Ambiente 

Tursiopi “in porto” a Multedo, ripresi da Cridart mentre giocano tra diga, navi e isola artificiale

Un video girato dal duo genovese Mariacristina Granai e Davide Dimichele mostra i due delfinidi nello specchio acqueo interno alla diga di Multedo, con, sullo sfondo, la piattaforma off-shore e le navi di passaggio. Un avvistamento che racconta quanto questi delfini costieri sappiano vivere anche a ridosso delle aree più antropizzate

Due sagome scure che affiorano e si rincorrono, come se il mare fosse un campo da gioco, e intorno un paesaggio che sembra l’opposto della “natura incontaminata”: la diga, le rotte delle navi, l’isola artificiale del terminal petrolifero. È il contrasto che colpisce nel video realizzato da CridArt, dove due tursiopi vengono ripresi nelle acque di Multedo, nello specchio acqueo interno alla diga, mentre sembrano “giocare” a pochi metri dalle infrastrutture portuali e dal traffico marittimo. L’immagine è potente proprio perché ribalta l’idea che certi incontri siano possibili solo lontano dall’uomo: qui, invece, la vita selvatica si muove dentro uno scenario industriale, e lo fa con una naturalezza spiazzante.

Il tursìope, o delfino tursiope, è un cetaceo odontoceto della famiglia dei delfinidi: in altre parole, un delfino dotato di denti, tra i più noti e “costieri” del Mediterraneo. La specie, Tursiops truncatus, è diffusa e frequente in molte aree del bacino, spesso vicino alla riva e non di rado in prossimità di zone di pesca, perché qui può trovare prede e opportunità alimentari. È anche uno dei motivi per cui gli avvistamenti lungo le coste italiane non sono rari: questi delfini prediligono habitat relativamente poco profondi e mostrano una capacità di adattamento che li porta talvolta a frequentare perfino tratti di mare molto impattati dalle attività umane. Proprio questa flessibilità, insieme alla loro intelligenza e socialità, spiega perché non sia impossibile sorprenderli anche in contesti “difficili” come un’area portuale, dove rumore, movimento e infrastrutture disegnano un ambiente complicato, ma non necessariamente privo di vita.

A raccontare e documentare l’incontro è CridArt, duo genovese formato da Mariacristina Granai e Davide Dimichele, conosciuti per i loro contenuti naturalistici e per un lavoro di osservazione paziente, spesso legato al birdwatching ma non solo. Sul loro canale YouTube hanno raccolto negli anni immagini della fauna selvatica locale e avvistamenti che, per rarità o contesto, diventano piccoli eventi: dalle gru in migrazione a presenze insolite segnalate in Liguria, fino ai fenicotteri ripresi proprio a Multedo. La loro cifra è quella di chi non “insegue il sensazionale” con effetti speciali, ma prova a far parlare ciò che accade davvero, quando accade, con l’occhio di chi sa aspettare e riconoscere.

Nel caso dei tursiopi, il video aggiunge un tassello interessante a una storia che riguarda da vicino anche Genova: la convivenza, spesso invisibile, tra ambiente marino e attività umane. Non basta sapere che una specie è diffusa per sentirsi tranquilli, perché restano minacce concrete, dalle interazioni con la pesca alle pressioni dell’inquinamento e del disturbo acustico, ma un filmato come questo ha almeno un merito immediato: ricordare che il mare “lavora” anche quando non lo guardiamo, e che persino tra diga e navi può comparire, all’improvviso, un frammento di selvatico capace di fermare lo sguardo e cambiare prospettiva.


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