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Sala Rossa, dopo la bagarre di ieri lo scontro si allarga e piovono accuse incrociate

La polemica esplosa in Consiglio comunale non si spegne: dopo le dure parole della sindaca Silvia Salis, arrivano le repliche di Fratelli d’Italia, Noi Moderati–Orgoglio Genova e Vince Genova. Al centro: il consigliere di Forza Italia che ha chiamato “Hannoun” un consigliere Pd, l’uscita dall’aula della maggioranza, i toni del dibattito su Gaza e la richiesta di una presa di posizione sulle frasi attribuite a una consigliera della lista della sindaca

La tensione in Sala Rossa non si è chiusa con la seduta di ieri: anzi, nelle ore successive lo scontro politico si è allargato e ha cambiato bersaglio. Se l’innesco è stato l’episodio del cognome pronunciato in Aula dal capogruppo Fi Mario Masci durante il dibattito in Consiglio comunale, oggi la polemica si muove su tre piani: il gesto della maggioranza che ha lasciato l’aula, i toni del confronto sul documento relativo agli aiuti umanitari per Gaza e le parole pronunciate a margine da Silvia Salis, che ha definito «superato» un limite nei comportamenti dell’opposizione.

Il tutto va inquadrato in un muro contro muro di maggioranza e opposizione, con polemiche infinite che durano dalla prima riunione del ciclo amministrativo, ore di tempo impiegate in mozioni d’ordine invece che a discutere dei fatti della città, frasi gridate, addirittura minacce tra i banchi. Qualcosa di mai visto né sentito, in tanti anni e in tanti cicli amministrativi. È un continuo show politico davanti alle telecamere che diffondono in diretta il Consiglio comunale, una eterna doppia campagna elettorale.

Non la chiama “gaffe”, non la liquida come un malinteso: per Silvia Salis quanto accaduto in Consiglio comunale a Genova è un confine superato, e su quel confine la sindaca dice di voler mettere un punto fermo.

A margine di un incontro pubblico, Salis commenta la bagarre esplosa in Aula dopo che il consigliere comunale di Forza Italia Mario Mascia ha chiamato il consigliere del Partito Democratico Mohamed Kaabour con il cognome di un architetto e attivista arrestato insieme ad altre sei persone, nell’ambito di un’inchiesta in cui viene contestato un ruolo di vertice di una cellula italiana del Movimento di resistenza islamica (Hamas).

«Non lo chiamiamo lapsus»: la sindaca contesta la ricostruzione

Nel suo intervento, Salis respinge l’idea che si sia trattato di un semplice errore: «Ciò che il centrodestra ha voluto vendere come un “lapsus”, è stato voler chiamare due volte “Hannoun” a distanza di diversi secondi l’una dall’altra il consigliere comunale genovese del Partito Democratico Mohamed Kaabour. Noi non permettiamo questo tipo di atteggiamento, è semplice».

La sindaca insiste su un punto preciso: la ripetizione. È lì che, a suo giudizio, cade la spiegazione dell’incidente involontario e si apre invece la questione politica del clima in Aula.

«Serve un limite»: accuse di ostruzionismo e mancanza di rispetto

Salis lega l’episodio a un quadro più ampio di tensioni istituzionali, accusando il centrodestra di alimentare uno scontro continuo: «Credo che sia importante mettere un limite, questo limite è stato superato, fanno ostruzionismo su tutto, sceneggiate incredibili, non hanno mai avuto nessun rispetto per il Consiglio comunale di Genova».

Poi torna sul tema del presunto “lapsus”, invitando a verificare la dinamica e rivendicando la propria lettura dei fatti: «Un atteggiamento così è ignorante, hai voglia a dire che era un “lapsus” e ti sei sbagliato, andate a vedere le registrazioni. Io non me la faccio raccontare».

Nella stessa scia, aggiunge una stoccata politica sul consenso: «La riusciranno a raccontare a quelli che li votano, sempre meno visti i sondaggi».

Il riferimento a Gaza: «noi non siamo in difficoltà»

Nel passaggio finale, la sindaca sposta l’attenzione anche sul tema degli aiuti a Gaza, respingendo l’idea di un imbarazzo della propria amministrazione e ribaltando la critica sul fronte avversario: «Noi per quanto riguarda gli aiuti a Gaza non siamo in difficoltà. Su Gaza è stato molto in difficoltà il centrodestra e credo che abbia preso una strada a livello internazionale sulla quale poi ha dovuto ritrattare negli ultimi mesi».

Fratelli d’Italia: «Non siamo ignoranti. Salis condanna o no le offese della sua consigliera?»

La risposta più diretta arriva da Alessandra Bianchi, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale, che rovescia l’accusa di “ignoranza” e soprattutto mette al centro un tema diverso rispetto all’episodio del cognome.

Secondo Bianchi, la sindaca avrebbe abbandonato l’aula per non dover chiarire quanto accaduto durante la discussione: «Anziché dire che ha lasciato il centrodestra nella sua ignoranza il Sindaco Salis dovrebbe ammettere che ha abbandonato l’aula per fuggire alle proprie responsabilità». E ancora: «La verità é che ha ordinato a tutta la maggioranza di lasciare la Sala Rossa soltanto per non dover così rispondere delle gravi affermazioni pronunciate dalla consigliera della sua lista che per tre volte ha gridato “assassini” riferendosi allo stato e al governo di Israele. Per di più non dimentichiamolo, nel giorno della memoria».

Bianchi afferma di essere «allibita» anche per la scarsa eco mediatica della vicenda e punta il dito sul silenzio della sindaca: «Se durante il consiglio Salis su questo episodio ha preferito soprassedere facendo spallucce ed invitando a proseguire i lavori, il suo silenzio oggi é ancora più grave». La richiesta finale è netta: «Vorrei sapere dal Sindaco se si dissocia o meno da queste gravi affermazioni e, quindi, quali provvedimenti prenderà nei confronti della sua consigliera».

Noi Moderati–Orgoglio Genova: «È Salis ad aver perso il senso del limite»

Sulla stessa linea, ma con un’impostazione più ampia, arriva la replica di Noi Moderati–Orgoglio Genova. Nella dichiarazione firmata dalla deputata ligure Ilaria Cavo insieme ai consiglieri Lorenzo Pellerano e Vincenzo Falcone, l’episodio del cognome viene definito «solo il pretesto» per interrompere un confronto che avrebbe messo in imbarazzo la maggioranza.

«Noi avremmo superato il limite? È Silvia Salis che pensa di non avere limiti: le sue dichiarazioni di oggi confermano l’inadeguatezza di una sindaca che ha perso il senso del limite e del confronto democratico», attaccano. E aggiungono una metafora che punta dritta al gesto dell’uscita dall’aula: «Un sindaco non scappa dal dibattito e dalle affermazioni della sua lista. Un comandante non abbandona la nave neppure quando le acque sono più agitate».

Secondo Cavo e il gruppo, il nodo vero sarebbe la mancata condanna delle parole pronunciate in Aula dalla consigliera Sara Tassara: «Il vero motivo è che la rappresentate della sua lista, Sara Tassara, aveva urlato “assassini, assassini” durante l’intervento di un collega, nel corso del dibattito sull’ordine del giorno per gli aiuti umanitari a Gaza». E insistono: «La sindaca non ha speso un solo secondo per condannare quelle parole… nel giorno nel Giorno della Memoria».

Nel testo, Noi Moderati risponde anche alle accuse di “difficoltà” sul tema Gaza citate dalla sindaca: «Da parte del nostro gruppo erano state fatte dichiarazioni di voto favorevoli… e che nessun gruppo di minoranza aveva dato parere negativo». La chiusura è un affondo sui toni: «È inqualificabile che una sindaca… bolli come ignoranti i consiglieri di minoranza, mancando di rispetto anche ai loro elettori. Toni più moderati sarebbero una forma di rispetto anche nei loro confronti».

Piciocchi: «Parole indegne. E l’uscita dall’aula è stata una mancanza di rispetto verso il Consiglio»

A completare il fronte delle repliche arriva anche Pietro Piciocchi, capogruppo di Vince Genova, con una nota lunga e articolata che contesta sia l’attacco personale sia la dinamica istituzionale della seduta.

Piciocchi definisce «gravi» e «indegne» le parole con cui Salis avrebbe apostrofato l’opposizione: «Siamo stati apostrofati dalla prima cittadina, senza mezzi termini, come una banda di “ignoranti”, dedita a “sceneggiate incredibili” al solo fine di fare “ostruzionismo”». E aggiunge che si tratta di affermazioni «molto ingiuste e offensive» nei confronti di chi svolge il ruolo di opposizione.

Nella sua ricostruzione, Piciocchi sostiene che parlare di ostruzionismo non regga perché, a suo dire, la giunta porterebbe pochi atti in Aula: «All’opposizione… non è data la possibilità di fare ostruzionismo per il semplice fatto che la Giunta ha una scarsissima produttività… lo testimoniano gli scarni ordini del giorno delle sedute consiliari».

Poi passa a una serie di critiche di metodo, sostenendo che in questi mesi la sindaca avrebbe mostrato «disinteresse» verso i lavori e verso i consiglieri, arrivando a citare episodi specifici e contestando il rapporto tra giunta e Consiglio. Ma il punto politico più duro, anche qui, resta l’uscita dall’aula: «La Sindaca ha gravemente mancato di rispetto ieri nei confronti del Consiglio comunale, nell’imporre alla sua maggioranza di abbandonare la seduta, compromettendo i lavori consiliari». E conclude ribaltando la frase sul “segno” superato: «Credo, in conclusione, che la Sindaca abbia pienamente ragione nel dire che questa volta si è passato il segno: da parte sua senza alcun dubbio».


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