“Contare per prendersi cura”: Genova entra nel censimento nazionale Istat dei senza dimora, 310 volontari già arruolati. Lodi: «Già 217 interventi»

Dal 26 al 29 gennaio Genova partecipa alla prima rilevazione nazionale Istat sulle persone senza dimora. Lunedì ai Giardini Luzzati formazione per i volontari: adesioni già a quota 310, con lista d’attesa. L’assessora Lodi collega il censimento al “piano inverno” discusso anche ieri in Consiglio dopo l’interrogazione di Maria Luisa Centofanti: «217 interventi, monitoraggio settimanale di circa 40 persone che rifiutano l’accoglienza e segnalazioni ad ASL3 per gravi fragilità»

Genova prova a fare una cosa che sembra banale e invece è politica nel senso più profondo del termine: rendere visibile chi spesso resta invisibile. Entra nel vivo la prima Rilevazione nazionale delle persone senza dimora promossa da Istat nell’ambito del Censimento, che dal 26 al 29 gennaio coinvolgerà 14 città metropolitane italiane. E Genova, tra i Comuni protagonisti, si presenta con un dato che spiega da solo la portata dell’iniziativa: 310 volontari già disponibili, provenienti da “tutte le età e professioni”, con persone addirittura in lista d’attesa.

Non si tratta di un progetto calato dall’alto e lontano dalla città. Lunedì ai Giardini Luzzati si è svolto un incontro di formazione per i primi volontari, e la risposta – racconta il Comune – è stata immediata e massiccia. Un segnale che l’amministrazione interpreta come un fatto sociale prima ancora che statistico: c’è una comunità che vuole esserci e vuole aiutare a costruire dati solidi su un tema che spesso viene discusso solo per emergenze, polemiche o percezioni.

