vigili del fuoco e della polizia locale», perché nel frattempo la situazione era diventata tale da imporre lo stop al traffico.


Il cuore della vicenda, nelle parole dell’assessore, è la natura del cantiere: «È un cantiere privato» autorizzato tramite segnalazione certificata di inizio attività del 2025. Da qui, anche la ripartizione delle competenze: il Comune, spiega Ferrante, verifica tramite gli ispettori dell’edilizia privata la conformità delle opere rispetto al progetto presentato, mentre i controlli sulla sicurezza dei lavoratori sono in capo all’Ispettorato del lavoro. Il nodo, però, è l’impatto del cantiere su una strada pubblica e le prescrizioni che già in fase autorizzativa avevano messo nero su bianco i rischi e le responsabilità.
Ferrante cita infatti il parere della direzione Strade, che imponeva particolare cautela nelle lavorazioni: «Le esecuzioni di tutte le fasi lavorative necessarie per la realizzazione dell’opera ed in particolare per la realizzazione delle opere provvisionali e relativi sbancamenti dovranno essere effettuate con particolare riguardo a non danneggiare né compromettere la stabilità della strada di via Redipuglia». E aggiunge l’altro passaggio decisivo: «Resta in capo al soggetto proponente l’onere relativo ad eventuali danni recati alla pubblica via che dovessero riscontrarsi in fase di cantiere». Tradotto: se l’opera privata provoca un danno alla strada, la messa in sicurezza e il ripristino non sono un problema “da Comune”, ma una conseguenza a carico di chi sta realizzando l’intervento.
Sul piano tecnico, l’assessore descrive ciò che sarebbe accaduto: un “sgrottamento” della strada innescato dalle lavorazioni di palificazione e dallo sbancamento, superiore ai dieci metri, eseguito in prossimità della carreggiata. In quel contesto, riferisce Ferrante, si sarebbe verificata «una perdita delle condotte di reti» che avrebbe indebolito la fondazione sotto la strada fino a farla cedere. Non solo: secondo l’assessore, «in questo momento questo cinematismo è in atto», cioè il meccanismo di instabilità non sarebbe ancora completamente “spento” e richiederebbe interventi strutturali prima di qualsiasi riapertura.
Da qui nasce anche il braccio di ferro sulla causa. Ferrante riferisce che il Gaslini avrebbe scritto al Comune sostenendo che la perdita fosse preesistente e imputabile alla rete pubblica. Ma, sempre secondo la ricostruzione dell’assessore, le verifiche richieste e svolte dal gestore avrebbero dato un esito diverso: «Ireti è andata a controllare e ha detto che assolutamente le tubazioni erano in buono stato e quindi non è imputabile la perdita legata alla situazione delle condotte sotto la strada comunali». E, nelle conclusioni aggiornate con gli ultimi riscontri tecnici, Ferrante aggiunge un dettaglio: sarebbe stato rilevato «un piccolo ammaloramento su un giunto», ma «non tale da produrre uno sversamento capace di danneggiare il fronte di scavo», valutazione che attribuisce sia al gestore sia ai tecnici comunali.
Il problema, però, è operativo e immediato: per riaprire serve la messa in sicurezza del fronte di scavo e il riempimento del vuoto creato sotto la strada. Su questo Ferrante è netto quando spiega che «ad oggi il Gaslini non ha comunicato la completa messa in sicurezza del fronte scavo» e che gli interventi indispensabili «non possono essere che a loro carico». Nel frattempo, aggiunge, una nota del 9 febbraio avrebbe anche segnalato «ulteriori sfondamenti in altri tratti della berlinese» per i quali sarebbero necessari nuovi interventi di messa in sicurezza.
Il Comune, dice l’assessore, sta cercando di arrivare a una soluzione con un’interlocuzione diretta, chiedendo all’impresa esecutrice di intervenire sullo sgrottamento, rinforzare la base della strada e mettere in sicurezza l’area delle lavorazioni, per poi procedere al ripristino della carreggiata. Ferrante avverte però che, se questo percorso non dovesse andare a buon fine, resterebbe sul tavolo solo una strada più dura: l’avvio di una diffida, che rischierebbe di complicare ulteriormente i tempi.
In sostanza, la cornice che emerge dall’aula è quella di una riapertura legata non a una semplice riparazione superficiale dell’asfalto, ma a un passaggio di messa in sicurezza che il Comune considera preliminare e non negoziabile. Finché non verrà chiuso il “vuoto” sotto la strada e finché lo scavo non sarà stabilizzato, via Redipuglia resterà un’incognita, con un rimpallo di responsabilità che potrebbe trasformarsi in un vero contenzioso tra amministrazione e soggetti coinvolti nel cantiere del Nuovo Gaslini.
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