Scienza e Tecnologia 

Mnesys, 90 partner e 800 ricercatori: la rete che vuole anticipare Alzheimer e Parkinson e portare la “cura su misura” fuori dai laboratori

Al Palazzo Ducale presentati i risultati del partenariato nazionale su neuroscienze e neuroriabilitazione coordinato dall’Università degli Studi di Genova e sostenuto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: una rete arrivata a 90 partner con oltre 800 ricercatori, 300 progetti e circa 1500 pubblicazioni. Dalla “psichiatria di precisione” ai biomarcatori per anticipare Alzheimer e Parkinson, fino alla medicina computazionale che simula il sistema nervoso, l’obiettivo dichiarato è trasformare ricerca e dati in terapie concrete e continuare il lavoro anche nel “dopo”

Se c’è una frase che riassume la giornata al Palazzo Ducale è l’ambizione di accorciare la distanza tra laboratorio e paziente, tra la potenza dei dati e la realtà di una diagnosi, tra la ricerca d’eccellenza e la quotidianità di chi convive con una patologia neurologica o psichiatrica. “MNESYS: Il viaggio nel cervello” ha messo in scena i traguardi del più vasto partenariato nazionale dedicato alle neuroscienze e alla neuroriabilitazione, raccontandolo come una piattaforma in grado di cambiare non solo quanto sappiamo del cervello, ma anche come si curano Alzheimer, Parkinson e depressione. Il progetto, finanziato con quasi 115 milioni di euro dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ha rivendicato numeri che, nelle intenzioni degli organizzatori, sono già una dichiarazione di metodo: oltre 800 ricercatori coinvolti, circa 300 progetti di ricerca attivati e una produzione scientifica che ha superato le 1500 pubblicazioni su riviste internazionali.

Il salto di scala non è solo nella quantità, ma nel modo in cui la rete è stata costruita. MNESYS nasce con 25 partner fondatori e, nel giro di tre anni, arriva a coinvolgere complessivamente 90 realtà tra università, ospedali, centri di ricerca e soggetti privati. L’idea è quella di un’alleanza stabile, capace di affrontare le malattie del sistema nervoso con un approccio multidisciplinare che mette nello stesso campo biologia, tecnologia e clinica, perché la complessità di queste patologie non si lascia ingabbiare in un’unica specializzazione.

Nella parte istituzionale, Marco Bucci ha legato questo percorso all’identità di un territorio che, a suo dire, ha nel “guardare avanti” una vocazione storica, sottolineando l’orgoglio per il ruolo di capofila svolto dalla regione e dal capoluogo in una rete così estesa. Nel suo intervento ha richiamato anche la prospettiva dell’Ospedale degli Erzelli come futuro polo di eccellenza per la ricerca avanzata, indicando che sono in corso interlocuzioni per consolidare il ruolo della Liguria come luogo attrattivo per la ricerca applicata. Silvia Salis ha spostato l’accento sull’idea di bene pubblico, sostenendo che MNESYS dimostra come un grande investimento pubblico possa tradursi in risultati tangibili per ricerca, sanità e qualità della vita, e ribadendo che la ricerca, quando produce cure e conoscenza condivisa, smette di essere “distante” e diventa patrimonio collettivo.

Sul fronte scientifico e organizzativo, Enrico Castanini, presidente di Mnesys Società consortile a responsabilità limitata, ha insistito sul valore di una regia unica capace di unire competenze che vanno dalla medicina alla farmacologia, dall’ingegneria alla robotica, dall’informatica alla ricerca clinica. Ha rivendicato risultati già visibili nella prevenzione e nella messa a punto di nuove terapie, ma ha anche scelto un tono prudente: l’orizzonte delle soluzioni definitive per patologie neurodegenerative resta lungo, e la promessa non viene venduta come miracolo imminente, bensì come strada tracciata che ora va percorsa senza disperdere il lavoro fatto. Federico Delfino, magnifico rettore dell’Università degli Studi di Genova, ha inquadrato MNESYS come prova della capacità italiana di mettere insieme creatività scientifica, approcci interdisciplinari e tecnologie moderne, con un impatto atteso sulla qualità delle cure del prossimo futuro.

