Artigianato Economia 

Pet economy in Liguria, boom di attività artigiane: 106 imprese e una quota sopra la media nazionale

Confartigianato fotografa un comparto in crescita trainato da nuovi stili di vita e dalla spesa per il benessere degli animali: in Liguria l’artigianato pesa più che nel resto d’Italia e Genova è tra le prime province per volume di spesa. Giancarlo Grasso: «Settore dinamico e con spazio per i giovani»

La pet economy continua a crescere e in Liguria lo fa con un profilo ancora più “artigiano” rispetto al resto del Paese. È il quadro che emerge dai dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato Liguria su base Unioncamere-Infocamere: nella regione sono 106 le imprese artigiane attive nei servizi di cura per animali da compagnia, un comparto che intercetta in modo diretto i nuovi stili di vita delle famiglie e che, anche sul territorio ligure, si conferma tra i segmenti più dinamici dell’economia di prossimità.

Il confronto con il dato nazionale aiuta a capire la portata del fenomeno. In Italia operano 14.597 imprese artigiane del settore e la crescita è stata impetuosa: +92,3% negli ultimi dieci anni e +5,2% nell’ultimo anno. In Liguria l’artigianato rappresenta il 63,1% del totale delle imprese del comparto, una quota superiore alla media nazionale, che si ferma al 59%, segnale di un radicamento particolarmente forte della microimpresa e dei servizi “su misura” sul territorio regionale. Questo peso cambia anche da provincia a provincia: alla Spezia quasi nove imprese su dieci del settore sono artigiane, con una quota dell’88,2%, a Imperia si sale al 78,9% e a Savona al 65,9%, mentre Genova, pur con una percentuale più bassa rispetto alle punte provinciali, è la provincia che concentra il maggior numero in valore assoluto, con 42 realtà artigiane attive.

A sostenere l’espansione c’è un cambio di abitudini che ha riflessi immediati sulla spesa. In Italia, secondo i dati Istat richiamati dall’elaborazione, si contano oltre 25 milioni di animali domestici e la spesa per il loro benessere ha superato i 6,7 miliardi di euro, in crescita del 76% nell’ultimo decennio. In Liguria la spesa complessiva per prodotti e servizi legati agli animali da compagnia viene quantificata in 233 milioni di euro, con Genova che si colloca al nono posto in Italia per volume, pari a 128 milioni, seguita da Savona con 41 milioni e da Imperia e La Spezia con 32 milioni ciascuna. Numeri che, letti insieme, raccontano un mercato ormai stabilizzato e capace di garantire domanda interna costante, soprattutto nelle aree urbane e nelle zone dove la presenza di famiglie e anziani rende più diffusi i servizi di assistenza e cura.

Dentro questa crescita, Confartigianato sottolinea che la pet economy non è un’etichetta generica ma un insieme di attività specializzate che richiedono competenze e aggiornamento continuo: dalla toelettatura all’educazione cinofila, dalle pensioni per animali all’assistenza personalizzata, con una relazione diretta col cliente e un forte elemento fiduciario. È anche per questo che il comparto viene indicato come difficilmente delocalizzabile e radicato nei quartieri e nelle città, una caratteristica che lo rende appetibile sul fronte dell’autoimprenditorialità e del ricambio generazionale, perché permette a chi avvia un’attività di costruire un bacino locale e crescere attorno a una domanda prevedibile e ripetuta nel tempo.

È su questa lettura che si innesta il commento del presidente Giancarlo Grasso, che rivendica la capacità dell’artigianato di adattarsi ai cambiamenti sociali e di trasformarli in sviluppo economico, ricordando che «la pet economy dimostra come le micro e piccole imprese sappiano trasformare un cambiamento sociale in sviluppo economico» e che si tratta di attività in cui professionalità e qualità del servizio fanno la differenza. Da qui la richiesta di un sostegno mirato, soprattutto su accesso al credito, formazione e accompagnamento all’avvio di nuove attività, con un’attenzione particolare ai giovani che scelgono di investire in questo settore.


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