Parco di via Ardoino, finita la consultazione: adesso la partita vera si gioca su sicurezza, parcheggi e gestione

Si è chiuso al Matitone il percorso partecipativo sul nuovo parco di via Ardoino: l’assessore Massimo Ferrante lo indica come «metodo da seguire per tutte le opere strategiche» e parla di dialogo «fondamentale» per migliorare il progetto. Obiettivo dell’amministrazione: arrivare all’approvazione del Progetto di fattibilità tecnico-economica entro fine giugno 2026

L’idea del nuovo parco: la proposta progettuale attuale parla di un parco lineare lungo 295 metri, diviso in due sezioni separate da una piazza aperta che rimane integrata con la circolazione veicolare, in un disegno pensato come sequenza di “stanze verdi” con molte essenze arboree e arbustive. A ponente, la riattivazione del campo sportivo esistente è vista come il perno per collegare nuovi spazi destinati all’attività motoria e al fitness, mentre l’intero impianto viene descritto come strettamente legato ai futuri spazi per attività pubbliche e collettive previsti negli edifici circostanti. Proprio sugli immobili oggetto di acquisizione al termine della procedura espropriativa, i progettisti hanno già iniziato a vagliare alcune possibili funzioni considerate compatibili con il contesto, immaginando scenari che vanno da cultura e lavoro, con spazi di co-working, a sport e benessere, con palestre e attività motoria o riabilitazione, fino a spazi di comunità.
Si è chiuso questa sera, con il quarto e ultimo incontro al Matitone, il percorso partecipativo sul progetto del nuovo parco di via Ardoino, a Sampierdarena, un tassello che l’amministrazione considera decisivo dentro la più ampia riqualificazione collegata al potenziamento della linea ferroviaria Genova-Campasso e alla nuova galleria prevista nell’area. Dopo settimane di riunioni e confronto, la serata conclusiva ha messo sul tavolo una sintesi dei contributi raccolti e ha chiarito quale sarà la direzione dei prossimi mesi: trasformare suggerimenti, preoccupazioni e proposte in indicazioni utili a rifinire il progetto prima del passaggio formale del Progetto di fattibilità tecnico-economica.

Il percorso era partito il 15 dicembre ed era proseguito con gli appuntamenti del 19 e 20 gennaio, fino all’ultimo confronto di oggi. L’idea, spiegata dai tecnici e dai progettisti, è stata fin dall’inizio quella di coinvolgere residenti, cittadini e associazioni locali per far emergere criticità e opportunità, evitando che un intervento così impattante venisse percepito come calato dall’alto. Il risultato, al di là dei numeri, è una fotografia di ciò che la zona chiede con più forza: un parco che non sia soltanto “verde sulla carta”, ma uno spazio davvero vissuto, presidiato e compatibile con una viabilità già fragile e con una situazione storica di carenza di posti auto.
Alla serata conclusiva, insieme ai progettisti e ai tecnici dell’amministrazione, hanno partecipato l’assessore comunale ai Lavori pubblici e alle opere infrastrutturali e strategiche Massimo Ferrante e il presidente del Municipio II Centro Ovest Michele Colnaghi, con un doppio messaggio che, in controluce, racconta anche il contesto politico e territoriale in cui nasce il parco. Massimo Ferrante ha ringraziato tecnici comunali, progettisti, Municipio e partecipanti, definendo quello di via Ardoino un esempio di «rigenerazione urbanistica partecipata» che riflette l’approccio che la nuova amministrazione vuole adottare: «Un metodo da seguire per tutte le opere strategiche», con un dialogo ritenuto «fondamentale per indirizzare al meglio i grandi processi di trasformazione urbanistica», soprattutto quando, come in questo caso, «Genova e i genovesi devono “subire” opere strategiche di interesse nazionale come la riattivazione della linea del Campasso». Il punto, nelle sue parole, è che il parco non è una concessione simbolica ma un’opportunità reale da non sprecare, e che il successo si misurerà quando l’area sarà sentita come propria, «viva, presidiata e con un’identità sentita dalle persone», anche attraverso possibili patti di partecipazione e gruppi di cittadini che contribuiscano a prendersene cura in sinergia con il Comune.
