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«Dieci anni senza verità, senza giustizia, basta compromessi». Salis porta “Verità per Giulio Regeni” a Palazzo Tursi: il 3 febbraio striscione su via Garibaldi

Nel decennale del ritrovamento del corpo del ricercatore. L’annuncio arriva dalla sindaca Silvia Salis in consiglio comunale: «Un gesto semplice, ma profondamente simbolico” che diventa “impegno pubblico, istituzionale». Nel suo intervento la sindaca cita i genitori Paola e Claudio, l’avvocata genovese Alessandra Ballerini e richiama un principio: «Senza verità e senza giustizia non esiste futuro, non esiste neanche democrazia»

Genova metterà una scritta in facciata che, da anni, è diventata una domanda collettiva e un simbolo civile. Martedì 3 febbraio il Comune esporrà a Palazzo Tursi lo striscione “Verità per Giulio Regeni”. Ad annunciarlo è stata la sindaca Silvia Salis, intervenendo nel pomeriggio in consiglio comunale durante un articolo 55 dedicato al decennale del ritrovamento del corpo del ricercatore italiano, avvenuto il 3 febbraio 2016.

Lo ha detto con parole nette, legando la decisione a un impegno che vuole essere pubblico e non episodico: “Martedì prossimo, 3 febbraio, verrà esposto lo striscione ‘Verità per Giulio Regeni’ a Palazzo Tursi”.

“Dieci anni senza verità, dieci anni senza giustizia”

Il cuore del discorso della sindaca è stato un passaggio lungo e scandito come un atto d’accusa verso l’assenza di risposte. Salis ha aperto così il suo intervento, richiamando una frase che ripete due volte, come un chiodo fisso nella memoria civile del Paese:

“Dieci anni senza verità, dieci anni senza giustizia. La battaglia che dal 25 gennaio 2016 ogni giorno portano avanti i genitori Giulio Regeni, Paolo e Claudio, assieme all’avvocatessa genovovese Alessandra Ballerini, con forza, dignità e tenacia, non è una battaglia privata, non è una battaglia che riguarda solo la loro famiglia, è una battaglia che riguarda tutti noi, perché parla di credibilità dei diritti umani, della libertà di ricerca, della libertà di pensiero ed espressione”.

Nel suo intervento la sindaca ha voluto sottolineare proprio questo: non una vicenda da archiviare come “dolore familiare”, ma una questione che interroga lo Stato, le istituzioni, e la credibilità dei valori che si dicono condivisi.

Il richiamo al Presidente della Repubblica e l’abbraccio a Paola e Claudio

Salis ha poi citato il Presidente della Repubblica, collegando la richiesta di verità a un bisogno collettivo che supera i confini cittadini e persino nazionali:

“Come ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è un’esigenza condivisa da tutti gli italiani e non solo”.

Da lì il passaggio più emotivo, che prova a trasformare l’aula in un luogo di vicinanza concreta e non soltanto di dichiarazioni:

“In questi giorni di ricordo così doloroso, quest’Aula e questa amministrazione della città di Genova si stringe in un grande abbraccio intorno a Paolo e Claudio. A loro va la nostra vicinanza, non smettete di chiedere, non smettete di pretendere verità e non smettete di ricordare, perché la verità e giustizia non possono mai essere oggetto di compromessi e perché senza verità e senza giustizia non esiste futuro, non esiste neanche democrazia”.

Il filo conduttore, qui, è chiaro: verità e giustizia non come slogan, ma come condizione minima perché una democrazia possa dirsi tale.

Lo striscione a Palazzo Tursi: “un gesto semplice, ma profondamente simbolico”

L’annuncio sull’esposizione dello striscione arriva dopo i ringraziamenti a chi ha proposto l’articolo 55. Salis rivendica la scelta come un atto tardivo ma necessario, e lo dice senza attenuanti:

“Ringrazio i consiglieri che hanno proposto questo articolo 55, anche perché mi offrono la migliore occasione per annunciare che martedì prossimo ricorderemo un’altra tragica data, ovvero i dieci anni del ritrovamento del corpo di Giulio Regeni, avvenuto il 3 febbraio 2016 in Egitto e lo faremo con un gesto semplice ma profondamente simbolico, l’esposizione a Palazzo Tursi dello striscione Verità per Giulio Regeni, un gesto che sarebbe dovuto compiere già da molto tempo e che oggi finalmente assume il valore di un impegno pubblico istituzionale condiviso anche nella sede del Comune di Genova e nel Palazzo dei Genovesi”.

