Cosa fare a Genova 

Arrivano i mostri, spariscono le paure: il centro storico si fa festa e comunità

Martedì 17 febbraio torna il Carnevale Sociale: tre cortei dai quartieri e approdo in piazza Matteotti per la festa finale. Il Comune, con il Progetto di Comunità, mette al centro famiglie e scuole: i “mostri” diventano un gioco collettivo per trasformare ansie e fragilità in relazione, musica e partecipazione

C’è un Carnevale che non si limita a sfilare, ma prova a cucire. Un Carnevale che nasce prima dell’ultimo coriandolo, nei laboratori, nei cortili, negli hub di comunità e nei percorsi condivisi che attraversano i Sestieri. Martedì 17 febbraio torna il Carnevale Sociale del Centro Storico di Genova, un appuntamento che – anche nel nome scelto per l’edizione 2026, “Arrivano i mostri – spariscono le paure” – racconta la voglia di stare insieme come risposta semplice e potente a un tempo che spesso sembra complicato.

Il filo conduttore è dichiaratamente quello delle fiabe e dell’immaginario dell’infanzia: i “mostri” non sono un pretesto decorativo, ma figure simboliche, maschere che servono a dare un volto a ciò che resta impalpabile. Paure, tensioni, inquietudini quotidiane: quelle che attraversano le bambine e i bambini, certo, ma anche gli adulti che li accompagnano. E proprio perché queste paure sono di tutti, il Carnevale prova a scioglierle nel linguaggio del gioco collettivo, trasformandole in colori, travestimenti, musica e movimento nello spazio pubblico.

L’iniziativa si inserisce nel Progetto di Comunità del Comune di Genova, un percorso che coinvolge Prè, Molo e Maddalena e che punta a far emergere la creatività diffusa e il protagonismo delle comunità locali. Non è un dettaglio: qui il centro non è “la scena”, ma la vita quotidiana dei quartieri, con le famiglie e le nuove generazioni chiamate a essere parte attiva della città, non pubblico da intrattenere. È anche in questa prospettiva che l’assessora al Welfare Cristina Lodi lega il Carnevale a un’idea di cittadinanza piena, ricordando che le bambine e i bambini non sono soltanto destinatari di politiche, ma cittadini capaci di indicare con chiarezza quale città desiderano.

Il lavoro che porta al 17 febbraio, infatti, è già cominciato: la preparazione è diffusa e coinvolge scuole, centri educativi, associazioni, comitati, parrocchie, gruppi informali e singole persone. Il Carnevale, qui, è un processo prima ancora che un evento: si costruiscono maschere, si inventano personaggi, si preparano striscioni, palloni, carretti o carri, in autonomia o dentro i laboratori organizzati nei Sestieri. È un modo per rafforzare legami di vicinato e far sentire che le strade e le piazze non sono soltanto passaggi, ma luoghi dove si può abitare insieme, anche solo per un pomeriggio.

A dare cornice e senso al tema scelto è anche la lettura proposta dal coordinatore del Progetto di Comunità del Centro Storico, Marco Montoli, che interpreta i “mostri” come una forma narrativa immediata per rendere comprensibili paure e racconti difficili da decifrare, soprattutto per i più piccoli. Il Carnevale, con maschere e rito collettivo, diventa così uno spazio “protetto” in cui riconoscere ciò che si vive, rielaborarlo in modo condiviso e immaginare una realtà più vicina alle persone, più accogliente e più ricca di relazioni.

Il programma della giornata punta dritto al cuore della città. Martedì 17 febbraio la partenza è fissata alle 15 con tre cortei dai quartieri del Molo, dell’Annunziata e del Lagaccio. I percorsi confluiranno nel centro, dove alle 16.30 piazza Matteotti ospiterà la festa finale: musica, danza, performance e incontri aperti a tutta la cittadinanza. A muovere la scena ci saranno artisti e artiste di strada, busker, bande, giocolieri e danzatori, in un’atmosfera che promette di essere insieme leggera e piena di significato.

In fondo, l’idea è semplice: se il presente fa paura, lo si attraversa meglio quando lo si attraversa in compagnia. E se i “mostri” devono arrivare, tanto vale farli arrivare in piazza, sotto forma di maschere e colori, perché a sparire – almeno per un po’ – sia la parte peggiore delle paure: quella che isola.


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