Dal lato municipale, Michele Colnaghi ha ricordato che Municipio II Centro Ovest e Valpolcevera avevano proposto soluzioni alternative rispetto al passaggio dei treni su quella linea, giudicata penalizzante per la zona, ma ha aggiunto che, una volta “accettata” la scelta, l’impegno si è concentrato nel ridurre al minimo l’impatto, mantenendo però una linea di fermezza su un punto: «Continuiamo a pretendere che non passino merci pericolose su questo tracciato». Il presidente ha definito la realizzazione della galleria e del parco, sostenuta da un importante investimento economico, come la soluzione migliore tra quelle possibili, pur ribadendo che avrebbe preferito non riattivare la linea, e ha promesso un monitoraggio “passo a passo” dell’iter, anche perché resta aperta la questione degli espropri: il presidente municipale ha sottolineato di non aver mai abbandonato l’obiettivo di lavorare affinché i residenti che hanno chiesto l’acquisizione dei piani più bassi possano vedere accolta la loro istanza.
Nel merito dei contenuti emersi dagli incontri, l’amministrazione parla di contributi costruttivi raccolti anche grazie alla presenza di diversi stakeholder, istituzionali e non solo, utili a calibrare le scelte progettuali e a ragionare non soltanto su come sarà fatto il parco, ma anche su come verrà gestito nel tempo e su quali funzioni potranno trovare posto negli immobili che il progetto prevede di acquisire. I temi ricorrenti sono quelli che, in ogni intervento di rigenerazione, decidono la qualità della vita quotidiana più ancora del disegno architettonico: sicurezza dell’area, dinamiche manutentive e gestione, fabbisogno di posti auto e viabilità, oltre alla compatibilità tra lo scenario progettuale e il contesto, con particolare attenzione agli edifici interessati da acquisizioni parziali e alle possibili interferenze tra spazi pubblici e residenzialità.
Sul calendario dei prossimi mesi, la scadenza dichiarata è ambiziosa e già fissata: l’obiettivo è chiudere l’approvazione del Progetto di fattibilità tecnico-economica attraverso la Conferenza dei Servizi entro la fine di giugno 2026, come da impegno assunto dall’amministrazione con la Delibera di Giunta numero 259 del 2025, passaggio ritenuto utile anche per l’approvazione dello schema di secondo addendum al Protocollo d’Intesa del 31 agosto 2022. L’amministrazione chiarisce che quanto emerso dal percorso partecipativo contribuirà in modo decisivo alla definizione del progetto da portare in Conferenza dei Servizi, insieme al confronto interno tra uffici, mantenendo però un equilibrio economico indispensabile perché l’intervento è finanziato nell’ambito delle risorse stanziate per le mitigazioni e compensazioni legate alla riattivazione della linea ferroviaria del Campasso.
Ora che la fase di ascolto si è chiusa, la questione diventa concreta: capire quanto delle richieste su sicurezza, parcheggi, viabilità e gestione riuscirà a entrare davvero nel progetto, senza trasformare il parco in una promessa difficile da mantenere. Perché via Ardoino, nella lettura del Comune, non è soltanto un “nuovo verde”, ma una compensazione urbana chiamata a reggere l’urto di un’infrastruttura ferroviaria che torna a farsi sentire, e la differenza la faranno le scelte operative che verranno prese prima della Conferenza dei Servizi.
Il “sì” dei residenti arriva con una lista di richieste: sicurezza, parcheggi e regole anti-degrado
Sommario breve: Si è chiuso il percorso partecipativo sul nuovo parco di via Ardoino e sulla rifunzionalizzazione degli immobili di via Ardoino 11 e 13 e via Cristofoli 9: ai tavoli hanno preso parte 120 persone, con quattro soggetti istituzionali coinvolti e 150 feedback raccolti in 1+3 incontri. Dal confronto emergono cinque nodi: sicurezza serale, posti auto, manutenzione e gestione, tema espropri e una serie di proposte concrete su accessibilità, giochi e spazi per tutte le età.
