Palasport, Coop subentra ad Esselunga. Salis: «Trattativa tra privati». Piciocchi: «La cooperativa rende giustizia al waterfront»

La Sindaca ribadisce che il Comune non intende derogare sul tematismo delle eccellenze del territorio. Sulla vicenda interviene anche l’ex vicesindaco Pietro Piciocchi: applaude presidente Roberto Pittalis, rivendica la paternità del progetto del Waterfront di Levante e attacca la sindaca per i richiami alla Corte dei Conti, chiedendole di completare il cantiere «senza indugi»

Il cambio di insegna nel “tassello supermercato” del Palasport continua a far rumore, ma il confronto politico ormai viaggia su due binari paralleli: da un lato Palazzo Tursi che prova a depoliticizzare il subentro, dall’altro l’opposizione di centrodestra che lo trasforma in un punto a favore della narrazione sul waterfront di Levante.
La linea di Salis: il subentro come trattativa tra privati
A margine del consiglio comunale, la sindaca Silvia Salis ha scelto una cornice precisa: per l’amministrazione, il passaggio da Esselunga a Coop non sarebbe una scelta gestita dal Comune, ma una dinamica tra soggetti privati, con l’ente fuori dal tavolo. Nella stessa occasione, Salis ha respinto le ironie circolate sul fatto che l’operazione venga “salvata” dall’insegna considerata più “rossa”, giudicando il tono del dibattito fuori scala.
La decisione di lasciare è stata di Esselunga, si dice proprio per la quantità di metri quadrati di “tematico” che non sarebbero stati chiari in precedenza. Aprirà in largo Lanfranco, in pieno centro, nell’ex sede della Bnl. C’è da dire anche che l’apertura nel palasport avrebbe inevitabilmente cannibalizzato il proprio punto vendita di via Piave. In largo Lanfranco, invece, entrerà in concorrenza con la Coop di Piccapietra. È presumibile che, non avendo questa giunta alcuna intenzione di cancellare i metri quadrati tematici imposti da quella passata, l’immobiliarista che ha condotto l’operazione immobiliare abbia rivisto, nella trattativa con Coop, le proprie richieste.

Sul motivo dell’uscita di Esselunga, la sindaca ha ricondotto la decisione a un punto tecnico-politico: l’insegna avrebbe rinunciato perché non voleva accettare le regole sul tematismo dei prodotti previsti nel distretto commerciale, un vincolo che – nella ricostruzione della giunta – non sarebbe negoziabile e avrebbe anzi consentito di correggere alcuni aspetti di un progetto ereditato.
Quanto al resto dell’operazione Palasport, Salis ha indicato un confine oltre il quale non intende entrare, ricordando che il dossier è all’attenzione della Corte dei Conti, e quindi evitando commenti ulteriori.
L’intervento di Piciocchi: “Coop rende giustizia al waterfront”
Alle parole della sindaca si aggiunge ora una presa di posizione politica molto più netta, firmata Pietro Piciocchi, che interpreta il subentro di Coop come una conferma delle scelte della precedente amministrazione e come una smentita di anni di contestazione.
Per Piciocchi, l’ingresso di Coop “rende giustizia” al progetto, perché il supermercato del Palasport avrà una connotazione forte sui prodotti locali, cioè proprio quel vincolo che in passato era stato indicato come elemento identitario del distretto commerciale.
Nel suo intervento, Piciocchi si è congratulato con Coop Liguria per aver “colto la sfida” e ha ringraziato il presidente Roberto Pittalis, sostenendo che abbia riconosciuto i meriti della precedente amministrazione, che avrebbe “fortemente voluto” la rigenerazione urbana del waterfront di Levante (progetto a firma di Renzo Piano) e introdotto i tematismi “a salvaguardia della produzione locale”.
“Attrattività confermata” e accuse alla sinistra di boicottaggio
Piciocchi usa la scelta di Coop anche per ribaltare la lettura politica dello scontro: a suo giudizio, l’operazione dimostrerebbe “la grande attrattività” del waterfront per Genova e confermerebbe che, negli anni, la sinistra avrebbe fatto “propaganda strumentale” cercando di boicottare il progetto senza proporre alternative.
L’attacco a Salis: Corte dei Conti e parte sportiva del Palasport
Il passaggio più polemico riguarda la sindaca Salis. Piciocchi dichiara di essere “preoccupato” dalle sue parole, accusandola di chiamare in causa la Corte dei Conti “a sproposito” per colpire l’operato del centrodestra, e parla di un metodo “giustizialista”.
Nello stesso intervento, Piciocchi contesta anche la gestione comunale della parte sportiva del Palasport, sostenendo che la sindaca stia cercando di giustificare una “completa inazione” e citando, a supporto, l’apprezzamento espresso in tempi recenti dal presidente del Comitato olimpico nazionale italiano Liguria, Antonio Micillo, sul valore del progetto.
La richiesta: “completare il cantiere senza indugi”
Il messaggio finale è una chiamata all’azione: Piciocchi chiede alla sindaca di completare il grande cantiere del waterfront di Levante avviato dalla precedente amministrazione “senza ulteriori indugi”, mettendo da parte “sterili polemiche”. E aggiunge una disponibilità condizionata: se la sindaca procederà in quella direzione, “Vince Genova” si dice pronta a sostenerla perché, afferma, l’obiettivo sarebbe “solo il bene della città”.
Cosa resta, adesso
In concreto, la vicenda ha due piani che si intrecciano ma non coincidono:
- quello operativo, cioè il subentro di Coop e la definizione del supermercato come vetrina delle eccellenze locali;
- quello politico, con Salis che prova a tenere il Comune fuori dalla trattativa e a limitare le dichiarazioni, e Piciocchi che trasforma l’episodio in una rivendicazione di “paternità” e in un attacco frontale alla giunta.
Il prossimo capitolo, per i genovesi, sarà meno ideologico e più concreto: tempi e modalità di apertura, impatto sul quartiere, accessibilità, e soprattutto se il waterfront riuscirà davvero a diventare quello che tutti descrivono – una calamita per la città – senza trasformarsi in una zona bellissima ma ingestibile quando i flussi aumentano.
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