Fine ciclo rifiuti, Giampedrone sfida Genova: «Se vuole candidarsi, Amiu dica sì». Pd: “Regione scarica tutto sulle imprese, è una follia»

L’assessore regionale Giampedrone invita il Comune a convincere Amiu a rispondere “sì” all’avviso esplorativo di Arlir: «Due lettere bastano, non serve chiedere sei mesi». Sostiene che l’avviso è una consultazione e che poi ci sarà tempo per approfondire. Sul luogo dell’impianto: «Non decide la Regione, saranno i player a indicare sito e tecnologia dentro i criteri del piano 2022». Il Partito Democratico replica: «Così la Regione abdica, lascia a chi costruisce perfino localizzazione, tecnologia e tariffe. Servono scelte serie e responsabilità pubblica»

La guerra di comunicati sul futuro impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti in Liguria si allarga e si sposta su un punto preciso: Genova è davvero disponibile a candidarsi a ospitare e gestire il fine ciclo? Dopo le dichiarazioni della sindaca Salis e le mosse di Amiu, la Regione rilancia con un invito che è anche una sfida politica. L’assessore regionale al ciclo dei rifiuti Giacomo Raul Giampedrone dice di accogliere “con piacere” l’idea che il Comune di Genova sia interessato a chiudere il ciclo, ma chiede coerenza: se il capoluogo vuole davvero stare in partita, allora Amiu deve rispondere subito all’avviso esplorativo pubblicato dall’Agenzia regionale ligure per i rifiuti.

Giampedrone la mette giù senza giri di parole: secondo lui, se l’amministrazione comunale è amareggiata per la mancata proroga dell’avviso, allora dovrebbe convincere la propria partecipata a dire “sì”. “Per dire sì bastano due lettere”, afferma, sostenendo che non serve chiedere una proroga lunga e che l’azienda, una volta manifestato l’interesse, avrebbe comunque tutto il tempo per gli approfondimenti necessari in vista della fase successiva.

“È una consultazione di mercato”: la versione della Regione sull’avviso Arlir
Il ragionamento dell’assessore regionale è questo: l’avviso pubblico servirebbe a consentire ai player di mercato di esprimere interesse con la massima libertà, sapendo che gli approfondimenti veri arrivano dopo, quando si passa allo sviluppo dei progetti e alla gara. Inoltre, aggiunge, nessuno sarebbe escluso se non risponde ora: un operatore potrebbe anche non partecipare a questa fase e decidere di presentarsi al bando “vero e proprio” quando verrà pubblicato. Per la Regione, il punto essenziale non è il dibattito infinito, ma “arrivare alla realizzazione dell’impianto” nell’interesse dei genovesi e dei liguri.
Il nodo localizzazione: “Non tocca alla Regione dire dove e con che tecnologia”
Giampedrone interviene anche sulle polemiche legate alla Val Bormida e alla scelta del sito. La sua posizione è netta: non spetterebbe alla Regione decidere dove si farà l’impianto né con quale tecnologia. Richiama il piano regionale dei rifiuti del 2022, che fornirebbe criteri “escludenti” per la localizzazione; sulla base di questi criteri, Rina avrebbe individuato cinque macroaree ritenute più idonee, ma non in modo esaustivo. Sarebbero poi i player di mercato, nei loro progetti, a indicare luogo e tecnologia, in accordo con l’amministrazione comunale interessata.
È una linea che per la Regione punta a far emergere proposte dal mercato dentro un perimetro di regole, ma che per l’opposizione rappresenta l’ennesima “fuga” dalle responsabilità politiche.
La replica del Partito Democratico: “Regione abdica, decide chi costruisce”
Arriva infatti la risposta del Partito Democratico con Davide Natale e Francesco Tognoni, che attaccano frontalmente la Giunta Bucci. Secondo loro, la Regione “non capisce” ciò che Amiu sta chiedendo e banalizza una scelta che incide direttamente su cittadini e imprese. La critica è più ampia del singolo avviso: in Liguria, dicono, sembra che non spetti alla Regione indicare dove verrà realizzato l’impianto, né decidere se debba trattare rifiuti speciali, né stabilire quale tariffa porre a base della manifestazione di interesse. In sostanza, nella lettura del Partito Democratico, tutte le scelte più delicate verrebbero demandate all’impresa che costruirà l’impianto.
Per Natale e Tognoni questo sarebbe “una follia politica e amministrativa”. E aggiungono: quando qualcuno chiede tempo e chiarezza sugli effetti di un impianto sul territorio e sulla tariffa, la risposta della Giunta sarebbe un “Amiu risponda affermativamente, tanto poi si farà sul serio”. Ma loro ribaltano la frase: le cose serie, dicono, si fanno sempre, non dopo. E chiedono che la Regione si assuma fino in fondo le proprie responsabilità, invece di “nascondersi dietro altri soggetti”.
Una partita che non è più tecnica
In superficie sembra uno scontro sui tempi di un avviso e sul sì/no di una partecipata. In realtà la partita è ormai politica: chi decide localizzazione, tecnologia, tariffe e impatto sul territorio? La Regione rivendica un processo che fa emergere proposte dal mercato dentro il piano regionale; l’opposizione parla di abdicazione della politica e di scelte scaricate sui privati.
E intanto, mentre i comunicati si incrociano, resta il punto di fondo: il fine ciclo dei rifiuti è un tassello che la Liguria non può più rinviare. Ma se il “come” viene percepito come opaco o scaricato altrove, la conflittualità rischia di crescere più della velocità decisionale.
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