«Ho querelato un quotidiano e altre testate»: Salis passa al contrattacco dopo il fotomontaggio che accosta lei e altri sindaci ad Hannoun

In consiglio comunale la Sindaca annuncia azioni legali contro media di area destra che avrebbero diffuso un fotomontaggio: «Noi eravamo lì solo per portare solidarietà a Music for Peace, siamo andati via 23 minuti prima che parlasse Hannoun». Poi chiarisce: «Nessuna ambiguità su Hamas: il terrorismo va condannato. Se emergeranno finanziamenti consapevoli a Hamas con aiuti distorti, valuteremo anche la costituzione di parte civile»

Davanti al consiglio comunale, Silvia Salis sceglie una linea netta: basta “campagne becere” e, soprattutto, basta insinuazioni costruite con immagini manipolate. Nel suo intervento in aula, la sindaca ha annunciato di aver querelato un media nazionale con sede a Roma e “altre testate internet di destra” per la diffusione di un fotomontaggio che la avrebbe rappresentata insieme ad altri sindaci, “delle città più importanti d’Italia”, come se fossero presenti ad ascoltare Hannoun.

“Sapete cosa faccio per tutelare la città di Genova? Ho querelato il giornale, Il Tempo ed altre testate internet di destra che hanno diffuso un fotomontaggio nel quale io e i sindaci… eravamo secondo questo fotomontaggio ad ascoltare Hannoun”, ha detto Salis, spiegando che la ricostruzione sarebbe stata smentita da elementi oggettivi: “Questo è stato ovviamente correlato a delle prove tecniche, video e audio che dimostrano che noi siamo andati via 23 minuti prima che parlasse Hannoun”.

“Eravamo lì per un saluto e per solidarietà”
La sindaca ha voluto chiarire anche il contesto: la presenza, ha spiegato, era legata esclusivamente a un gesto di saluto e solidarietà verso Stefano Rebora di Music for Peace. “Siamo stati lì solo per portare un saluto e solidarietà a Stefano Rebora di Music for Peace”, ha sottolineato, rivendicando la scelta di reagire in sede legale contro quello che considera un metodo di propaganda e delegittimazione politica.
“Il silenzio della sindaca? Ho parlato subito”
Nel suo intervento, Salis ha poi respinto con forza l’idea di una presunta ambiguità: “Il silenzio della sindaca? Ho parlato subito”.
Poi ha contestato l’impostazione di chi, in aula, avrebbe lasciato intendere difficoltà nel condannare Hamas: “Cosa c’è della mia persona che vi fa pensare che io sia in difficoltà a condannare Hamas?… Ma stiamo scherzando?”.
La posizione sulle indagini: “Si sta di lato, ma se emergeranno responsabilità valuteremo la parte civile”
Salis ha anche segnato un confine istituzionale: quando c’è un’indagine in corso, ha detto, “bisogna farsi di lato e far andare avanti le indagini”. Ma ha aggiunto un passaggio che suona come una presa di posizione preventiva: se dal processo dovesse emergere che “i terroristi di Hamas” sono stati “consapevolmente finanziati” attraverso una distorsione di aiuti umanitari destinati alla popolazione palestinese, il Comune sarebbe pronto a valutare anche la costituzione di parte civile “a tutela di tutti i genovesi”.
Il punto politico: “metodo di destra” e campagna di delegittimazione
La sindaca ha inquadrato la vicenda come parte di una strategia più ampia: “Il metodo di destra lo conosciamo… lo sperimentate in campagna elettorale e continuiamo a vederlo qua”. Un’accusa che, nel clima teso del dibattito, sposta lo scontro dal singolo fotomontaggio a un problema più grande: la contrapposizione tra propaganda e responsabilità istituzionale.
In sostanza, Salis lega due piani: da un lato la rivendicazione di una posizione chiara contro il terrorismo e la fiducia nel lavoro della magistratura; dall’altro la scelta di reagire con la querela a ciò che definisce una manipolazione mediatica che danneggerebbe lei e, di riflesso, l’immagine della città.
Il “metodo”
«I giornali di destra fanno partire una falsa notizia, fanno partire un fotomontaggio e parte la batteria dei deputati di Fratelli d’Italia, dei senatori di Fratelli d’Italia, senatori e deputati della Lega che diffondono quel fotomontaggio facendo credere che io e gli altri sindaci che erano con me eravamo lì a guardare Hannoun e quindi si crea una finta notizia che a quel punto ormai è partita e questo è il sistema di disinformazione – ha proseguito Salis in Consiglio -. Ho querelato in data a 12 gennaio quindi ora aspetteremo. Queste querele si sommano a tutte le altre quelle che ho già fatto ai giornali di destra, perché ovviamente non è la prima invenzione, ma andiamo avanti. Se al termine del processo le accuse verranno confermate, il danno enorme sarà fatto, intanto, alla popolazione palestinese e poi a tutti i cittadini e le cittadine che si sono prestati col loro tempo, col loro sacrificio, con gli aiuti che hanno portato per sostenere questa causa e associazioni come Music for Peace ai quali ricomunico che anche il governo italiano ha riconosciuto chiari meriti perché proprio oggi il vicepremier e ministro degli esteri Antonio Tajani, doppiamente sollecitato nelle giornate più calde della battaglia per far arrivare a Gaza aiuti umanitari, scrive che l’ambasciata di Tel Aviv e il consolato di Gerusalemme continuano ad assicurare il massimo sostegno a Music for Peace e che “continueremo a sostenere la vostra iniziativa e ogni altra forma di assistenza alla popolazione di Gaza”».
«Per questo – ha concluso Salis – vi assicuro che come non ho problemi a prendere qualsiasi distanza non solo da Hamas che da quale provo repulsione ma per ogni forma di terrorismo, così non permetterò nessuna strumentalizzazione come ho visto in queste settimane e questi mesi per un movimento che mi fa essere molto orgogliosa di essere la sindaca di Genova e difenderò a spada tratta non solo me stessa, questa amministrazione, questa città, ma anche gli altri sindaci che semplicemente stavano partecipando con orgoglio a questo momento di solidarietà e si sono trovati in un fotomontaggio che le testate di destra hanno usato per screditare un movimento che evidentemente fa molta paura».
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