Non è stato un incontro “di facciata”, né una riunione fatta per spuntare una casella. Il percorso partecipativo sul nuovo parco di via Ardoino e sulla rifunzionalizzazione degli immobili che si affacciano sull’area verde, i civici 11 e 13 di via Ardoino e il 9 di via Cristofoli, si è chiuso con un dato che pesa più dei comunicati: i residenti hanno detto sì all’idea di trasformazione, ma hanno messo sul tavolo richieste molto precise, con l’obiettivo di evitare gli errori classici dei nuovi spazi pubblici, quelli che nascono bene e poi, senza regole e manutenzione, diventano fragili.
Il “racconto in numeri” dell’iniziativa è già un messaggio: 120 partecipanti, quattro soggetti istituzionali coinvolti, 150 feedback e commenti raccolti lungo un ciclo di 1+3 incontri con i residenti del Municipio II Centro Ovest. È da qui che passa la cartina al tornasole del progetto, perché la partecipazione non è stata un esercizio astratto, ma un modo per far emergere criticità reali e aspettative concrete, prima che il parco prenda forma e diventi un pezzo di città vissuto ogni giorno.
Il primo tema che torna con più forza è la sicurezza, intesa non come slogan ma come organizzazione dello spazio: illuminazione serale adeguata, accessi verificabili, orari di frequentazione chiari e la possibilità di una chiusura notturna, con particolare attenzione ai punti più vicini alle residenze. Nel confronto è emersa anche l’idea che la sicurezza non possa essere soltanto “controllo”, ma debba diventare presidio attivo e cura, con la valutazione di forme di co-gestione di alcune aree affidate a soggetti locali, proprio per rendere lo spazio presidiato e curato anche grazie a chi lo vive.
Il secondo nodo è quello dei parcheggi, perché ogni rigenerazione urbana, se non chiarisce cosa succede ai posti auto, rischia di aprire una frattura. Qui le richieste sono nette: verifica che il numero di parcheggi non sia inferiore allo stato attuale, più stalli privati a ridosso degli immobili interessati dall’intervento, conferma e indicazione chiara dei parcheggi per persone con disabilità e, soprattutto, trasparenza sulle trasformazioni della viabilità in via Ardoino, perché i cambiamenti non possono essere subiti ma devono essere capiti, prima ancora che accettati. È stata indicata anche la necessità di studiare alternative progettuali sui posti auto, con un’attenzione particolare alla componente privata, quella che incide maggiormente sulla quotidianità dei residenti.
Poi c’è la partita della manutenzione e della gestione, forse la più decisiva, perché un parco non è solo progettazione: è ciò che succede dopo. Tra le questioni emerse ci sono la garanzia di sfalci e cura del verde, l’uso di piante e arbusti che richiedano poca manutenzione, la pulizia costante e un controllo reale contro il degrado. È stata richiamata la distinzione tra manutenzione ordinaria e gestione quotidiana, con la possibilità di affiancare strumenti come patti di collaborazione e coinvolgimento di soggetti terzi, in una logica in cui alcune concessioni possano andare di pari passo con la cura degli spazi.
Il capitolo più delicato riguarda gli espropri e la convivenza tra funzioni residenziali e nuovi usi pubblici: qui emergono dubbi e richieste di chiarimento. Il confronto ha toccato le connessioni tra edifici e parco, la promiscuità tra uso residenziale e uso pubblico, la questione del rumore e l’eventualità di compensazioni, oltre alla domanda, molto concreta, di maggiori informazioni e passaggi dedicati con i residenti direttamente interessati. È stata posta anche la necessità di rafforzare la distinzione degli accessi e dei flussi e di orientarsi su funzioni compatibili con la quiete condominiale.
Infine, tra i suggerimenti puntuali, c’è la parte più “di vita vissuta”, quella che spesso decide se un parco funziona o resta un rendering: attenzione a pendenza e accessibilità della scala di via dei Landi, richiesta di giochi per bambini sopra i sei anni, proposte come una pista di pump track, campi multisport e una pista da pattinaggio, oltre a spazi per anziani che non si riducano ai soli campi da bocce e una riflessione su aree dedicate agli animali. Il senso è quello di immaginare un parco capace di tenere insieme età e bisogni diversi, evitando l’effetto “monouso” che spesso rende gli spazi poco frequentati o, peggio, frequentati male.



Sopra la situazione attuale, al centro il progetto Rfi, sotto quello del Comune
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