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Regione, “doccia fredda” sui contratti in scadenza: decine di lavoratori appesi a un filo e l’agricoltura teme il blocco delle pratiche

I consiglieri regionali del Partito Democratico Davide Natale e Carola Baruzzo attaccano la gestione regionale: «La destra crea precarietà e poi disoccupazione». Nel mirino la mancata proroga dei contratti interinali all’Ispettorato agrario regionale, con scadenza fissata a fine mese e il rischio, denunciano, di ripercussioni pesanti su uffici e imprese

La precarietà prima, la disoccupazione poi. È con questa sequenza, durissima, che i consiglieri regionali del Partito Democratico Davide Natale e Carola Baruzzo descrivono la situazione che, a loro dire, si sta consumando nel settore agricoltura, e in particolare nell’Ispettorato agrario regionale. Nel loro intervento parlano di «un altro problema di non poco conto» dopo quanto avvenuto, sostengono, nel comparto sanitario, dove ricordano «il licenziamento di decine di lavoratori e lavoratrici» in seguito all’internalizzazione di servizi legati agli Operatori socio-sanitari e all’assistenza territoriale.

Il punto centrale, ora, riguarda il personale assegnato al settore agricoltura: secondo quanto riportano i due consiglieri, negli anni l’organico avrebbe subito un taglio drastico, «un decremento del 50%», una riduzione che sarebbe stata più volte segnalata anche dalla Rappresentanza sindacale unitaria della Regione. Per tamponare la carenza, spiegano, si sarebbe fatto ricorso a lavoratori assunti con contratti interinali, persone che da tempo garantiscono operatività agli uffici passando «da un rinnovo contrattuale all’altro» e maturando, inevitabilmente, aspettative di continuità.

Il passaggio che fa esplodere la polemica è la data del 20 gennaio, indicata come il momento della «doccia fredda»: i contratti in scadenza il 31 gennaio, denunciano Davide Natale e Carola Baruzzo, non verrebbero rinnovati. La conseguenza, affermano, è che «decine di lavoratori e lavoratrici» si troverebbero improvvisamente senza prospettiva, con un impatto umano immediato e un possibile contraccolpo operativo sugli stessi uffici.

Nella loro ricostruzione, il problema non riguarda soltanto chi rischia di perdere il lavoro, ma anche la tenuta delle attività amministrative che passano da quell’area. «Quanto sta accadendo avrà ripercussioni pesanti sulle attività del Dipartimento e, di conseguenza, anche sulle imprese», avvertono, legando la riduzione del personale alla capacità degli uffici di lavorare pratiche e domande. Il timore evocato è quello di un rallentamento inevitabile: meno addetti significa, sostengono, «una minore capacità istruttoria delle domande». E aggiungono un’ulteriore preoccupazione, che suona come una provocazione politica ma anche come un rischio concreto: «A meno che non si decida di fare meno bandi, e in quel caso la beffa sarebbe doppia».

La critica diventa, poi, più ampia e apertamente politica. «Un ente come la Regione dovrebbe essere impegnato a creare occupazione, e soprattutto buona occupazione, ed essere un esempio nella tutela dei diritti dei lavoratori», affermano i due consiglieri, contrapponendo a questo principio l’accusa alla maggioranza: «Invece la destra usa le persone e, quando ritiene di non averne più bisogno, le scarta come fossero oggetti caduti in disuso». Un giudizio che si innesta sulla loro tesi iniziale, riassunta in una frase destinata a far discutere: «La destra che guida la Regione Liguria crea precarietà e, dopo aver creato precarietà, genera disoccupazione».

Sul piano delle iniziative, Davide Natale e Carola Baruzzo annunciano una mossa formale per chiedere conto delle intenzioni della Regione e provare a fermare lo scenario descritto. «Presenteremo un’interrogazione per capire come la Regione intenda intervenire per evitare quanto prospettato», dichiarano, mettendo nero su bianco la richiesta di chiarimenti e un’assunzione di responsabilità politica davanti a una scadenza che, se confermata, rischierebbe di lasciare scoperto un pezzo delicato della macchina amministrativa. In gioco, sottolineano, non ci sono solo i posti di lavoro, ma anche la funzionalità di un servizio che incide direttamente sul rapporto tra istituzioni e imprese del settore.


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