“Non è una semplice statistica”: la linea della sindaca Salis
La sindaca Silvia Salis incornicia il censimento in modo netto: non è un’operazione neutra, né un esercizio burocratico. Per lei “sarebbe un errore considerare il censimento delle persone senza dimora come una semplice rilevazione statistica”: è “un gesto di consapevolezza”, uno strumento che può rendere più efficaci le politiche pubbliche. Nelle sue parole, Genova sceglie di guardare la realtà delle strade senza filtri, soprattutto in un tempo in cui povertà ed emarginazione vengono “raccontate in modo distorto”.
Il ringraziamento ai volontari è anche un messaggio identitario: l’idea di città che l’amministrazione vuole sostenere è quella di una comunità capace di prendersi cura, che riconosce dignità e che non lascia indietro nessuno. È un discorso che prova a spostare il baricentro: dal “problema da rimuovere” alla responsabilità collettiva.
Lodi: “Una ricerca che serve a capire davvero la complessità”
L’assessora al Welfare Cristina Lodi insiste su un punto: il censimento, guidato da Istat, servirà a produrre un quadro “preciso, scientifico” della condizione delle persone senza dimora e di estrema fragilità a Genova. Ma c’è anche un secondo livello, forse ancora più importante: usare questa rilevazione come occasione per una riflessione cittadina che non si limiti a fotografare e segnalare, ma diventi presa in carico, cioè capacità di affrontare la complessità con strumenti complessi, senza scorciatoie.
Lodi parla apertamente di “cambio di paradigma” anche sul concetto di partecipazione: non una partecipazione di facciata, “quando si fa finta di ascoltare”, ma una partecipazione che diventa qualcosa di più potente, concreto, misurabile. E ringrazia il terzo settore e i volontari del sistema di accoglienza, oltre agli uffici comunali e alle direzioni coinvolte, che stanno sostenendo l’intero impianto organizzativo.
Robotti: “Contare non è neutro, è responsabilità amministrativa”
Nel trittico di dichiarazioni istituzionali si inserisce anche l’assessore ai Servizi civici Emilio Robotti, che mette l’accento sul valore democratico dei dati: “Rilevare, contare, conoscere non è un atto neutro”. Per lui una democrazia matura si misura anche da quanto le istituzioni riescono a costruire politiche pubbliche a partire dalle persone più fragili, rendendole visibili e riconosciute. È un modo per dire che la statistica, quando riguarda gli ultimi, diventa una scelta politica: decide chi entra nelle priorità e chi resta ai margini.
Una cabina di regia locale e una rete nazionale
Per realizzare la rilevazione, il Comune ha costruito una cabina di regia locale lavorando con i soci fio.PSD presenti sul territorio – Auxilium, Il Cesto, San Marcellino e Il Melograno – e si inserisce in una rete nazionale che coinvolge Caritas Italiana, Comunità di Sant’Egidio, Arci, Azione Cattolica, Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani, Croce Rossa e CSVnet. L’obiettivo è quello di mobilitare capillarmente realtà di prossimità, cioè chi conosce davvero il territorio, le persone e le dinamiche della strada.
Il questionario sarà anonimo e facoltativo: chi verrà intercettato potrà interrompere la compilazione quando vuole e potrà anche scegliere di non rispondere a tutte le domande. È un aspetto cruciale, perché un censimento che riguarda la fragilità estrema non può funzionare con la logica della “forzatura”: deve costruire fiducia, non aggiungere paura.
Cosa cambierà dopo: dati entro il 2026 e politiche più stabili
L’ambizione dichiarata è alta: i risultati confluiranno entro il 2026 in un sistema conoscitivo stabile, pensato per orientare in modo strutturale le politiche contro l’emarginazione estrema. In altre parole: non un “contare una volta” e poi dimenticare, ma un passo verso un modello che tenga insieme numeri, bisogni, servizi, percorsi individuali e risposte istituzionali.
Il legame con il “piano inverno”: la risposta a Centofanti in Consiglio
Ed è qui che il censimento si incrocia con la cronaca politica cittadina. Proprio ieri, in consiglio comunale, Cristina Lodi aveva risposto a un’interrogazione di Maria Luisa Centofanti di Riformiamo Genova, che chiedeva un aggiornamento sul piano inverno e sull’accoglienza delle persone senza dimora: quali servizi attivati, quanti posti occupati e quanti ancora disponibili. Centofanti, nel suo intervento, aveva ricordato che il piano era stato anticipato e comunicato in anticipo rispetto agli anni precedenti e che, negli ultimi mesi, era emerso un incremento di persone in strada, molte delle quali con fragilità pesanti legate a salute mentale e dipendenze. Per lei era necessario fare una “valutazione seria” di cosa abbia funzionato e cosa no, anche per migliorare il modello.
Lodi ha risposto con numeri e con un cambio di approccio. Ha spiegato che il piano inverno, per l’amministrazione, non deve essere un “parcheggio” stagionale: la “prima grande miglioria” è usarlo come punto di osservazione per stabilizzare i percorsi e non “dimettere” le persone dai dormitori a marzo, come accadeva in passato, quando venivano invitate a uscire dal percorso di accoglienza finita la fase fredda.
Poi i dati: “Ad oggi sono stati effettuati 217 interventi”. E ha evidenziato il lavoro dell’Unità educativa di strada, che sta monitorando anche quelle persone – “circa 39-40” – che rifiutano di entrare nel percorso di accoglienza pur avendone bisogno. Lodi è stata chiara: “Noi non demordiamo”, l’idea è continuare a tornare, settimana dopo settimana, perché spesso quel rifiuto non è capriccio ma sofferenza, dipendenza, fragilità psichiatrica o patologie fisiche.
Ha aggiunto che queste persone refrattarie sono state tutte identificate e che è emerso un quadro di complessità elevatissima: tossicodipendenza, alcolismo, problemi psichiatrici, problemi fisici e patologie sanitarie importanti. Per questo, ha detto, “abbiamo segnalato tutti ad ASL3”. E ha spiegato che alcune situazioni riguardano perfino persone con problematiche legate alla terza e quarta età, incontinenti, con disturbi come Alzheimer, oltre a fragilità che richiedono interventi sanitari e sociali integrati.
In questo quadro, il censimento Istat diventa uno strumento che rafforza e sostiene il monitoraggio: i dati, ha anticipato Lodi, saranno poi resi pubblici e serviranno a migliorare la capacità di lettura e di intervento della città.
Perché 310 volontari contano quanto i numeri del questionario
Il fatto che Genova abbia già raccolto 310 disponibilità non è solo un dettaglio organizzativo. È un indicatore di clima: in una discussione pubblica spesso polarizzata tra pietismo e fastidio, l’adesione di persone “di tutte le età e professioni” segnala che una parte della città vuole partecipare a un processo serio, guidato da Istat, per capire davvero chi vive in strada e in quali condizioni.
E se è vero che contare non è neutro, allora questo censimento è una scelta: fare in modo che le persone senza dimora non siano solo un tema che appare quando succede qualcosa di drammatico, ma una realtà affrontata con strumenti, dati e responsabilità. Dal 26 al 29 gennaio Genova prova a farlo, mettendo insieme istituzioni, terzo settore e centinaia di volontari. E, soprattutto, provando a trasformare una fotografia in una cura.
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