Oggi a Genova 

Mattarella apre con un messaggio “Democrazia alla prova” al Ducale: «Partecipazione e coesione tengono viva la Repubblica»

Inaugurata la tre giorni “Democrazia alla prova” con un messaggio del Presidente della Repubblica. In sala Salis e Armella, curatori Barca e Borzani. La sindaca rilancia: «La democrazia è accesso ai servizi e ai diritti tra un voto e l’altro. Essere progressisti significa dare voce a chi non ce l’ha, anche sacrificando consenso»

Genova torna a mettere la democrazia al centro del dibattito pubblico, non come parola astratta ma come terreno su cui si misurano diritti, servizi e qualità della vita. A Palazzo Ducale è partita la tre giorni “Democrazia alla prova”, organizzata dal Forum Disuguaglianze e Diversità e da Palazzo Ducale con la curatela di Fabrizio Barca e Luca Borzani, in programma fino a domenica 25 gennaio. L’apertura ha avuto un segno istituzionale forte: un messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Nel testo, Mattarella inquadra il momento storico come un tempo di sfide “complesse e sempre più interconnesse” e quindi globali, che impongono una riflessione sulla forza dei sistemi democratici. Sottolinea inoltre il valore del confronto con le nuove generazioni e indica due parole chiave come condizioni permanenti per tenere vivo “il progetto della Repubblica”: partecipazione attiva e coesione della comunità, radicate su diritti, responsabilità e giustizia sociale. Il saluto del Capo dello Stato si chiude con un augurio di buon lavoro ai partecipanti.

All’inaugurazione hanno preso parte anche la sindaca di Genova Silvia Salis e la presidente di Palazzo Ducale Sara Armella. Salis ha insistito su un concetto che sembra semplice ma oggi è raro nel dibattito pubblico: mettere in discussione le proprie certezze. “È un gesto sempre più raro – ha detto – in un periodo in cui sembrano trovare spazio solo posizioni granitiche da contrapporre”. Da qui l’idea della democrazia come “luogo di complessità”, e il valore di appuntamenti capaci di rimettere al centro le “domande difficili”.

Armella ha rimarcato la vocazione di Palazzo Ducale come spazio di confronto e ascolto, rivendicando l’orgoglio di ospitare un’iniziativa che, nelle sue parole, conferma il ruolo del Ducale nel dibattito su temi cruciali della contemporaneità. Anche gli organizzatori, in apertura, hanno ringraziato diversi esponenti istituzionali e di forze politiche che hanno risposto all’invito con presenza in sala o messaggi di saluto.

“Democrazia è accesso ai servizi”: l’intervento politico di Salis dal palco

Nella seconda parte della serata, Salis ha dato al concetto di democrazia un contenuto concreto e quotidiano: “Sentiamo spesso dire che la democrazia è in pericolo. In realtà, ciò che è davvero in pericolo è il nostro modo di viverla quotidianamente, di riempire di significato quella parola”. Per la sindaca, democrazia significa soprattutto accesso ai servizi: sanità per tutti, scuola capace di far funzionare davvero l’ascensore sociale, strumenti che permettono l’accesso reale ai diritti.

È un passaggio che sposta il discorso dal rito elettorale alla sostanza. Salis lo dice esplicitamente: la democrazia non si esaurisce nel voto, perché si vota anche in Paesi che, nella pratica, non sono democratici. La democrazia, per lei, è “tutto quello che c’è tra un voto e l’altro”: la possibilità effettiva di pretendere diritti e di accedere a servizi che li rendano concreti. E in questo – sottolinea – le amministrazioni devono dare risposte complesse a problemi complessi.

Nel ragionamento entra anche la condizione delle donne: il diritto al lavoro, dice Salis, viene spesso soffocato da incombenze che un welfare insufficiente non consente di superare. E arriva la chiusura più politica: “Il campo progressista ha la responsabilità di alimentare le speranze della società, mentre altrove si gioca sulla paura per generare consenso”. Essere progressisti e democratici, aggiunge, significa anche sacrificare consenso per dare voce a chi non ce l’ha e diritti a chi non ha forza per chiederli. La domanda che propone come bussola di governo è tagliente: “Quando si prende una decisione bisogna chiedersi: chi sto favorendo? Se la risposta è i più forti o i più potenti, allora quella scelta è sbagliata”.

Il cuore della tre giorni: non “crisi”, ma rigenerazione

L’impianto di “Democrazia alla prova” rifiuta la formula consumata della “crisi della democrazia” e punta a un’analisi più profonda delle sfide: trasformazione digitale, concentrazione di ricchezza e potere, dinamiche autoritarie che si insinuano nelle democrazie e convivenza di queste dinamiche con il neoliberismo. Il programma prevede cinque sessioni con relatori e relatrici di discipline e Paesi diversi, con focus su Stati Uniti, India, Cina e Italia e con il punto di vista delle nuove generazioni. Tra gli ospiti annunciati figurano, tra gli altri, Azzariti, Urbinati, Caracciolo, Morozov, Ghosh, Stokes e Volpato.

La tre giorni sarà accompagnata da commenti quotidiani e appuntamenti live “Dentro Democrazia alla prova”, previsti venerdì alle 19.50, sabato alle 14 e domenica alle 13.50.

Il messaggio complessivo, a Genova, è chiaro: se la democrazia è davvero “alla prova”, la risposta non può essere solo difensiva. Deve passare dal modo in cui si distribuiscono diritti e servizi, da quanta voce hanno i più fragili e da quanto una comunità riesce a stare insieme senza lasciare indietro nessuno.


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