Cultura - 

La pillola che ha cambiato l’Italia: a Palazzo Ducale la lectio di Emmanuel Betta sulla “rivoluzione silenziosa” della sessualità

Martedì 17 febbraio alle 17.30, nella Sala del Minor Consiglio, Emmanuel Betta porta “Aspettando La Storia in Piazza” dentro la storia dei corpi e dei diritti riproduttivi, raccontando come la pillola contraccettiva abbia trasformato società, famiglia e ruolo delle donne, tra divieti, scontri culturali e biopolitica

Il cambiamento più profondo, a volte, passa da un oggetto minuscolo. Martedì 17 febbraio alle 17.30, nella Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale, “Aspettando La Storia in Piazza” propone una lectio che prende la pillola contraccettiva come lente per leggere mezzo secolo di trasformazioni sociali italiane: si intitola “La rivoluzione silenziosa. La pillola contraccettiva e la storia della sessualità” ed è affidata a Emmanuel Betta, uno dei curatori della rassegna insieme a Carlotta Sorba, dopo la conferenza inaugurale tenuta proprio da Carlotta Sorba. L’incontro rientra nel calendario di avvicinamento all’edizione 2026 de “La Storia in Piazza”, in programma dal 26 al 29 marzo sempre a Palazzo Ducale, dedicata al tema “Naturalmente. Naturale e innaturale nella storia”.

La definizione di “rivoluzione silenziosa” è, in un certo senso, una provocazione. Perché se è vero che la pillola ha agito in una dimensione intima e quotidiana, la sua diffusione in Italia, a partire dagli anni Sessanta, ha prodotto reazioni tutt’altro che discrete. L’idea stessa che una donna potesse controllare la propria fertilità, decidere tempi e modalità della maternità e separare sessualità e procreazione, ha incrinato equilibri consolidati, cambiando comportamenti sessuali, dinamiche familiari e percezioni sociali del ruolo femminile. È stato un passaggio che ha toccato la sfera dei diritti riproduttivi, ma anche la cultura, la morale, l’immaginario pubblico, in un’epoca in cui ciò che riguardava il corpo e il desiderio veniva spesso trattato come terreno scabroso, se non addirittura indicibile.

C’è poi un aspetto che rende questa storia ancora più “politica”: per molto tempo, in Italia, vendere la pillola fu vietato. Il divieto affondava le radici in norme eredi del Codice Rocco del 1930, che impedivano la promozione degli strumenti contraccettivi e, a maggior ragione, la loro commercializzazione. Un quadro legislativo che racconta quanto la sessualità sia stata considerata un campo da sorvegliare e disciplinare, e quanto il controllo delle nascite sia stato letto come un tema non solo sanitario o individuale, ma collettivo e “nazionale”.

È su questa linea di tensione che la lectio di Emmanuel Betta promette di muoversi: la pillola come porta d’ingresso alla storia dei corpi, alla storia della sessualità e al modo in cui, nel tempo, alla sfera sessuale è stato attribuito un significato politico. Da un lato, il riconoscimento della sessualità come esperienza del singolo, legata alla libertà personale; dall’altro, l’ambizione delle istituzioni statuali di governare i corpi, soprattutto quelli delle donne, per plasmare la società e, in ultima analisi, “il corpo della nazione”. Un conflitto che attraversa religione, legge e medicina e che si ripresenta, con forme diverse, ogni volta che cambiano le tecnologie, le norme o le sensibilità collettive.

Emmanuel Betta insegna Storia contemporanea al Dipartimento di Storia antropologia religioni arte spettacolo della Sapienza Università di Roma. È condirettore di «Contemporanea. Rivista di storia dell’800 e del 900» e membro della direzione di “Quaderni Storici”. La sua ricerca si concentra sulla storia della biopolitica e della sessualità, con attenzione a razzismo, eugenetica, controllo delle nascite e salute, oltre che alla relazione tra religione, legge e medicina nella disciplina dei corpi. Tra i suoi lavori più noti figurano “Animare la vita. Disciplina della nascita tra medicina e morale” (Mulino, 2006), “L’altra genesi. Storia della fecondazione artificiale” (Carocci, 2012, poi tradotto in francese) e, con M. Mehr, “Uomini e topi. Eugenetica in democrazia” (Pavia, 2020).

Dentro il percorso di avvicinamento a “La Storia in Piazza”, la scelta del tema non è casuale: parlare di pillola significa parlare di “naturale” e “innaturale” non come categorie fisse, ma come definizioni storiche, mobili, spesso contese. È un modo per mostrare, con un esempio concreto e ancora attuale, come ciò che viene percepito come “normale” o “scandaloso” cambi nel tempo, e come le battaglie attorno al corpo e alla libertà personale finiscano sempre per riflettere, in controluce, il tipo di società che vogliamo essere.


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