Genova rende omaggio a Franca Viola: sì unanime del consiglio comunale alla cittadinanza onoraria e a iniziative nelle scuole

Mozione del Partito Democratico che riconosce il coraggio di Franca Viola che nel 1965 fu rapita e violentata da un ex fidanzato, che puntava a costringerla alle nozze per “cancellare” il reato, come allora consentiva la legge. Lei disse no e scelse di denunciare. La sua vicenda contribuì al cambiamento culturale e giuridico: il matrimonio riparatore fu abolito nel 1981 e nel 1996 lo stupro fu riconosciuto come reato contro la persona


Il Consiglio comunale di Genova ha scelto un sì netto e condiviso: la mozione per la “Cittadinanza onoraria a Franca Viola” è stata approvata all’unanimità, impegnando sindaca e Giunta a riconoscere, secondo le modalità previste dalle normative, la cittadinanza onoraria della città a una figura diventata simbolo nazionale di autodeterminazione femminile e di trasformazione civile. Accanto al riconoscimento formale, il testo mette a fuoco un secondo obiettivo, altrettanto centrale: «promuovere, anche in collaborazione con le istituzioni scolastiche, iniziative educative che diffondano la sua testimonianza quale strumento di sensibilizzazione e prevenzione della violenza di genere».

Franca Viola (nata ad Alcamo, in Sicilia, nel 1947) è la prima donna in Italia ad aver rifiutato il “matrimonio riparatore”, diventando simbolo dell’emancipazione femminile. Nel 1965 fu rapita e violentata da un ex fidanzato, che puntava a costringerla alle nozze per “cancellare” il reato, come allora consentiva l’articolo 544 del codice penale. Viola disse no e scelse di denunciare: il caso fece clamore nazionale e portò alla condanna dell’aggressore. La sua vicenda contribuì al cambiamento culturale e giuridico: il matrimonio riparatore fu abolito nel 1981 e nel 1996 lo stupro fu riconosciuto come reato contro la persona mentre prima era solo un reato contro la morale. Nel 2014 ha ricevuto l’onorificenza di Grande Ufficiale al Merito della Repubblica.
A portare la mozione in aula è stato il gruppo del Partito Democratico, che ha presentato l’atto come un passaggio dal forte significato politico e simbolico. La prima firmataria, la consigliera Vittoria Canessa Cerchi, ha chiarito subito la cornice: non un omaggio rituale, ma un messaggio da consegnare alla città. La mozione, ha detto, è «non soltanto un atto formale, ma un gesto di profondo valore civile, storico e simbolico». Nel suo intervento ha ricostruito il cuore della vicenda di Franca Viola, richiamando la scelta compiuta negli anni Sessanta contro una cultura che pretendeva di “riparare” la violenza trasformandola in colpa della vittima.
Il voto unanime dell’aula, nelle intenzioni dei proponenti, serve proprio a riaffermare una linea: la centralità della dignità della persona e la legittimità piena del no, senza zone grigie e senza rovesciamenti di responsabilità.
A nome della Giunta, l’assessore ai Servizi civici Emilio Robotti ha espresso parere favorevole, contribuendo a portare la mozione a un esito condiviso da tutte le forze presenti. Un passaggio che, nella lettura politica della giornata, rafforza l’immagine di un Consiglio capace di convergere almeno su un terreno ritenuto essenziale: la cultura dei diritti e la prevenzione della violenza di genere.
Fuori dall’aula, lo stesso significato viene sottolineato anche dalla Conferenza delle Democratiche di Genova, che ha salutato l’approvazione come un atto di omaggio a «una donna che ha segnato una svolta nella coscienza civile italiana» e, insieme, come una presa di posizione sul presente. Il loro comunicato insiste sul nesso tra memoria e attualità, definendo «particolarmente significativo» che la mozione passi «in un momento in cui» nel confronto nazionale si discute del riferimento al consenso e del rischio di sostituirlo con il concetto di “dissenso”. Il punto, nella loro sintesi, è che «solo un consenso libero, esplicito e attuale distingue una relazione da una violenza», e che ricordare Franca Viola significa ribadire l’impegno affinché quei diritti «non vengano mai messi in discussione».
Con questo voto, Genova sceglie di legare un riconoscimento onorifico a un impegno concreto: trasformare una storia simbolo in materia viva, da portare nelle scuole e nel dibattito pubblico, perché la prevenzione non resti uno slogan ma diventi educazione, consapevolezza e responsabilità collettiva.
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