Uno dei passaggi più concreti è arrivato dal racconto di Antonio Uccelli, direttore scientifico di MNESYS, ordinario di neurologia dell’Università degli Studi di Genova e direttore scientifico dell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico Azienda Ospedaliera Metropolitana di Regione Liguria. Nel suo intervento ha sottolineato la soddisfazione per un progetto guidato dalla comunità scientifica genovese e ha richiamato la collaborazione tra Università, Policlinico San Martino, Istituto Giannina Gaslini e Istituto italiano di tecnologia, inserita in un network nazionale che, secondo la sua ricostruzione, ha prodotto risultati e anche un ritorno economico legato al reclutamento di molti giovani ricercatori, considerati un investimento decisivo per il futuro. Loredana Luzzi, direttrice generale di MNESYS, ha rimesso al centro un concetto spesso sottovalutato fuori dai laboratori: la ricerca di base è fondamentale proprio perché è il terreno da cui possono nascere terapie e soluzioni, e l’evento è stato pensato per offrire esempi comprensibili anche a chi non vive di scienza.

La parte più attesa, però, è quella in cui i risultati smettono di essere un elenco e diventano un’idea di medicina che cambia. La “psichiatria di precisione”, per esempio, viene presentata come la risposta a un limite storico: il fatto che molte terapie per la depressione seguano ancora la logica del tentativo, con settimane o mesi di prove prima di capire se una cura funziona davvero. Gli studi illustrati indicano la possibilità di identificare tratti del temperamento utili a prevedere la risposta a farmaci innovativi come l’esketamina, con l’obiettivo di indirizzare terapie complesse e costose a chi ha più probabilità di trarne beneficio, riducendo i fallimenti e rendendo più efficiente anche la spesa sanitaria. Un altro filone raccontato riguarda le radici infantili di alcuni disturbi mentali, con ricerche che esplorano il legame tra infezioni pediatriche, come il citomegalovirus, e anomalie cellulari correlate a disturbi gravi in età adulta, aprendo l’idea di una prevenzione che intercetti segnali molto prima della comparsa dei sintomi.

Sul versante neurodegenerativo, la parola chiave è biomarcatore: la sfida dichiarata è “vedere” Alzheimer e Parkinson anni prima che la malattia si manifesti in modo evidente, perché intervenire quando il danno neuronale è già avanzato significa spesso inseguire, non fermare. E poi c’è la frontiera che affascina e spaventa allo stesso tempo, il cervello digitale: la medicina computazionale che costruisce simulazioni del sistema nervoso per prevedere l’evoluzione di una patologia o testare, in un ambiente virtuale protetto, l’efficacia di un intervento prima di farlo sul paziente reale. È qui che la ricerca incontra la possibilità di una medicina più sicura e personalizzata, basata su modelli che riducono margini di incertezza e aiutano a prendere decisioni più informate.

A dare ulteriore peso simbolico alla giornata è arrivato il videomessaggio del Nobel per la Medicina 2013 Thomas C. Südhof, presentato come un riconoscimento al modello MNESYS e all’idea che la ricerca fondamentale debba dialogare con la clinica per affrontare la complessità del cervello umano. Ma la vera domanda che resta sul tavolo, e che dà senso al titolo “post-PNRR”, è la sostenibilità: trasformare una rete nata grazie a un grande finanziamento in una struttura stabile, capace di continuare a produrre risultati e di non disperdere il capitale umano reclutato in questi anni. Perché il viaggio nel cervello, per come è stato raccontato al Palazzo Ducale, non è un evento da chiudere con gli applausi, ma un percorso che ha appena scelto la direzione e adesso deve dimostrare di poter proseguire anche quando il vento del finanziamento straordinario smette di soffiare.


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Blusky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts