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Tensione fuori dall’hotel dell’incontro sulla “remigrazione”: spintoni e insulti al presidente del Municipio Ceraudo. Salis: «A Genova non c’è spazio per chi non rispetta le istituzioni» – VIDEO

Davanti al Tower Genoa Airport, durante l’arrivo degli attivisti del Comitato Remigrazione e Riconquista, duro confronto tra il presidente del Municipio VI Medio Ponente e il coordinatore Luca Marsella (CasaPound). Solidarietà anche da Avs e M5S

Un confronto acceso, nato in pochi minuti e finito con spintoni, urla e l’allontanamento di un rappresentante istituzionale: è quanto viene segnalato davanti al Tower Genoa Airport Hotel, dove è in corso la presentazione della proposta di legge popolare sulla cosiddetta “remigrazione”. A incrociarsi sono stati gli attivisti del comitato promotore e una delegazione arrivata per esprimere lo sgradimento del territorio, con il presidente del Municipio VI Medio Ponente Fabio Ceraudo, esponente del Movimento 5 Stelle, affiancato dal consigliere comunale Massimo Romeo di Alleanza Verdi e Sinistra.

Il nodo, oltre al contesto di ordine pubblico, è politico e simbolico: l’iniziativa prevede la presentazione di un progetto che, nelle intenzioni dei promotori, punta a rafforzare i rimpatri forzati per chi è irregolare, ad accelerare l’espulsione di persone straniere condannate per reati, a introdurre la revoca della cittadinanza ottenuta per naturalizzazione in casi ritenuti gravi e ad abolire la protezione speciale. Attorno a questo impianto, negli ultimi giorni, si è addensata una contrapposizione che oggi, davanti all’ingresso della struttura, è esplosa in un faccia a faccia durissimo. Fabio Ceraudo ha contestato direttamente la presenza del comitato nel territorio del Medio Ponente (dove è arrivato dopo essere stato rifiutato da almeno un paio di Hotel in città) e, rivolgendosi al coordinatore Luca Marsella, ha detto: «Questa città è medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza perché ha resistito a gente come voi», rivendicando il ruolo di Genova nella lotta al nazifascismo e il significato istituzionale di quella memoria.

La reazione, a quel punto, si è fatta immediata e aggressiva: dagli attivisti sarebbero partite urla per intimare al presidente di andarsene, indicandolo come “sgradito”, mentre Fabio Ceraudo avrebbe replicato che non se ne sarebbe andato dal “suo” territorio, sottolineando di essere lì proprio in quanto rappresentante del Municipio. Il diverbio è degenerato con spintoni e insulti da parte di alcuni degli attivisti e con la sensazione, da parte di chi era con il presidente, che venisse trattato come un semplice “disturbatore” e non come un esponente delle istituzioni. In seguito Fabio Ceraudo sarebbe stato allontanato da alcuni agenti in borghese, mentre la tensione restava alta all’esterno dell’hotel.

Sulla vicenda è intervenuta con una nota la sindaca Silvia Salis, che ha espresso «solidarietà» a Fabio Ceraudo e ha definito «grave» quanto accaduto, sostenendo che in città «non c’è spazio per chi ancora una volta non perde l’occasione per dimostrare il suo disprezzo per le istituzioni democratiche». Silvia Salis ha inoltre qualificato l’organizzazione del convegno come una «provocazione» in una città «Medaglia d’oro» per il suo ruolo nella Resistenza, inserendo l’episodio in un quadro di tensioni che, a suo giudizio, punta ad alzare il livello dello scontro.

Anche Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) Genova ha diffuso una presa di posizione, esprimendo piena solidarietà sia a Fabio Ceraudo sia a Massimo Romeo e definendo «grave e inaccettabile» che rappresentanti delle istituzioni vengano raggiunti da spintoni e insulti. Nel comunicato, Giorgia Parodi, co-portavoce di Europa Verde, e Simona Cosso, segretaria di Sinistra Italiana, ribadiscono che Genova, città Medaglia d’Oro per la Resistenza, «non può essere terreno di provocazioni neofasciste né di intimidazioni» verso chi richiama i valori democratici e antifascisti.

«Condanniamo con fermezza quanto accaduto oggi al presidente del Municipio VI Medio Ponente Fabio Ceraudo, aggredito verbalmente e fisicamente dai soliti militanti dell’estrema destra durante l’iniziativa per promuovere la cosiddetta “remigrazione” – dichiarano gli esponenti del M5S della Liguria esprimendo solidarietà al presidente -. A Genova non possono trovare cittadinanza comportamenti che mettono in discussione il rispetto delle istituzioni e dei principi democratici. La scelta di promuovere un appuntamento simile in una città simbolo della Resistenza costituisce un atto deliberatamente divisivo. L’episodio di oggi evidenzia la distanza tra chi alimenta intolleranza e chi, al contrario, si riconosce nei valori costituzionali e nella convivenza civile. Detto ciò, ribadiamo che chi crede di fermarci con la violenza verbale e fisica, troverà sempre nelle nostre convinzioni e nostri corpi un NO deciso: non c’è posto, a Genova, per chi alimenta derive xenofobe e antidemocratiche». Il M5S esprime solidarietà a Ceraudo.

Toni netti anche per il Partito della Rifondazione Comunista. Jacopo Ricciardi, segretario regionale, e Giovanni Ferretti, segretario genovese, hanno dichiarato «solidarietà al presidente Fabio Ceraudo» sostenendo che «ha fatto bene a contestare» la presenza di CasaPound Italia e chiedendo esplicitamente che «le organizzazioni neofasciste vadano sciolte», ribadendo che Genova «non merita e non tollera» iniziative riconducibili a quelle aree. I due esponenti attaccano anche Fratelli d’Italia e Lega, accusandoli di aver fatto proprie parole d’ordine dell’estrema destra e di alimentare narrazioni xenofobe e razziste utili, nella loro lettura, a spostare il malcontento sociale verso capri espiatori come migranti e minoranze.

Rifondazione Comunista richiama inoltre la sentenza di Bari di ieri, definita “storica” nel rafforzare la battaglia per lo scioglimento dei gruppi neofascisti, e rivendica di essersi costituita parte civile nel procedimento legato all’aggressione del 2018, ricordando che tra le persone colpite ci fu l’ex europarlamentare Eleonora Forenza. Gli esponenti spiegano poi di aver partecipato oggi al presidio promosso da Anpi e Cgil in largo Pertini e annunciano la presenza anche alle prossime iniziative, ribadendo l’obiettivo politico di chiudere la sede cittadina di CasaPound Italia.

La serata, insomma, si apre con un clima già segnato da una frattura netta: da un lato l’evento dei promotori, dall’altro la contestazione istituzionale e politica, con il confine tra dialettica e scontro che, davanti all’hotel, sembra essersi assottigliato fino a diventare contatto fisico e caso politico.


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