Cronaca 

Valigie piene di contanti verso l’estero: al porto fermati 5,3 milioni in un anno

Nel 2025 guardia di Finanza e Agenzia delle Dogane e Monopoli hanno intercettato oltre 5,3 milioni di euro non dichiarati prima dell’uscita dall’Unione Europea. Accertate 315 violazioni durante gli imbarchi dei traghetti. Tra sequestri e sanzioni, oltre 260 mila euro finiti all’Erario

Oltre cinque milioni di euro in contanti pronti a lasciare l’Unione Europea senza passare dal “via” obbligatorio della dichiarazione doganale. È il bilancio dell’attività svolta nel 2025 al porto di Genova dai militari del Comando Provinciale della guardia di Finanza e dai funzionari dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli: un controllo costante sul traffico passeggeri che ha permesso di bloccare complessivamente 5.317.022 euro, trovati addosso a viaggiatori in partenza e destinati, secondo gli accertamenti, a varcare il confine comunitario in modo irregolare.

Il punto nevralgico delle verifiche è stato il Distaccamento locale Passo Nuovo – Reparto Viaggiatori (Ponte Andrea Doria), dove i controlli si concentrano soprattutto nelle fasi di imbarco dei traghetti. È lì che nel corso dell’anno sono state contestate 315 violazioni, con una concentrazione particolare sulle tratte dirette in Nord Africa, in particolare verso Marocco e Tunisia. La regola è nota e vale per chiunque esca dal territorio nazionale: quando si trasportano più di 10 mila euro in contanti, serve presentare la dichiarazione doganale. Non farlo significa esporsi a sanzioni e, nei casi più pesanti, anche al sequestro amministrativo delle somme eccedenti.

Dietro questi controlli non c’è soltanto l’obiettivo di far rispettare un adempimento formale. Il monitoraggio dei movimenti di denaro contante in uscita e in entrata è uno degli strumenti considerati decisivi per contrastare flussi finanziari illeciti, prevenire riciclaggio ed evasione fiscale e, più in generale, proteggere il bilancio dello Stato e le risorse dell’Unione Europea. Non a caso, l’attività viene descritta come parte di un dispositivo più ampio di presidio delle aree portuali, dove il transito di persone e merci può diventare terreno favorevole a tentativi di occultamento.

In diversi casi, spiegano gli inquirenti, si è arrivati al sequestro amministrativo della quota eccedente, quando l’importo non dichiarato era particolarmente significativo. Un episodio, tra quelli registrati nel 2025, rende l’idea della dinamica: un passeggero è stato trovato con quasi 88 mila euro; l’intervento si è concluso con il sequestro di circa 39 mila euro, applicando le regole previste in presenza di eccedenze rilevanti. Nel complesso, tra sanzioni riscosse e somme sequestrate, l’impatto economico per i trasgressori è stato quantificato in oltre 260 mila euro, denaro confluito nelle casse dell’Erario.

Determinante, nelle ispezioni, è stato anche il supporto delle unità cinofile specializzate nella ricerca di valuta, i cosiddetti “cash dog”. Tra loro viene citata Malexa, labrador nero impiegato per individuare il denaro nascosto in modo accurato: il fiuto, in questi casi, diventa un alleato prezioso quando banconote e mazzette vengono occultate tra indumenti, doppi fondi o bagagli.

Alla base degli interventi, infine, c’è un lavoro di selezione che parte prima ancora del controllo fisico: l’analisi di rischio, sviluppata congiuntamente da guardia di Finanza e Agenzia delle Dogane e Monopoli attraverso l’incrocio delle rispettive banche dati. Un sistema che consente di indirizzare le verifiche su profili e situazioni considerate più esposte al rischio di violazioni, rendendo più efficace l’attività di presidio in un contesto, quello portuale, dove i flussi sono continui e i tempi di imbarco serrati.


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