Oggi a Genova 

Petizione contro i tagli shock ai bus collinari: «Così ci isolate». San Teodoro alta e Oregina-Lagaccio in rivolta. Ecco dove firmare

La miccia si è accesa nel giro di poche ore, appena nei quartieri collinari è diventato più chiaro che cosa potrebbe cambiare nella rete degli autobus: commenti durissimi sui social, timori che rimbalzano di pianerottolo in pianerottolo e, soprattutto, una petizione online che chiede a Comune e Amt di fare marcia indietro. Per chi vive nella zona, dove la popolazione anziana è numerosa e la mobilità spesso è già una fatica quotidiana, l’idea di dover spezzare i viaggi in due o tre tratte viene letta come un rischio concreto di isolamento e la certezza di disagi infiniti

A far esplodere la protesta è la prospettiva di una riorganizzazione delle linee collinari che, secondo quanto discusso e poi ricostruito in queste ore, metterebbe mano a collegamenti considerati “di sopravvivenza” da chi li usa per visite mediche, commissioni, lavoro o scuola o, semplicemente, per fare la spesa. Il nodo riguarda in particolare le linee 32 e 35: la 35 sarebbe destinata a sparire e la 32 verrebbe sdoppiata in due percorsi, con capolinea previsto in via Fanti d’Italia invece di proseguire verso il centro, costringendo di fatto a cambiare mezzo per raggiungere destinazioni che oggi si raggiungono con un solo autobus. Sul tavolo, inoltre, c’è l’ipotesi che la 38 venga sospesa in attesa di definire una nuova linea ancora da progettare, mentre la 355 verrebbe potenziata e prolungata per coprire parte del servizio tagliato con la cancellazione del 35, con un percorso indicato tra Fregoso, Granarolo e via Vesuvio.

È proprio questo “nel frattempo” a preoccupare di più. Perché i tempi tecnici, quando si parla di rete e incastri, non coincidono mai con i tempi della vita reale: chi fa fatica a salire e scendere, chi usa il bus come unica alternativa all’auto, chi si regge su abitudini e orari ripetuti, teme che la fase transitoria diventi una lunga parentesi di rinunce. Da qui l’ondata di reazioni, che nei quartieri viene descritta come una vera frattura: da un lato l’esigenza di rimettere in ordine conti e servizio dell’azienda, dall’altro la paura che a pagare siano le zone più fragili, quelle dove ogni scalinata “pesa” e ogni coincidenza persa si traduce in mezz’ora in più al freddo o sotto il sole cocente.

La petizione organizzata in fretta e furia da una residente, intanto, mette nero su bianco un messaggio semplice: le linee 32 e 35 vengono definite essenziali per la mobilità di residenti, studenti, lavoratori e anziani e l’eventuale cambiamento viene contestato perché trasformerebbe un tragitto diretto in un percorso a ostacoli, con almeno due autobus da prendere al posto di uno. Nel testo si chiede ad AMT di rivedere gli aggiustamenti insieme alle comunità locali e ai cittadini, invocando trasparenza e un coinvolgimento reale prima di intervenire su un servizio che incide sulla quotidianità di migliaia di persone. Il link per firmare è questo. Cliccate qui se ritenete giusta la richiesta, per firmare.

Sulla stessa linea si collocano le parole dei rappresentanti municipali del Pd Amedeo Lucia e Mattia Piccardo, che nelle ultime ore hanno rimesso al centro un aspetto destinato a pesare nel confronto politico e tecnico: la nuova linea che dovrebbe collegare Granarolo e l’ospedale Galliera, indicata come soluzione, non sarebbe ancora definita nei dettagli e quindi non sarebbe immediatamente sostitutiva di ciò che verrebbe tolto. La loro preoccupazione, in sostanza, è che lo “stravolgimento” delle linee collinari finisca per spingere una parte dell’utenza verso il mezzo privato e, soprattutto, per chiudere in casa chi – soprattutto gli anziani – non se la sente di affrontare cambi multipli con difficoltà motorie, borse della spesa e tempi più lunghi.

Le modifiche sono state pensate sotto la passata amministrazione di centrodestra come conseguenza al progetto dei quattro assi. La gente dei quartieri chiede all’amministrazione progressista di non lasciarsi trascinare da un’idea che non tiene nel minimo conto né l’orografia né la composizione sociale e anagrafica della zona, impoverendo ulteriormente un’offerta di trasporto pubblico già giudicata insufficiente, che nei giorni festivi è ormai da tempo sporadica e ogni giorno “chiude” a metà serata e per questo obbliga i cittadini al mezzo privato, per chi lo ha e a restare a casa chi non lo ha e non può permettersi il taxi. Non solo gli anziani che vorrebbero andare al cinema e o a teatro, ma anche giovani e adulti che vorrebbero uscire la sera per un aperitivo o una cena e vorrebbero evitare auto e moto per poter bere un bicchiere in più. Inutile fare campagne anti alcol alla guida quando non si forniscono alternative. La zona, quartiere storico di naviganti e portuali, è sempre stata legata alla sinistra e nemmeno nei periodi in cui la città si è spostata a destra ha abbandonato il proprio orientamento politico alle elezioni. Ora chiede alla parte politica che ha sempre sostenuto di dimostrare la “differenza”, cogliendo le criticità di un’area popolosa e popolare e, di conseguenza, correggendo il tiro.

Il caso, oltre i numeri e le sigle, racconta un punto delicato: quando il trasporto pubblico cambia, non cambia solo una tabella oraria, cambia l’autonomia. E nei quartieri collinari l’autonomia è spesso una linea sottile, tenuta insieme da un autobus che passa “sotto casa” e porta dove serve senza dover fare acrobazie. Per questo la protesta non ha il tono della lamentela generica, ma quello di chi teme una sottrazione concreta di diritti quotidiani: poter andare dal medico senza chiedere un passaggio, raggiungere il centro senza pianificare una spedizione, restare agganciati alla città invece di sentirsi ai margini. Ora la palla passa a Comune e AMT: chiarire tempi, garanzie e alternative non è più solo una questione tecnica, ma una risposta attesa da chi, in quelle salite, vive davvero ogni giorno.


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