diritti e sociale 

Spiagge libere, l’appello: «La Liguria segua Spotorno e garantisca il 40% di arenili per tutti»

Legambiente Liguria e Mare Libero chiedono ai Comuni costieri di applicare la soglia del 40% di spiagge libere o libere attrezzate prevista dalla normativa regionale, citando Spotorno come esempio e ricordando che molte concessioni risultano scadute. “Le spiagge sono un bene comune: serve giustizia sociale e ambientale”, dicono Bigliazzi e Salvetti, chiedendo bandi trasparenti con criteri ambientali e sociali

Spotorno come modello, e una richiesta che punta dritto al cuore della questione balneare ligure: quanta costa resta davvero accessibile a tutti? Legambiente Liguria e Mare Libero rilanciano il tema delle spiagge libere e invitano i Comuni costieri a seguire “l’esempio di Spotorno” applicando la quota minima del 40% di spiagge libere o libere attrezzate, prevista dalla normativa regionale.

Nel comunicato, le due associazioni parlano di “percorso di legalità” e apprezzano la decisione del sindaco di Spotorno di rispettare la soglia indicata dalla direttiva regionale legata alla disciplina delle coste. Per Legambiente, è un cambio di passo che può innescare un effetto domino: Stefano Bigliazzi, presidente regionale, sottolinea che quella scelta “sta già dando i primi frutti”, citando anche Borghetto Santo Spirito, dove a pochi giorni di distanza il sindaco avrebbe deciso di mettere a bando alcune concessioni.

La posizione è netta: “Le spiagge sono un bene comune” e la quota del 40% non è un dettaglio tecnico, ma una misura di equità. Secondo Bigliazzi, è una forma di giustizia sociale e ambientale che dovrebbe essere applicata da tutti gli amministratori, perché la costa non può diventare un privilegio per chi può permettersi di pagare.

Mare Libero spinge ancora di più sul tasto della legittimità. Il referente ligure Stefano Salvetti sostiene che le concessioni risultano scadute dal 31 dicembre 2023 e che le proroghe sarebbero illegittime, chiedendo quindi ai Comuni di dare seguito a sentenze e norme. La proposta operativa è chiara: bandi da indire e da “co-progettare” con associazioni ambientaliste e dei consumatori, includendo criteri ambientali e sociali e con procedure aperte a tutti.

Nel comunicato viene richiamato anche un recente orientamento del tribunale amministrativo regionale ligure, indicato come ulteriore precedente che rafforza la richiesta di applicare la quota del 40% e che renderebbe illegittimo rinviarne l’attuazione in modo generalizzato. E la conclusione torna sul dato che, secondo le associazioni, rende la Liguria un caso limite: circa il 70% di costa sarebbe occupata da stabilimenti balneari, campeggi o complessi turistici.

La sostanza dell’appello è semplice: se la costa è un bene comune, allora una parte consistente deve essere davvero fruibile senza barriere economiche. E per Legambiente e Mare Libero il “test” passa dalla politica locale: applicare il 40% non come slogan, ma come regola concreta, Comune per Comune.


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