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Agende Rosse, Balleari esce dal Carlo Felice in polemica con Borsellino. PD e M5S all’attacco. Domani il caso arriva in aula

All’evento “Sicurezza e legalità” con gli studenti, promosso dal Movimento delle Agende Rosse, il presidente del Consiglio regionale lascia la platea denunciando una deriva propagandistica sul referendum sulla giustizia da parte del fratello del magistrato ucciso da Cosa Nostra. Pd e M5S ribattono che un garante dell’assemblea non può trasformare il dissenso in un gesto plateale e annunciano iniziative in Consiglio

La mattinata al Teatro Carlo Felice doveva essere, come ogni anno, un appuntamento simbolico e pratico insieme: parlare ai ragazzi di legalità, memoria, istituzioni e responsabilità civile con alcuni tra i protagonisti più riconoscibili dell’antimafia e della magistratura. E invece, nel giro di poche ore, “Sicurezza e legalità” è diventato anche un caso politico, con una frattura che si è aperta proprio sul significato della parola “istituzioni”.

A innescare la polemica è stato il gesto del presidente del Consiglio regionale Stefano Balleari, presente per i saluti istituzionali. Stefano Balleari che, con un post su Fb per cui ha scelto una foto sorridente mentre si allontana a larghi passi dal palco, ha spiegato di aver lasciato il teatro «per rispetto del ruolo istituzionale» e per il principio di neutralità che, a suo dire, deve caratterizzare iniziative rivolte ai giovani. Secondo la sua ricostruzione, l’incontro avrebbe preso una piega «propagandistica» a sostegno del “no” al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo con l’intervento sul palco di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo ucciso da Cosa Nostra nel 1992, e che da tempo, attraverso il movimento Agende Rosse si è dedicato attivamente alla sensibilizzazione riguardo al contrasto alla criminalità organizzata, il malgoverno e le collusioni tra politica, poteri occulti e mafia. Balleari ha giudicato l’intervento inopportuno in un contesto scolastico della platea perché contenente attacchi al Governo e messaggi politicamente orientati rivolti agli studenti. Il concetto viene riassunto in una frase che diventa il cuore della sua posizione: «La legalità non può e non deve mai diventare terreno di strumentalizzazione politica».

Cosa ha detto Salvatore Borsellino: il discorso

Io ho bisogno ragazzi, ho bisogno di voi, ho bisogno di voi per prendere la forza che a poco a poco mi continua a mancare, mi comincia a mancare. Sono 30 anni che combatto per la verità e una verità è una giustizia che purtroppo non soltanto mi viene negata, ci viene negata, ma oggi purtroppo stiamo vivendo uno dei periodi più neri della nostra storia. Siamo in un momento cruciale nel nostro paese.

È in atto un vero e proprio attentato a quelli che sono i principi della nostra Costituzione e contro questo tentativo di alterare i principi della nostra Costituzione e l’equilibrio dei poteri nel nostro paese bisogna assolutamente combattere e io ho bisogno di tutte le forze per poter nei prossimi in questi pochi, piccolo periodo che ci hanno lasciato per poter condurre questa battaglia, poter mettere in campo tutte le mie forze per non permettere che venga alterata il principio della nostra Costituzione e che si attenti come sta tentando di fare all’indipendenza dalla magistratura. Parlano di separazione della carriera, è tutto falso. Le carriere sono separate già da tempo, ci sono pochissimi magistrati che passano dalla funzione giudicante alla funzione inquirente, proprio una percentuale minima e puntare a livello propagandistico solo su questo slogan separazione della carriera è veramente un inganno che stanno facendo.

Quello che si sta facendo è il tentato di attentare a uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione che è l’equilibrio dei poteri e di attentare all’indipendenza dalla magistratura e tutto questo noi non possiamo e non dobbiamo permetterlo. Io cercherò di raccogliere le poche forze che mi restano e combattere questa battaglia e per questo avrei voluto essere oggi lì insieme a voi perché io purtroppo ho perso la speranza di vedere nella piccola frazione di vita che mi resta quella verità e quella giustizia per cui ho combattuto da 30 anni e oggi questa speranza vengo a prenderla da voi. Io vengo a prendere da voi la speranza che quando io non avrò più la forza di alzare per l’agenda rossa, di gridare alla mia voglia di verità e di giustizia ci sia qualcuno di voi che continua a fare con più forza di me che ormai purtroppo le forze mi mancano, continua a farlo.

E da voi che vengo a prendere la speranza che ci sia finalmente nel nostro paese libertà e giustizia e vedete siamo, ripeto, in uno dei periodi più neri della nostra storia, di quelli che io ho vissuto nel corso della mia vita. Oggi ho sentito parlare, ho sentito ripetere molte volte, tante volte la parola legalità però vedete purtroppo questa parola è diventata ormai quasi uno slogan. C’è chi nasconde questo slogan per portare avanti i disegni di tutt’altro tipo.

Bisogna capire che cos’è la legalità e io sono sicuro che voi ve ne rendiate conto di questo. Vedete, legalità non è rispettare le leggi. La legalità è rispettare i principi fondamentali della Costituzione e pretendere che le persone che noi abbiamo delegato a difendere questa Costituzione le facciano rispettare.

E se legalità è anche non rispettare le leggi, se le leggi sono leggi che tendono a restringere, a limitare la libertà delle persone allora queste leggi devono essere combattute e noi dobbiamo pretendere che chi abbiamo delegato a difendere la nostra Costituzione le difenda e questa per me è la parola legalità, altrimenti non ha nessun senso. Io ragazzi se fossi libero avrei a dirvi, a gridarvi di ribellarvi, di ribellarvi, di ribellarvi. Non permettere che il nostro Paese diventi come sta purtroppo diventi un regime mascherato da democrazia.

Dovete combattere per il vostro futuro. Io ormai le persone della mia età non hanno più un futuro, hanno una piccola frazione di vita davanti. Il futuro è vostro e dovete combattere per il vostro futuro.

Dovete impedire che vi cerchino di trasformare in un greggio, in un regime che vi conduca dove vuole lui. Ragazzi continuate a ripetere, ribellatevi, ribellatevi. Ci vuole nel nostro Paese un altro ’68.

Dovete prendere voi in mano il vostro futuro. Vi prego, fatelo. Io spero di vedere, prima di andarmene, prima di lasciare questa vita, vedere ancora una ribellione giovanile.

È fondamentale, è necessaria. Vi prego, ribellatevi, ribellatevi, ribellatevi. Non diventate un greggio che viene condotto da qualcuno lì dove vuole condurre.

Vi vogliono fare diventare dei sudditi e nient’altro. Siate cittadini, prendete in mano il vostro futuro e combattete per il vostro futuro. Grazie ragazzi, con tutto il cuore.

Il punto, però, è che la scelta di andarsene ha prodotto l’effetto opposto rispetto a quello rivendicato. L’evento, infatti, era stato presentato come iniziativa di valore riconosciuto dal mondo scolastico e istituzionale, costruita esplicitamente sul dialogo con gli studenti e con una platea chiamata a fare domande, ascoltare, capire. Ed è proprio su questo terreno che si sono aperte due contestazioni politiche, entrambe dure, che di fatto mettono il presidente del Consiglio regionale sotto accusa non tanto per ciò che pensa, quanto per il modo in cui ha interpretato il suo ruolo.


Il Gruppo Partito Democratico in Regione parla di «comportamento inaudito» e di gesto «grave» e «irrispettoso» dell’istituzione rappresentata da Balleari, sottolineando che quando il presidente del Consiglio regionale partecipa a un incontro ufficiale non rappresenta una parte politica ma l’assemblea nel suo complesso. Nella nota, il Partito Democratico insiste su un punto che colpisce direttamente la motivazione addotta da Stefano Balleari: invocare la neutralità e poi abbandonare l’iniziativa perché in disaccordo con alcuni contenuti sarebbe, secondo i dem, un modo di confondere il ruolo di garanzia con una postura di parte. Il gruppo annuncia che domani chiederà conto in aula dell’accaduto, perché chi presiede l’assemblea legislativa regionale, nella loro lettura, deve garantire equilibrio e rispetto, non rendere plateale il dissenso davanti a una platea di studenti.

Ancora più esplicita, sul piano politico, la replica del capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, Stefano Giordano, che rivendica il valore del confronto e del pluralismo proprio come parte dell’educazione alla legalità. Per Stefano Giordano, l’incontro con Nicola Gratteri e Salvatore Borsellino ha offerto ai ragazzi un messaggio chiaro: informarsi in modo plurale, non fermarsi a una sola fonte, leggere «questo ma anche altro». Secondo il Movimento 5 Stelle, i temi referendari e il decreto sicurezza sarebbero entrati nel dibattito perché sollecitati dalle domande degli studenti, e i relatori avrebbero risposto esponendo il loro punto di vista in modo legittimo. La “cartina di tornasole”, per Stefano Giordano, sarebbe stata proprio la reazione di Stefano Balleari, che avrebbe abbandonato il teatro e poi avrebbe rivendicato il gesto sui social, con l’effetto di gettare discredito sulle istituzioni più che di tutelarne la neutralità.

Sul palco, nel corso della mattinata, la sindaca Silvia Salis ha scelto un registro diverso, più aderente al senso dichiarato dell’incontro: davanti agli studenti ha insistito sul valore della legalità come scelta quotidiana e sul dovere di informarsi, fare domande, supportare o contestare, ma «sapendo quello che si dice» e cercando «ciò che è vero» invece di ciò che appare soltanto verosimile. È un passaggio che, seppure indipendente da quanto accaduto, letto insieme alla polemica esplosa in platea, finisce per disegnare un contrasto evidente: da una parte l’invito a non girarsi dall’altra parte e ad affrontare la complessità, dall’altra l’idea che certi temi, se toccati, trasformino automaticamente un incontro con gli studenti in propaganda.

Il risultato è che il Carlo Felice, per qualche ora, è diventato uno specchio della tensione che attraversa la politica quando si confronta con i luoghi della formazione: tutti invocano rispetto delle istituzioni e neutralità, ma poi la linea di confine viene tracciata in modo diverso, e a pagare il prezzo mediatico è soprattutto chi, per ruolo, dovrebbe restare garante del confronto anche quando non condivide ciò che ascolta. Domani, con l’annuncio del Partito Democratico di portare il caso in aula, quella frattura rischia di spostarsi dal teatro al Consiglio regionale, con una domanda che resta sullo sfondo: che cosa significa davvero “neutralità” quando si parla di legalità davanti ai ragazzi, e chi la tutela meglio, chi resta ad ascoltare o chi se ne va.


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