Demenze, «tra due o tre mesi» il farmaco che può rallentare le forme iniziali: l’annuncio di Massimo Nicolò al convegno Mnesys

L’assessore regionale alla sanità annuncia l’arrivo in Liguria, a breve, di una terapia che può rallentare alcune forme di demenza nelle fasi iniziali, invitando però alla cautela per «non dare false aspettative» e spiegando che serviranno controlli e monitoraggi complessi

L’assessore regionale alla sanità Massimo Nicolò racconta la giornata al Palazzo Ducale come un passaggio utile per “toccare” da vicino cosa significa oggi un grande progetto di ricerca che nasce con soldi pubblici e punta a tradurre i risultati in cure reali. Nel suo intervento, costruito come un filo unico, mette al centro MNESYS e il suo perimetro: un partenariato sostenuto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con 115 milioni destinati a una ricerca che non resti chiusa nei laboratori ma riesca ad arrivare alla clinica, soprattutto su tutto ciò che riguarda malattie neurodegenerative e neuroscienze. È questo, spiega, il senso di essere presenti “a margine” del convegno: capire e ribadire che la ricerca applicata deve produrre ricadute concrete per i pazienti e per un sistema sanitario che, in una regione con una popolazione anziana e con molte patologie cronico-degenerative, sente ogni avanzamento come un’urgenza.

Dentro questa cornice, Massimo Nicolò porta una notizia che, dice, è arrivata proprio dalle ultime settimane. Sottolinea che «a breve» sarà disponibile un farmaco capace di «rallentare alcune forme» di malattie neurodegenerative, e chiarisce subito dove si colloca la possibilità di beneficio: soprattutto nelle forme iniziali di demenza. Il punto, insiste, non è promettere guarigioni o svolte definitive, ma riconoscere il valore di un rallentamento, che in patologie di questo tipo può significare tempo guadagnato, qualità di vita, mantenimento più lungo dell’autonomia e minore accelerazione del declino. Ed è proprio per questo che premette la necessità di «essere precisi per non dare false aspettative», perché il tema è delicato e l’effetto di un annuncio non può trasformarsi in illusione.
Quando entra nel merito, l’assessore spiega che “rallentare” non è una parola piccola e non va trattata come un risultato di seconda fascia. Anzi, la definisce una dimensione fondamentale, pur ricordando che queste molecole richiedono un’organizzazione sanitaria pronta e strutturata: non si tratta di terapie “semplici”, ma di trattamenti che comportano un iter complesso, fatto di controlli, follow-up e monitoraggio continuo. È qui che Massimo Nicolò rivendica la capacità del sistema di reggere la sfida, facendo riferimento alle competenze presenti sul territorio, a partire da neurologi e geriatri, che a suo giudizio sono in grado di affrontare questa nuova fase con strumenti clinici adeguati e con una gestione attenta del percorso del paziente.
Sui tempi, Massimo Nicolò si espone con una previsione precisa: parla di «due o tre mesi» e lo definisce un orizzonte imminente. Nel suo racconto, la disponibilità del farmaco è l’esempio “classico” di come funziona la catena della ricerca clinica quando arriva al traguardo: prima i laboratori, poi i passaggi di sperimentazione, quindi l’approvazione degli organi regolatori, fino all’approdo nelle singole nazioni. E chiarisce anche un altro punto: non attribuisce direttamente a MNESYS la nascita di questa specifica terapia, ma lo usa come prova del modello che MNESYS vuole rafforzare, cioè una ricerca che sia capace di trasformarsi in applicazione clinica concreta, misurabile, e non solo in risultati teorici o pubblicazioni.
Il senso finale del discorso dell’assessore sta tutto in un equilibrio: da una parte l’ottimismo prudente per un farmaco che potrebbe cambiare la traiettoria di alcune demenze nelle fasi iniziali, dall’altra la consapevolezza che la cura del cervello non si gioca con annunci facili, ma con percorsi clinici rigorosi, tempi certi e capacità di seguire i pazienti passo dopo passo. Ed è proprio qui, conclude in sostanza Massimo Nicolò, che la ricerca e la sanità si incontrano davvero: quando la promessa diventa organizzazione, e l’innovazione si traduce in una risposta che il cittadino può toccare.
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