Palleggi tra gli scaffali, slogan e striscioni al nuovo Basko. I ragazzi del Levante chiedono «spazi pubblici, non supermercati e cemento» – VIDEO

Un gruppo di giovani del Levante ha organizzato un flash mob al nuovo supermercato di via Carrara per contestare la trasformazione dell’area, un tempo dedicata a campi sportivi, in una grande struttura commerciale e ha attaccato l’amministrazione Bucci-Piciocchi. Prima qualche palleggio con un pallone da basket tra gli scaffali, poi il presidio all’esterno con striscioni e un messaggio chiaro: servono strutture sportive attrezzate e pubbliche, non “briciole” in cambio di nuove colate

Un pallone che rimbalza tra corsie e carrelli, poi gli striscioni all’ingresso e la protesta che si sposta fuori, dove la voce si fa più netta. È così che un gruppo di ragazzi del Levante cittadino ha scelto di farsi sentire al nuovo Basko di via Carrara, con un flash mob che punta dritto al cuore della questione: la cessione ai privati di aree che per anni erano state, nella loro memoria e nella loro esperienza, un punto di ritrovo e di sport per il quartiere.
Il gesto iniziale è stato volutamente simbolico: alcuni di loro si sono messi a palleggiare con una palla da basket all’interno dell’ipermercato, come a riportare per un attimo, nello stesso luogo, ciò che lì prima c’era e che oggi non c’è più. Poi, usciti all’esterno, si sono radunati mostrando striscioni e rivendicando un tema che, dicono, non riguarda solo la nostalgia ma un diritto concreto: avere spazi pubblici e attrezzati dove crescere, incontrarsi, allenarsi, stare insieme.

A raccontare il senso della protesta è stato il portavoce del gruppo, che ha scelto parole decise. «La maggior parte di noi è cresciuta qua dentro», ha detto, spiegando che in quell’area, prima dell’attuale struttura commerciale, c’erano campi sportivi dove molti di loro passavano il pomeriggio. «Al posto di quello che vedete adesso, una struttura di 1.500 metri quadrati, c’era un campo da basket, due da calcio e uno da pallavolo», ha aggiunto, indicando la trasformazione come il frutto di una scelta precisa: «si è scelto di privatizzare quest’area».
Nel mirino, nel loro racconto, non c’è solo l’intervento dei privati, ma soprattutto la cornice politica e urbanistica che avrebbe permesso quel cambio di destinazione. Il portavoce ha parlato di un’amministrazione che avrebbe modificato il piano urbanistico comunale «strizzando l’occhio agli interessi privati» e sostituendo un luogo di aggregazione con una nuova realtà commerciale e un’ampia superficie destinata a parcheggi. E qui arriva uno dei passaggi che più sintetizza la loro rabbia: «Noi non vogliamo l’elemosina dei privati», perché, a loro dire, la logica sarebbe sempre la stessa, cioè grandi interventi che consumano spazio e poi restituiscono al quartiere piccoli “contentini”, come un campetto o un canestro, senza compensare davvero ciò che è stato tolto.
La critica si allarga anche al racconto politico degli ultimi anni: nel suo intervento, il portavoce cita la giunta Marco Bucci e la giunta Pietro Piciocchi, sostenendo che in quel periodo sarebbe stato ripetuto che gli spazi pubblici «non possono stare in piedi» e che «non ci sono i soldi», mentre per loro la questione è opposta: se esiste la volontà politica, dicono, risorse e soluzioni si trovano, se non esiste, si favoriscono i privati e ai residenti restano «le briciole». «Noi siamo qui perché rivendichiamo un diritto», conclude, indicando l’obiettivo della mobilitazione: strutture sportive pubbliche, vere, attrezzate, che non siano concessioni occasionali ma parte integrante del quartiere.
Il flash mob di via Carrara, insomma, è stato costruito come una scena semplice ma difficile da ignorare: riportare il basket dove, dicono, un tempo si giocava davvero, e usare quel rimbalzo come denuncia di una trasformazione che, per loro, non è solo edilizia ma sociale. Adesso resta da capire se e come questa voce, partita tra scaffali e parcheggi, troverà un luogo di confronto reale, perché la richiesta non è una fotografia del passato: è una domanda sul futuro di un quartiere e su che cosa, in città, viene considerato davvero “spazio pubblico” e l’onere di ascoltarla e soddisfarla è della nuova giunta guidata da Silvia Salis.
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