Entroterra, nuovo bando “Botteghe”: quasi un milione a fondo perduto e contributi fino a 11mila euro anche per comprare merci

La Regione lancia dal 10 febbraio il nuovo bando per le botteghe dei comuni non costieri fino a 5mila abitanti: 912mila euro iniziali, ripartiti per provincia, contributi a fondo perduto dal 40% al 55% su investimenti tra 5mila e 20mila euro, con una novità rilevante perché tra le spese ammesse ci sono anche l’acquisto di merci e la somministrazione di alimenti e bevande

Nelle vallate, una bottega non è solo un negozio. È il posto dove si fa la spesa, si scambiano notizie, si tiene acceso un pezzo di comunità che, senza servizi e senza presìdi, rischia di svuotarsi più in fretta. È con questa logica che la Regione mette in campo il nuovo bando “Botteghe” dedicato all’entroterra: quasi un milione di euro a fondo perduto per sostenere investimenti e spese che, nei piccoli comuni, spesso diventano il confine tra restare aperti o abbassare per sempre la serranda.

L’annuncio arriva dall’assessore allo Sviluppo economico Alessio Piana, che spiega come la misura sia destinata alle attività commerciali nei comuni non costieri con popolazione residente non superiore ai 5mila abitanti, secondo i criteri fissati dalla legge regionale. La dotazione economica iniziale è di 912mila euro, e viene distribuita tra le province in base alla percentuale di imprese attive: il 52% va alla provincia di Genova, il 19% a Savona, il 16% a Imperia e il 13% alla Spezia. È una ripartizione che punta a seguire la mappa reale delle attività, provando a garantire un sostegno proporzionato al tessuto commerciale esistente.
Il bando sarà attivo dal 10 febbraio e, nelle intenzioni della Regione, si aggiunge alle altre opportunità già previste per l’entroterra, con un obiettivo dichiarato: sostenere sia gli investimenti sia alcune spese correnti delle botteghe dei piccoli comuni, accompagnando la tenuta di attività che vengono considerate un presidio sociale oltre che economico. Il meccanismo è quello dei contributi a fondo perduto, che possono arrivare fino a 11mila euro, con percentuali di copertura variabili in base alla dimensione del comune e alle caratteristiche dell’impresa.
L’investimento, per essere ammesso, deve collocarsi in una forbice precisa: non meno di 5mila euro e non oltre 20mila. L’agevolazione ordinaria copre il 40% delle spese sostenute, ma può salire al 50% se l’impresa si trova in un comune con meno di mille abitanti, e arriva al 55% se l’attività è guidata da un under 35. È un’impostazione che prova a dare un “premio” doppio: da una parte ai paesi più piccoli, quelli dove ogni chiusura pesa di più, dall’altra al ricambio generazionale, che in molte aree interne è la vera sfida di lungo periodo.
Capitolo spese ammissibili: qui il bando è costruito in modo piuttosto ampio, perché non guarda solo alle ristrutturazioni o all’acquisto di attrezzature, ma include anche la merce, cioè ciò che permette di riempire scaffali e banconi e quindi di continuare a vendere. Sono previste spese per interventi edilizi, come lavori di ristrutturazione, adeguamento e miglioramento dei locali, e spese per beni strumentali e tecnologie, quindi impianti, arredi e attrezzature nuove, software e licenze d’uso, tecnologie innovative di supporto all’attività e anche siti internet, purché abbiano finalità informative o promozionali. Ma la voce che spicca, perché spesso esclusa in bandi di questo tipo, è l’acquisto di merci: sono ammissibili gli acquisti diretti da produttori o grossisti, i beni destinati esclusivamente alla vendita al dettaglio e anche quelli legati alla somministrazione di alimenti e bevande. In pratica, non si finanzia soltanto “la bottega come contenitore”, ma anche una parte della sua operatività reale.
Le domande dovranno essere presentate attraverso Filse, utilizzando il sistema “Bandi On Line”, dal 10 febbraio al 30 aprile. Il tempo, quindi, c’è, ma l’esperienza insegna che nei piccoli comuni la differenza la fanno due cose: la capacità di predisporre rapidamente documenti e preventivi e la chiarezza su cosa si vuole fare davvero, perché il bando finanzia spese tracciabili e investimenti concreti, non intenzioni.
Il senso complessivo della misura è politico prima ancora che economico: provare a tenere accese le luci dell’entroterra, sostenendo attività che non sono semplici esercizi commerciali ma presìdi di vita quotidiana, soprattutto dove servizi e alternative sono pochi. Per tutte le informazioni, la pagina di riferimento indicata dalla Regione è questa: https://www.regione.liguria.it/homepage-sviluppo-economico/servizi-canale/bandi-sviluppo-economico-tutti/publiccompetition/4517:botteghe_entroterra_2026.html
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