È il punto politico dell’intervento: non un’iniziativa “di parte”, ma un gesto che la sindaca definisce istituzionale e “condiviso”, dentro il luogo simbolo dell’amministrazione cittadina.

“Possiamo occuparci dei cantieri e anche dei temi che qualificano la nostra umanità”

Nel discorso, Salis anticipa e respinge una critica ricorrente: quella per cui occuparsi di un tema nazionale e internazionale significhi distogliere energie dai problemi quotidiani della città. Per farlo, elenca una lunga serie di questioni “di casa”, per dire: ci siamo dentro fino al collo, ma non per questo si smette di parlare di ciò che definisce l’identità di un’amministrazione.

“Sicuramente ci sono temi che riguardano la città, dei quali ci dobbiamo occupare ogni giorno, ogni mattino, ogni pomeriggio, ogni sera fino a tardi. Ne cito solo alcuni perché forse magari si pensa che parlando anche dei argomenti più ampi… magari non riusciamo a occuparci di AMT che è attenzionata alla procura della Repubblica oppure dal ritardo dei quattro assi, oppure dal ritardo dei cantieri del waterfront, oppure dal aumento dei costi della metro e anche i cantieri fermi e anche il cambio e sostituzione dell’appaltatore, oppure dell’emergenza dei ponti impalcati che ci siamo trovati in questi giorni ad affrontare, della cura del territorio, della task force sul verde, della funivia che era sparita dal programma elettorale che l’aveva proposto e ora che stiamo trovando una soluzione, della vertenza ex Ilva, degli asili e di tante altre cose”.

Poi la frase che fa da ponte tra i due piani – amministrazione quotidiana e valori – e che diventa una dichiarazione di linea:

“Questo non ci impedisce ovviamente di renderci conto dei problemi che ci sono a Genova, di risolverli, ma di rimanere comunque attenti anche a quelli che sono temi che qualificano il nostro posizionamento politico, la nostra umanità”.

Lo scontro in aula e il “no” al benaltrismo

Nella parte finale, la sindaca entra anche nel terreno dello scontro politico interno, denunciando – a modo suo – la selettività con cui, secondo lei, alcuni temi vengono considerati degni di attenzione e altri no. È un passaggio duro, che chiama in causa un minuto di silenzio chiesto in aula per un nome e non per un altro, e che punta a smontare l’argomento del “c’è ben altro”.

“Vedete in quest’aula è stato chiesto un minuto di silenzio per Charlie Kerr, ma ad esempio non è stato chiesto un minuto di silenzio per un italiano al quale hanno sparato dieci colpi, Pretti, figlio di immigrati italiani qualche giorno fa, da parte della polizia del presidente Trump che tanto difendete”.

E subito dopo, la linea: si può discutere di tutto, ma non si accetta che Regeni venga liquidato come un tema “secondario” o strumentale.

“Allora vedete, io sicuramente mi rendo conto che questi sono temi che non riguardano direttamente la vita della città, però vedo che ci sono temi internazionali che vi interessano. Allora del benaltrismo su Giuliani e Geni in quest’aula non ve lo lasciamo fare, per cui ne parliamo oggi, appendiamo lo striscione e siamo orgogliosi di farlo, continuiamo a occuparci dei problemi della città, ma continuiamo anche a occuparci dei temi che sono qualificanti di un’amministrazione progressista”.

Cosa succederà il 3 febbraio

Il gesto annunciato dalla sindaca è semplice nella forma e pesante nel significato: lo striscione “Verità per Giulio Regeni” verrà esposto a Palazzo Tursi nel decennale del ritrovamento del corpo del ricercatore. Salis lo presenta come un atto dovuto “da molto tempo” e come un segnale istituzionale: non un ricordo di circostanza, ma una presa di posizione che, nelle sue parole, lega Genova a una richiesta che non si spegne.

Perché, come ha detto in aula, “la verità e giustizia non possono mai essere oggetto di compromessi”. E perché “senza verità e senza giustizia non esiste futuro, non esiste neanche democrazia”.


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